Davvero suggestivo l’articolo di oggi ripreso da Blitz Quotidiano, del giornalista Filippo Facci che, intervenendo sulla denuncia del Sippe in merito allo spettacolo di Burlesque che si è tenuto recentemente nel carcere di Palermo Ucciardone,  avrebbe strumentalizzato le posizioni del Sindacato che, invece, contrariamente a quanto sostenuto dallo stesso giornalista,  non intende entrare in alcun modo nelle politiche di trattamento dei detenuti. Ci mancherebbe!! Sfugge però al giornalista che il trattamento penitenziario ha lo scopo di "rieducare" i soggetti e restituirli alla società emendati del carattere di devianza e nella prospettiva della reintegrazione sociale.

Può quindi considerarsi rieducativo uno spettacolo di burlesque?

Le brillanti idee della Direzione, per poter essere attuate, richiedono comunque un adeguato numero di poliziotti penitenziari il cui spirito di abnegazione non può essere speso in attività che con il vero trattamento penitenziario non hanno nulla a che fare. La denuncia del sindacato non è stata una rivendicazione dei diritti salariali dei poliziotti penitenziari ne, a maggior ragione,  mettere in contrapposizione le condizioni dei detenuti con quelle degli agenti.

La "notoria genialità" di certe istituzioni non è quella di tener buoni i carcerati ma, piuttosto, quella di tenerli in condizioni salubri, recuperarli e restituirli alla società. E’ proprio questo il problema! Nel carcere dell’Ucciardone, mentre sfilano curve femminili e paillettes, piume e lustrini, si respira aria malsana, i luoghi di lavoro dei poliziotti penitenziari (che coincidono con gli spazi di vita dei carcerati), sono angusti e ci sarebbe anche la presenza di materiale in cemento amianto notoriamente nocivo per la salute pubblica e che il Sippe ha denunciato a tutela di tutti, compresi i carcerati.

Va bene quindi il trattamento penitenziario, ma quando questo non ridicolizza le sue finalità con attività palesemente inappropriate, oltretutto svilendo il compito speciale della polizia penitenziaria.