Lo stereotipo che gira inossidabile sui social è che i politici sono tutti bugiardi e inaffidabili. Poi naturalmente ci sono gli illusi (tutti i politici tranne quelli che voto io) e i disillusi (tutti-tutti, senza sconti) ma la sostanza è questa. Oggi è difficile cercare di ragionare e distinguere, valutare e soppesare, documentarsi e verificare, per ben comprendere chi veramente si comporti in maniera inaccettabile e immorale rispetto a chi, onestamente, cerca di fare il suo lavoro di politico. Una categoria specifica di comportamento inaccettabile è indubbiamente la menzogna. Forse meno grave dell’approfittare di denaro pubblico, ma il politico bugiardo dovrebbe essere stigmatizzato fortemente, perché mente sul nostro futuro, sul destino del nostro Paese. E’ interessante fare un’indagine sulle menzogne dei politici perché si scopre che mentono in maniera molto differente, a seconda dei “pubblici” ai quali si rivolgono.

In un popolo ancora diviso in clan, lobby e circoli, dove si tende a demonizzare l’avversario politico e a giustificare i propri leader, con un senso di appartenenza assolutamente arcaico, sembra che il legame fra politico e suoi elettori sia un legame ideologico basato sul tipo di menzogne che i diversi gruppi di cittadini sono disposti ad accettare.

Vi mostro i risultati della mia piccola ricerca; naturalmente riportare tutti gli elenchi di panzane renderebbe lunghissimo questo post, e quindi rimando altrove confidando che almeno un’occhiata vogliate darla.

Le balle spaziali di Grillo (le ho riepilogate QUI): esorbitanti, straordinarie, apocalittiche; profuse in quantità quando faceva il comico e mai smentite (ricordate il pomodoro antigelo?), anche ora che è un politico spara micidiali bordate quanto meno inesatte con l’intento di creare suspance, indignazione, ilarità o rabbia, secondo i tempi – per lui chiarissimi – di uno spettacolo. Nei suoi comizi prevale l’abilità affabulatoria e teatrale e ha poca importanza il “controllo di plausibilità”, quello che conta è tenere acceso l’interesse del pubblico secondo tempi e modi che a Grillo sono molto chiari. E d’altronde al pubblico dei suoi comizi, ai “cittadini” frequentatori del suo blog, interessa pochissimo il merito specifico delle singole informazioni (se esse siano vere o false) perché il vero focus è l’orizzonte generale di indignazione verso la casta. Aderenti e simpatizzanti del M5S sono già indignati, sono già arrabbiati, delusi, frustrati dalla politica tradizionale, e trovano nel linguaggio di Grillo la cornice giustificativa ideale per incanalare la loro rabbia; dopodiché, chi se ne importa se il continuo happening  grillino è infarcito di insensatezze?

La continua mistificazione di Berlusconi (la trovate documentata, analiticamente, QUI) è molto diversa. Berlusconi non ha bisogno di roboanti menzogne, ma piuttosto di roboanti promesse (ricordate il milione di posti di lavoro?). Questa non è in sé una menzogna, e tecnicamente non sarebbe una menzogna non rispettare la promessa fatta. La menzogna scatta, come regola, perché Berlusconi non ammetterà mai di avere raccontato panzane irrealizzabili, come non ammetterà mai che sotto il suo governo le cose siano andate male, che sia sua la responsabilità di un provvedimento impopolare e così via. Berlusconi mente continuamente perché ha un bisogno esasperato di cambiare continuamente la realtà a suo favore: lui ha rispettato tutte le promesse; quando governava lui il PIL era positivo e i premier europei lo rispettavano; lui non ha mai messo le mani nelle tasche degli italiani… Berlusconi smentisce sempre se stesso e mostra sempre un’immagine edulcorata della realtà, finendo per raccontare bugie clamorose su se stesso, la sua gioventù… D’altronde, il suo pubblico di riferimento è costituito da piccoli borghesi, anziani, moderati, sostanzialmente paurosi del mondo in rapido mutamento, elettori che vogliono sentirsi raccontare la favola felice degli italiani brava gente, dell’Italia bel paese, del sano egoismo del piccolo proprietario, artigiano, padroncino che vorrebbe continuare a farsi i fatti suoi anche con qualche strappo alle regole, uno strappo al quale Berlusconi sempre ammicca con un sorriso. Queste persone non guardano per il sottile, a loro importa pochissimo di chi fosse nipote Ruby e sono dispostissimi a credere a ogni nuova versione della storia repubblicana fornita loro dal Cavaliere.

L’ambiguità ondivaga della sinistra (la trovate documentata QUI). I leader della sinistra hanno uno stile assolutamente differente. Il loro elettorato tipico non ammetterebbe le balle á la Grillo né le menzogne berlusconiane, ma accetta sconsolatamente l’ondivaga politica che porta a oscillare fra posizioni diverse; l’incertezza del dire ambiguo per mancanza di una chiara visione e di un chiaro orizzonte verso cui dirigersi; l’iperbole propagandistica che si sgonfia puntualmente all’indomani delle elezioni. In alcuni casi sembrano vere e proprie bugie, ma il più delle volte sono solo facilonerie, incertezze, fumo negli occhi. E anche quando sono bugie fanno onestamente ridere in confronto alla fantasia pirotecnica di Grillo o alle seduttive giravolte di Berlusconi. I leader di sinistra sarebbero dunque migliori? Non lo credo, perché se assumiamo le bugie come perverso indicatore di una (cattiva) capacità politica, allora a sinistra non si va al di là di un mediocre cabotaggio fatto di ambiguità. E d’altronde la condizione estremamente divisa del PD e della sinistra italiana in generale, ben la conosciamo.

L’indagine si ferma qui. E’ stato stremante fare questo, non avrei avuta la forza per proseguire con altri leader, con altri raggruppamenti politici. La morale, a mio avviso, è che abbiamo i politici che meritiamo: ognuno trova il leader che gli mente nella maniera che a lui piace, che lo rassicura e che lo conferma nei suoi valori di riferimento. Non credo che ne usciremo se non iniziamo a spogliarci delle nostre appartenenze, ammettendo che anche i nostri beniamini politici mentono, o quanto meno non sanno quello che dicono. Dobbiamo diventare più laici, meno creduli, più disincantati (ne ho parlato QUI).

Se volete, continuiamo a parlarne su Twitter (@bezzicante).