Foto di Valeria De Cicco | Studio Oleandro
in foto: Foto di Valeria De Cicco | Studio Oleandro

Etichette bene in vista, magliette all’incontrario e indirizzi mail alla mano. E’ questo il vademecum per il Fashion Revolution Day che domani, 24 aprile, si celebrerà in tutto il mondo. Mancano solo 24 ore alle celebrazioni ufficiali e sono oltre 4000 le persone che hanno aderito alla campagna, insieme a tanti volontari, piccoli produttori, distributori e brand indipendenti. Adesioni giunte da ogni parte del globo per chiedere una moda più attenta all’ambiente, ai lavoratori e, naturalmente, ai consumatori. Una moda che per continuare a sopravvivere deve iniziare a fare i conti con chi non rinuncia al fashion ma vuole etica e trasparenza. Perché il fashionista 2.0 al posto del denim invoca il green e sceglie di vestirsi non solo in base alla marca, ma con un occhio attento alle politiche ambientali e sociali che le aziende adottano.  Non solo responsabilità sociale di facciata ma veri  e propri impegni.

Un impegno che, in occasione del Fashion Revolution Day, si è tradotto in una richiesta precisa:#chihafattoimieivestiti. Sul sito di Fashion Revolution è ancora possibile inviare una mail al proprio brand e chiedere loro chi ha lavorato per produrre i nostri pantaloni, la nostra maglietta o il vestito che indossiamo. L’elenco è lungo e i marchi presenti sono tantissimi: Timberland, Victoria Bekham, Zara, Disegual, Cos, Andotherstories, Levi’s, Mango, Benetton, The North Face, Stella Mc Cartnery, Massimo Dutti, solo per citarne qualcuno.

A loro le domande e, a visi più o meno noti, le richieste. Oltre ai testimonial internazionali, tante celebrities italiane quali Bernardo Bertolucci, Domiziana Giordano, Saturnino, Elio Fiorucci e Marina Spadafora. Con loro tantissimi piccoli produttori, designer indipendenti, retailer e laboratori sartoriali che si sono mobilitati via social per chiedere maggiore chiarezza e per aprire gli occhi verso quella forza lavoro, spesso invisibile, che si cela dietro gli abiti che indossiamo.

#askMonPassage a sostegno della Fashion Revolution / foto di Valeria De Cicco – studio Oleandro
in foto: #askMonPassage a sostegno della Fashion Revolution / foto di Valeria De Cicco – studio Oleandro
#askMonPassage a sostegno della Fashion Revolution/foto di Valeria De Cicco – studio Oleandro
in foto: #askMonPassage a sostegno della Fashion Revolution/foto di Valeria De Cicco – studio Oleandro

Tra questi, il concept e-store Monpassage, fondato da Glenda e Denise Sampietro, due giovani creative che, durante la DesignWeek milanese hanno coinvolto centinaia di persone nel (We are) Fashion Revolution by Monpassage.  E la Sartoria Vico, brand milanese che realizza capi su misura in edizione limitata, che domani aprirà le proprie porte in via Corso di Porta Ticinese 65 a Milano, per festeggiare il Fashion Revolution Day.

Per conoscere gli altri eventi in programma si può visitare il sito italiano mentre, per aderire, è necessario:

  • fotografarsi indossando i propri abiti al contario, con l’etichetta bene in vista
  • condividere le foto attraverso i propri canali social taggando, ove possibile, il brand in questione
  • utilizzare gli hastag: #whomademyclothes #fashrev #insideout