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Nonostante la volontà dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, il partito repubblicano ha deciso di fare un grosso dietrofront sulla questione dei bambini migranti separati dai propri genitori. Crude testimonianze sono arrivate anche da parlamentari interni, come Peter Welch, che ha visitato il centro di Brownsville, una delle 100 strutture circa dove vengono accolti i figli che sono stati precedentemente separati dai loro genitori: “Ho visto gabbie piene di bambini. Non è nient’altro che una prigione”. A rincarale la dose, ci sono le statistiche: la politica “tolleranza zero” di Trump ha prodotto circa duemila bambini separati da 1.940 adulti detenuti dalla polizia di frontiera (dati raccolti nel periodo 19 aprile – 31 maggio, come riporta Corriere.it).

In Italia il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha parlato di un censimento nei confronti delle persone rom, aggiungendo che "purtroppo quelli italiani ce li dobbiamo tenere". L'ombra di ciò che accadde nel 1933 è stata richiamata sui social, primo su tutti da il giornalista Enrico Mentana, che – senza troppi giri di parole – ha fatto intendere che si sta respirando aria di Olocausto.

A conti fatti, il problema centrale sembrerebbe essere uno: in Italia, crediamo che l'immigrazione sia alla base di tutti i malanni italiani. Quando in realtà non è così. A dirlo non sono dichiarazioni senza fondamento, ma statistiche che, già negli ultimi mesi, erano rimbalzate in giro per il web. Per facilitare meglio la comprensione di tutti i dati raccolti, li divideremo a seconda delle frasi populiste più famose.

"Gli immigrati sono troppi"

Sfatiamo questo eterno mito. La Caritas italiana ha ripresi i dati diffusi dal Ministero degli Interni: nella metà del 2016, i rifugiati nel suolo del Bel paese sono 131 mila su una popolazione di circa 60 milioni. Non siamo di fronte a un assalto. Basti pensare che in Svezia i rifugiati sono 186 mila contro i 10 milioni di cittadini. E ancora, in Germania ci sono 82 milioni di abitanti e 478 mila rifugiati. Certamente, la posizione della penisola tricolore non aiuta, ma di fatto il nostro è un paese di passaggio. Non siamo di fronte a percentuali tali per cui parlare di invasione.

"Tutti in Italia. E in Europa?"

In parte, abbiamo già risposto prima. Però possiamo rincarale la dose. La Svezia resta il paese con il rapporto più alto tra i rifugiati presenti e popolazione (circa 2 rifugiati ogni 100 abitanti). L'Italia, invece, si attesta a 2,4 migranti ogni 1.000 abitanti. Il concetto di invasione non sta più in piedi. Se volessimo approfondire ancora di più la tematica, possiamo vedere i dati relativi a quante persone sono entrate in Europa nel 2016 alla ricerca di protezione: in totale, 1.259.955 (la Germania ne ha ricevute quasi 750 mila, sei volte più dell'Italia ferma a 122 mila; seguono Francia a 84 mila e Grecia a 51 mila).

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"Gli immigrati ci rubano il lavoro"

Sarebbe meglio dire "L'immigrato lavora dove l'italiano non vuole operare". Dal 2008 al 2016, la presenza dei lavoratori stranieri si è fatta sicuramente più importante (da 1,7 a 2,4 milioni, crescita del 41%), il totale degli occupati è cresciuto (dal 7,3% al 10,5%), ma in settori prevalentemente non professionali: bandati, venditori ambulanti, pescatori, pastori, boscaioli, agricoltori. Tutte professioni che, oltre a essere malpagate, non vengono intercettate dai desideri più reconditi dell'italiano medio.

"Gli stranieri non pagano le tasse"

Anche qui, sarebbe meglio ammettere che l'evasione fiscale dello Stivale è determinata dall'italiano. I 2,3 milioni di lavoratori stranieri, pari al 7,5% del totale, pagano 7,2 miliardi di euro di Irpef (aumento del 6,4% in un anno). Inoltre, dal 2010 al 2016 l'Irpef degli stranieri è aumentato del 13,4%, mentre il gettito italiano è diminuito dell'1,6%. A mettere il dito nella piaga ci aveva già pensato all'inizio del 2018 uno studi di Cà Foscari pubblicato sul sito del Senato: l'evasione fiscale è tra i 124,5 e i 132,1 miliardi di euro, con una perdita di gettito superiore a 38 miliardi l'anno. In sostanza, gli italiani mentono sul proprio redditto.

"Aiutiamoli a casa loro"

Forse una delle più grandi idiozie partorite dalla bocca umana. La provenienza dei migranti africani, ad esempio, non riguarda le aree più povere, ma i paesi ‘più ricchi'. Questo perché emigrare richiede una disposizione di risorse particolare. I più poveri non fanno quasi strada alcuna. Inoltre, questa frase dimentica che il lavoro migrante è all'ossatura di molti dei lavori di cui abbiamo parlato poc'anzi. Sarebbe interessante vedere se gli stessi italiani che si fregiano di questa frase siano pronti a lavori come l'assistenza domiciliare.

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"Immigrazione uguale terrorismo"

Mai frase più falsa. Secondo la Global Terrorism Database, il 62,5% degli attentati terroristici in Europa viene compiuto da organizzazioni europee di estrema destra e sinistra, gruppi anarchici, separatisti e animalisti. Il 15% circa proviene da movimenti antimigranti. Il 4,08% da gruppi antiIslam. Il 3,89% da gruppi jihadisti. Infine, nel 14% dei casi, non si sono individuati i responsabili.

"Hanno tutti il telefonino"

Dovrebbe essere un concetto logico, ma bisogna spiegare anche questo. Le persone che migrano dai loro paesi (sì, sono persone, questo è uno scoop) devono tenersi in collegamento con le proprie famiglie, per dare loro notizia che sono arrivate sane e salve in territori lontani da casa. A meno che i piccioni viaggiatori non siano tornati di moda, il telefonino resta l'unica opzioni. Tale concetto è sintomatico in Italia. Pensiamo, non so, a quante volte sottolineiamo la crisi economica interna: nonostante le famiglie povere assolute siano in aumento (1 milione e 619 mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, dati Istat), come mai gli smartphone hanno un grosso mercato? Semplice, perché sono mezzi di comunicazione di cui abbiamo necessità. Anche se andrebbero limitati, visto l'uso che ne facciamo.