Viviamo in un'era in cui si sono effettuati molti progressi, solo una cosa l'uomo non è riuscito a cambiare, il modo di pensare. Gli anni passano, ma i pregiudizi nei confronti delle donne disabili, rimangono sempre gli stessi, costringendole a vivere una doppia discriminazione, in quanto disabili e in quanto donne. È giunto il momento di sciogliere l'intricato intreccio dei preconcetti, nei loro confronti. Spesso si pensa che siano infelici, deboli, inadeguate a compiere delle scelte di vita, di esprimere il proprio parere in merito a svariati problemi sociali, decisionali, incapaci di generare pensieri. I pregiudizi sono figli della scarsa conoscenza diretta della persona, la società ha paura di tutto ciò che è ‘nuovo'. Le donne disabili trovano mille ostacoli, per poter vivere serenamente la propria femminilità, sensualità, è difficile, quasi impossibile credere che possano avere un progetto di vita. Sono donne coraggiose, lottano per riappropriarsi della loro identità femminile, troppo spesso negata, hanno bisogno di libertà, sono curiose, così determinate da non darsi per vinte, cercano a tutti i costi di migliorare le proprie capacità, vogliono una vita sociale partecipativa. Non accettano favoritismi, preferiscono essere corrette nel momento in cui commettono errori, prediligono un sentimento sincero, agli amori o amicizie da manuali. Dovremmo capire una volta per tutte che l'intelletto, la ragione non risiede nelle gambe, inconsapevolmente chi costruisce la sua vita sulla sua fisicità, spreca le sue potenzialità intellettive, godendo di uno stato di felicità e di benessere effimero. Impossibile socializzare se continuamente giudicati e ghettizzati, inibendo la realizzazione dei propri obiettivi, bisogni e diritti. Disabilità non è sinonimo di malattia o bisogno di assistenza, ogni essere vivente è inabile in qualcosa, altrimenti saremmo perfetti, ognuno di noi ha diverse capacità, ed ha il diritto di vivere una vita ‘normale', questo può accadere esclusivamente eliminando gli ostacoli che impediscono una totale integrazione sociale. Nell'immaginario collettivo è inopinabile che una donna disabile abbia degli stimoli, ambizioni, sogni, quando sono adulte non si ha il coraggio di chiederle cosa fa nella vita, se fidanzata, se vorrà dei figli. Erroneamente si presume che ci sia uno stretto legame tra inabilità motoria e compromissione mentale, le si reputa svogliate, che non vogliono lavorare, supponendo che vogliono vivere sulle spalle degli altri. È scorretto dare per scontato che preferiscono essere sostituite in molte mansioni, così non si fa altro che umiliare quelle donne che fanno di tutto per crearsi una propria identità. In loro è insita una capacità intellettuale, morale, qualità che spesso vengono offuscate dalla ‘mentalità del pensare comune', voglio definire così, l'inettitudine di voler andare oltre le apparenze, coloro che si definisce ‘normale' ma non cerca una risposta reale alla sua risposta, diventa egli stesso ‘disabile', ossia ‘inabile alla riflessione'. La chiusura mentale più grande, è l'incapacità di pensare e accettare che, una donna disabile possa avere delle ali per spiccare il volo. La società viene suddivisa in categorie, in base alle capacità fisiche, motorie, economiche, così ognuno di noi si sveste della propria identità e personalità, le donne disabili vengono inserite in quella delle ‘inabili alla vita.' I programmi televisivi, i film, soprattutto i cine-panettoni e i reality, influiscono negativamente sul pensiero comune della popolazione. Espongono sempre l'immagine di una donna quasi fisicamente perfetta, dico quasi perché nessuno di noi è perfetto, nonostante sia questo quello che vorrebbero indurci a credere. Nel momento in cui viene proposta quella della donna disabile, viene raffigurata o con una personalità sprezzante, oppure arrendevole, accomodante, fin troppo dolce e amorevole, priva di ogni individualità sessuale, trasandata e senza charme.Oppure vengono considerate super intelligenti, forti e super coraggiose, disposte ad ascoltare e sostenere tutti coloro che fanno parte del suo nucleo familiare e di amicizie. Si tratta di un grido nel silenzio, in pochi sono disposti ad ascoltarle. Vista l'importanza assunta dai media, per sfatare questi falsi miti, sarebbe vantaggioso far condurre a donne disabili programmi televisivi, sarebbe necessario farlo in quelli dedicati ai bambini, così possono capire ed imparare che non esiste una persona ‘diversa'. Altro tasto dolente, è il riconoscimento del carattere sessuale, il loro corpo viene giudicato asessuato, inoltre una paura collettiva, porta alla convinzione che tutte mettono al mondo figli disabili, ecco perché le relative suocere, vivono con ansia la relazione del proprio figlio, con tale donna. Altra idea comune è quella secondo la quale, un uomo non possa innamorarsi di lei, quindi un'eventuale relazione, sarebbe dettata da un interesse economico, o dalla pietà, o per una perversione. Altro mito da sfatare, è quello che vede la donna disabile più disponibile sessualmente, oppure facilmente disposta ad accontentarsi di una relazione con il primo uomo che le mostra interesse. Gli uomini dopo averla conquistata, non manifestano più il loro interesse, le dovute attenzioni, poiché cadono nell'errore di credere che nessun altro uomo, possa innamorarsi di lei, inoltre che lei non abbia pretese e che debba essere necessariamente fedele. Le altre donne definite ‘normodotate', non temono assolutamente il confronto con le donne disabili, credendo di trovarsi in una posizione superiore a quest'ultime, ecco perchè non prenderebbero mai in considerazione un eventuale tradimento del proprio uomo con le altre. Sarebbe meraviglioso ed altamente costruttivo, insegnare a tutti i bambini, che non esiste una vera e propria definizione del termine ‘normalità', poiché in realtà ognuno di noi, possiede tratti somatici, caratteristiche fisiche e caratteriali differenti. Creiamo un mondo in cui non si ha paura di cambiare modo di pensare, in cui tutti si possono sentire esseri umani, non una categoria.