Genny incensurato. Genny con i precedenti. Genny che stava con una paranza alle 4 del mattino. Ma come? Alle 4 del mattino ancora in giro invece di stare nella sua cameretta? A caldo il dibattito ha seguito lo stesso frame di Davide Bifolco: se gli hanno sparato è colpa sua o è un criminale. A 17 anni. Perché in fondo lo abbiamo messo in conto che si può essere criminali a 17 anni a Napoli.

Nel 1996 avevo 17 anni e per uscire il sabato sera ci muoveva da San Giovanni a Teduccio con i bus notturni per andare al centro. Si tornava alle 2, alle 3 o anche alle 4. A volte si camminava a piedi quando la meta erano i vicini comuni vesuviani. La mamma, certo, si preoccupava ma non poteva impedire la birra con gli amici al figlio adolescente e non per questo era una cattiva madre. E capitava di incontrare altri amici che avevano preso un’altra strada rispetto alla mia di studente liceale e poi universitario. In un punto, l’ingresso di una scuola, dove una mattina di dicembre spararono e uccisero un uomo alle 8 del mattino davanti ai bambini. O come quella volta, un venerdì intorno all’una di notte, quando arrivai solo 15 minuti dopo che un commando sparò 40 proiettili proprio giù al mio palazzo per ammazzarne un altro. Ci siamo abituati, siamo nati in questa normalità che non è piovuta dal cielo e allora vorrei analizzare, visto che ho 36 anni, chi ha amministrato in questa città.  Occorre capire quale progetto urbano, sociale e culturale è stato portato avanti.

La sinistra da 40 anni

Nel 1975 fino al 1983 arrivò il sindaco comunista Maurizio Valenzi con la prima Giunta di sinistra. In quegli anni ci fu la gestione del post-terremoto: la costruzione dei quartieri ghetto da Scampìa a Ponticelli per rispondere alla domanda di alloggio. Poi in piena guerra di camorra, tra il 1983 e il 1993 ci furono le Giunte a guida socialista: sono anni in cui si stabilizzò un potere di gestione della fase post-terremoto e la città fu inondata di droga.  Nel 1993 arriva Antonio Bassolino e il suo rinascimento che dura lo spazio di una consiliatura e mezza. Poi diventa governatore e fino al 2011 c’è Rosetta Iervolino con il degrado che trascinò quella Giunta fino al 2011. Insomma, per 35 anni (quasi la mia età, ne ho 36) ad amministrare Napoli è stata la sinistra storica: Pci, Psi, poi Pds-Ds-Ulivo-Pd più Rifondazione e satelliti.

Nel 2011 arriva Luigi de Magistris e la sua promessa di rivoluzione arancione: la sinistra radicale e di movimento alla guida della città. Dopo 4 anni stiamo qui a parlare di sangue, baby boss, 17enni che non sorridono più, quartieri popolari  che esplodono di tensioni. Questi temi non entrati lo scorso sabato nell’appuntamento della “Massa critica”, l’incontro dei movimenti napoletani all’Asilo Filangieri. Gli stessi movimenti che oggi, come la sinistra storica, tentennano in una socio-analisi autocritica del proprio agire.

È chiaro che in questi decenni una grande crisi economica ha depauperato il Sud e Napoli generando disoccupazione e nuova emigrazione. È chiaro che oggi Napoli e il Sud sono sotto attacco di politiche di austerity. Ma dovrebbe essere anche chiaro a tutti che non è possibile dire “è colpa della Merkel” se mi ritrovo un proiettile in testa a 17, 21, 2, 30 anni. Non è possibile che, mentre vanno in scena inutili azzuffate sui social network, la sinistra storica e di movimento rinunci a una propria autocritica su Napoli. Non è possibile rinunciare a parlare di Napoli Est, di Soccavo, degli spazi urbani e sociali, del Piano regolatore e delle sue varianti, della questione minorile.

È ora di farla questa critica, di proporzionare le responsabilità a ogni livello e di non sottrarsi. E chiedere questa operazione di onestà intellettuale è chi, come me, è cresciuto in quell'area culturale e politica. La sinistra nelle istituzioni, quella nei giornali, quella nelle scuole, nelle università, nelle aziende pubbliche, nei sindacati e nelle associazioni: guardi in faccia il proprio fallimento. Bisogna farlo davanti al sangue di un ragazzo di 17 anni e per tutti gli altri caduti in questa guerra di "muschilli"