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A meno che non viviate in una caverna isolata dal mondo, è probabile che siate al corrente che questo mese si voterà per il rinnovo del Parlamento nazionale e di alcuni consigli regionali. Il bombardamento mediatico e propagandistico, come è prassi dell'ultimo mese di legislatura, è totalitario, grazie ai nuovi media. Non mi interessa qui parlare di questo o quel politico, di questo o quello schieramento o partito.

Vorrei invece proporre un esperimento mentale. Forse è già stato proposto e discusso in passato, ma non essendo io un politologo, né un teorico dei sistemi elettorali, forse – a mia insaputa – sto ripetendo qualcosa di arcinoto. Comunque, per deformazione professionale sono uno che regolarmente si trova a valutare dei dati sulla diversità ed il pluralismo delle forme. Che siano forme biologiche (le specie) o forme politiche (movimenti, partiti, schieramenti), cambia solo il contesto: restano pur sempre "forme" che competono in un ambiente per ottenere una risorsa (il consenso), e che possono crescere, soccombere ed estinguere, o evolvere in forme nuove. Pertanto, anche solo come esperimento mentale, possiamo guardare la politica in maniera "evoluzionistica". Dopo tutto, c'è chi – a mio avviso impropriamente – considera l'attuale classe politica come formata da "dinosauri", quindi il sottoscritto, in quanto paleontologo, può forse essere qualificato ad esprimere un giudizio.

La domanda che mi pongo qui, però, non è rivolta al merito o meno delle proposte politiche "in campo", bensì al modo con cui gli elettori possono esprimere la loro opinione. La mia impressione è che l'attuale sistema di voto sia eccessivamente semplicistico, riduttivo e , purtroppo, grossolanamente dicotomico. Mi spiego con un esempio.

Immaginate che il 24 e 25 febbraio, nella scheda elettorale troviate solamente 3 partiti: Piede Viola (PV), Stella Verde (SV) e Cuore Grigio (CG). Con l'attale sistema, voi avete solo due opzioni possibili di voto: 1) votare uno dei tre, oppure, 2) non votare nessuno dei tre. Potete anche rendere nulla la vostra scheda, ma per ora mi limito alle due opzioni non nulle. Per semplicità, fingiamo che si voti solo per una Camera (come gli under 25). L'attuale sistema di voto, quindi, assume che l'elettore sia un soggetto estremamente lineare e binario, e che la sua posizione politica sia riducibile in modo diretto ad una delle due opzioni: o voti uno dei partiti, o non voti alcuno. In breve, si assume che l'elettore sia totalmente in favore o totalmente in disaccordo con le proposte disponibili. Non c'è spazio per le opinioni "sfumate".

Trovo questo sistema di voto una pessima rappresentazione della realtà. Chiunque abbia speso del tempo a discutere con altri di proposte politiche, si sia posto domande di gestione politica o abbia una minima sensibilità ai problemi comuni, concorderà con me che quasi nessuno è al 100% schierato con la posizione ufficiale di un singolo partito (se tale partito ne ha una). Esistono i fanatici sostenitori di un partito o di un politico, fedeli alla linea, duri e puri, ma penso siano una minoranza, specialmente in un popolo individualista come il nostro. In generale, penso che il pensiero di moltissimi non sia una fotocopia del programma del partito che vota (se tale partito ne ha uno). Ad esempio, si può condividere la politica economica del partito X ma dissentire per il suo modo di gestire le questioni ambientali, e forse in quell'ambito si è più concordi con un altro partito Y. Ovvero, non credo che la maggioranza degli elettori si riconosca totalmente in un partito e rinneghi totalmente le posizioni degli altri. Perché il sistema di voto non dovrebbe, almeno in parte, permettere di esprimere queste personali sfaccettature? Perché ridurre gli elettori a mere caselle, a robot che accendono o spengono un pulsante, e risultano quindi "o tutto bianco o tutto nero" nella loro adesione ad una proposta politica? Ripeto, qui non discuto se gli attuali partiti e movimenti siano effettivamente in grado di manifestare idee chiare o abbiano la capacità di realizzare le intenzioni che esprimono in campagna elettorale; qui mi limito a discutere se l'attuale sistema di voto sia effettivamente rappresentativo delle diverse sfumature che caratterizzano ognuno di noi in materia politica. Ovviamente, sono il primo a riconoscere che non è possibile manifestare totalmente tutte le singole versioni e posizioni, dato che ciò ridurrebbe il sistema di voto ad una colossale anarchia di posizioni particolari. Al tempo stesso, penso che possa esistere una via di mezzo tra l'anarchia dei particolarismi e la monotonia binaria, una via di mezzo che sia fattibile in un mondo reale che deve comunque trovare un modo per esprimere nel modo più chiaro e democratico possibile, ma anche in modo pratico e realizzabile, la diversità delle opinioni.

Forse, una soluzione potrebbe essere quella di usare un sistema di voto leggermente più complesso dell'attuale. Immaginate di disporre non di un solo voto a testa, bensì di 10 voti. Ogni elettore si troverebbe quindi, nella scheda, una griglia con 10 caselle per ogni partito. La scelta di quanti voti e di come distribuirli, tra i 10 disponibili, resta totalmente libera. Tornando ai tre partiti ipotetici di prima, potrei dare 4 voti al SV, 2 al PV, e nessuno al CG, perché questa distribuzione rispecchia meglio del voto "tutto ad uno solo o niente a tutti" la mia attuale posizione politica. Notare che dei 10 voti a disposizione, io ne ho dati solo 6: gli altri 4, che non do ad alcuno, sono l'equivalente della scheda bianca: siccome nessuno degli attuali partiti mi soddisfa pienamente, non do tutti i voti possibili. Il mio voto è importante, e non lo do via così alla leggera.

Dopo di che, al termine delle elezioni, basterà contare i voti che ogni partito ha ottenuto, alla maniera classica, per decidere chi ha riscosso il maggiore consenso, e quanto esso esprima l'elettorato. Ci vorrà un po' di tempo in più, forse risulterà più lungo fare i conteggi, ma penso che nell'atto pratico non sia differente dall'attuale metodo di conteggio dei voti.

Notate che questo sistema alternativo non si sostituisce all'attuale, ma lo espande e migliora: un elettore è ancora libero di dare tutto il suo voto ad un singolo partito (ovvero, 10 caselle barrate nella stessa riga) o a nessuno (ovvero, zero caselle barrate in tutta la scheda), esattamente come il sistema tradizionale. Ma ora, rispetto a prima, anche quelli come me, gli indecisi, quelli non del tutto "schierabili", quelli che in certe posizioni concordano con una posizione ma in altre dissentono, possono essere rappresentati.

Penso che questa alternativa, fornendo una maggiore variabilità nel voto, sia non solo più "democratica" (in quanto non riduce tutti indistintamente ad una mera X sulla scheda, ed aggiunge un elemento di diversità e pluralismo anche nel modo di fornire il consenso) ma sia anche più utile per formare la mentalità dell'elettore, imponendogli di ponderare in modo più critico il suo sostegno o meno ad una o più forze politiche.