Lavezzi dopo il gol in Napoli-Chelsea

C’era da immaginarselo ed è accaduto. Ogni volta che si parla di Napoli se ne sentono delle belle, come se fosse uno dei migliori argomenti da bar dopo il calcio. Se poi uniamo calcio e Napoli, il gioco è fatto.

Così Napoli-Chelsea non è stata solo una sfida sportiva ma anche un insieme di emozioni e strafalcioni. Nella classifica di chi l’ha sparata più grossa, tuttavia, vince il primo premio un articolo de Il Tempo a firma di Fabrizia Argentieri dal titolo “Nessun napoletano l'ammetterà” (sottotitolo: “perché non esiste un napoletano che non sia scaramantico”).
Un raro esempio di para-sociologia applicata alla storia.

Lucido nella prima parte quando ricostruisce vicende ed emozioni del periodo di Maradona, l’articolo deraglia in una infinità di liaison tra passione sportiva ed eventi storici disordinati e difficilmente agganciabili alla realtà del Calcio Napoli.

E’ vero. Nessun napoletano ammetterà le ragioni della sua passione sportiva: “La disoccupazione e la camorra. E andando a ritroso nella storia la fame, il colera, la carestia, l'occupazione nazista e quella alleata, la dominazione straniera. È per questo che i napoletani festeggiano tanto. A loro, popolo di straccioni, basta aver stracciato per una sera i ricchi e blasonati inglesi dell'aristocratico quartiere londinese di Chelsea”.

Per carità, non staremo qui a fare le pulci alle parole. “Popolo di straccioni” è una licenza letteraria con riferimenti storici acciuffata per i capelli. Fame, colera, carestia e compagnia cantante invece ci sono stati, fa parte della storia.
Quello che non si capisce è come tutto questo faccia scopa con la passione del tifo partenopeo.

Dal punto di vista calcistico, infatti, il teorema non sembra reggere. La passione azzurra non è il sogno di una sera, non si giustificherebbero altrimenti quei 65 mila spettatori registrati in anonime partite di serie C. Ma non vogliamo peccare di faziosità, non parleremo di calcio.

Dal punto di vista storico il binomio appare bislacco. Volendo metterla sui numeri, è come provare a stimare gli introiti di Milan e Inter in relazione al colera descritto da Manzoni ne I Promessi Sposi.

Dal punto di vista sociale, restano due cardini che potrebbero aiutarci a capire ciò che, da napoletani, non capiamo: disoccupazione e camorra. Questi sono argomenti forti e difficili da opinare, di quelli validi per ogni stagione, ogni età e ogni periodo calcistico. Se n’era parlato ai tempi di Maradona e sono ancora d'attualità.
Prendiamo la disoccupazione. L'equazione è: i napoletani non hanno nulla da fare per cui tifano Napoli. Questo è un argomento forte che però non riguarda il Calcio Napoli. A Napoli, infatti, la disoccupazione c’è sempre stata. Al più sono oggi le società sportive di tutt’Italia a fiutare il business: causa crisi e aumento della disoccupazione, si prevedono maggiori introiti per tutti i club di serie A e B.
Tra le squadre, la Roma sembra avvantaggiata. Nella capitale, infatti, oltre all’aumento di disoccupati si è  registrata anche un'escalation di morti ammazzati per crimine organizzato.  Roma e Lazio avranno previsto un incremento di abbonamenti per la stagione 2012-2013?

Infine c'è il riferimento alla scaramanzia. Anche questo è un argomento sempre valido anche se, buttato lì senza un motivo preciso, non sapremmo proprio dove infilarlo. Perché signori, qui non scherziamo: questa è scienza, non fantascienza.