Lo sviluppo di energia da fonti rinnovabili come solare, eolico e idroelettrico, è essenziale per contrastare la tendenza all'aumento della temperatura terrestre. Personalmente ritengo che, abbandonata la produzione di energia elettrica da fonti fossili quali carbone e prodotti petroliferi, il vero problema per la riduzione della CO2 sta nell'uso dei prodotti petroliferi come combustibile nei trasporti.

Immaginare di sostituire il parco di automezzi attuali con nuovi motori alimentati ad energia elettrica, è una soluzione che richiede ancora del tempo per sviluppare tecnologia che garantisca la sostenibilità economica degli investimenti necessari per il rinnovo del parco macchine e le relative infrastrutture (costo automobile, tempi di ricarica e diffusione di stazioni di rifornimento). Ribadisco che ha breve termine non c’è altra soluzione per il trasporto se non quella di utilizzare il combustibile fossile universalmente ritenuto meno inquinante: il gas naturale (vedi articolo precedente).

Se quindi l’obiettivo strategico a medio periodo è lo sviluppo della produzione elettrica da fonti rinnovabili, le attività da incentivare sono:

  • rendere flessibili e intelligenti  le reti di distribuzione elettriche (smart grid);
  • far crescere la disponibilità di dispositivi per immagazzinare l’elettricità (storage elettrico).

La continuità del servizio elettrico è infatti incompatibile con l’intermittenza del sole e del vento. Per usare l’energia prodotta dal sole sui tetti delle case, si è reso necessario semplificando acquistare la quota di energia mancante ad alto costo (ad essere precisi trattasi degli oneri di dispacciamento), dai produttori da fonte fossile, aumentando in tal modo le bollette elettriche degli utenti che non hanno impianti solari.

Provo a spiegare con un esempio perché questa energia di riserva costa molto di più rispetto a prima.

Immaginate di avere un taxi a disposizione per 24 ore, da utilizzare solo in caso di emergenza. E’ evidente che su quella unica corsa giornaliera richiesta, graveranno tutti i costi fissi dell’attività (ammortamento/mutuo per il prestito, Bollo, licenze ecc.); inoltre, dal punto di vista dei costi operativi (combustibile, manutenzione, ecc.) la produzione da fonte fossile è fortemente collegata alla quantità di energia annuale prodotta. Per restare nell'esempio precedente, il tassista dovrebbe tenere il motore acceso tutto il giorno per essere pronto a scattare a pieno regime appena richiesto (gli impianti termoelettrici non posso essere accesi all'occorrenza.

Se invece di utilizzare l’energia di riserva da fonti fossili si potesse immagazzinare l’energia prodotta (storage), ad esempio dal vento nelle ore notturne, per poi utilizzarla nelle ore in cui serve, avremmo sicuramente un fortissimo beneficio economico per l’intero sistema. Ecco il cuore del problema, fra i sistemi di immagazzinamento oggi disponibili, gli impianti di pompaggio idroelettrico sono quelli più efficienti e convenienti in relazione alla necessità di integrare in rete quote crescenti di energia rinnovabile (solare ed eolica).

Un impianto di pompaggio si realizza con due bacini idrici artificiali (due laghetti) posti a differenza di quota (uno a monte e l’altro a valle) collegati da due condotte. Oggi quando l’energia elettrica è facilmente disponibile (perché ne serve meno nei giorni di festa, ovvero, non serve a nessuno come nelle ore notturne), si pompa l’acqua dal basso verso l’alto riempiendo l’invaso alto. Quando poi c’è bisogno di immettere energia nel sistema allora si fa scorrere l’acqua all'alto verso il basso trasformando con una turbina l’energia cinetica in energia elettrica.

Il processo dal punto di vista energetico ha un rendimento globale di circa il 70%. Fatta 100 l’energia spesa per portare l’acqua in alto (utilizzando energia elettrica poco pregiata proveniente nelle ore notturne e di basso carico dal parco termoelettrico di base), si produce alla occorrenza una quantità pari a 70 (valorizzata però come energia pregiata dal punto di vista economico). Quando poi di nuovo la domanda del sistema è minima, la stessa acqua viene ripompata al bacino superiore, in modo da ricostituire la riserva d’acqua occorrente al successivo ciclo di funzionamento.

Tecnicamente parlando gli impianti di pompaggio sono utilissimi perché possono entrare in servizio con pochissimo preavviso. Sono inoltre in grado di garantire continuità e sicurezza in quanto, a differenza degli impianti di produzione idroelettrica, le risorse idriche dei bacini sono soggette solo al reintegro delle perdite per evaporazione. In ultima analisi gli impianti a pompaggio per quanto necessitino di forti investimenti, rimangono ad oggi i meno costosi rispetto alle possibili alternative.

Considerare il pompaggio come una sorta di stoccaggio dell’energia rinnovabile è una tendenza mondiale. Il Segretario americano all’Energia, Steven Chu, riconosce la necessità per gli Usa di realizzare nuovi grandi impianti a pompaggio.

Anche se sono in fase di sperimentazione diversi sistemi di accumulo dell’energia elettrica (batterie più efficienti, accumulatori di nuova generazione, sistemi ad aria compressa e altro), il pompaggio idroelettrico  resta il sistema più efficiente, tecnologicamente maturo e affidabile. Che è ancora poco utilizzato e che dobbiamo invece rilanciare per bilanciare la crescente ma intermittente generazione fornita dalle fonti rinnovabili. È vero che per realizzare impianti adeguati occorrono grandi investimenti. Ma si tratta pur sempre del metodo meno costoso di immagazzinamento dell’energia elettrica, e l’unico in grado di rendere disponibili con affidabilità grandi potenze

Secondo i dati di Terna, a fine 2010 in Italia erano in esercizio 22 impianti a pompaggio (15 nel Nord e 7 nel Sud e nelle isole, nessuno nel Centro) per una potenza efficiente di 7.659 MW. Attualmente però, questi impianti non sono usati al meglio. Sono quasi tutti (7.481 MW su un totale di 7.659 MW, dati 2010) sotto l’influenza monopolista di Enel e ubicati in area lontane dalle aree di maggior produzione da eolico e fotovoltaico. (su 22, ben 15 sono al Nord, 7 nel Sud e nelle isole e nessuno al Centro).

In questo contesto è utile prendere atto della mozione presentata al senato dal M5S con l’Atto n. 1-00289 (nella seduta n. 274). Riporto di seguito alcuni passaggi del testo nel quale il relatore pone l’accento sugli opportunismi economici che stanno dietro l’utilizzo degli impianti di stoccaggio; logiche che hanno di fatto generato il sotto utilizzo della potenzialità dello storage disponibile a livello nazionale.

premesso che:

omissis….

la crescente penetrazione della generazione da fonti rinnovabili non programmabili, ed in particolare della fonte fotovoltaica, ha radicalmente cambiato il profilo orario del carico residuo sul mercato elettrico, e conseguentemente del prezzo orario all'ingrosso, tanto che oggi il mercato elettrico vede le sue punte di prezzo non più nelle ore lavorative, ma in prima mattinata e soprattutto nel tardo pomeriggio ed in prima serata;

i picchi di prezzo serali aggravano i costi di approvvigionamento dell'Acquirente unico (AU), e conseguentemente il prezzo dell'elettricità per i consumatori serviti in regime di maggior tutela, il cui prelievo dalla rete è maggiore proprio nel tardo pomeriggio e in prima serata;

l'attuale criterio di ripartizione dei consumi elettrici per fasce, ai fini della fatturazione sia sul mercato libero che su quello vincolato, risulta del tutto incoerente con il mutato profilo orario dei prezzi all'ingrosso. Tale ripartizione finisce per incentivare, invece che scoraggiare, i consumi nella fascia serale, obbligando l'Acquirente unico ad acquistare quantitativi maggiori di elettricità proprio nelle ore in cui essa è più cara;

soprattutto in condizioni di bassa producibilità idroelettrica da apporti naturali, i picchi di prezzo serali sul mercato all'ingrosso sono accentuati dalla limitata partecipazione degli impianti idroelettrici a pompaggio al Mercato del giorno prima (MGP), anche in presenza di differenziali infragiornalieri di prezzo tali da renderne lo sfruttamento chiaramente remunerativo;

1) ad adottare con atti di propria competenza ogni opportuna iniziativa volta a rimuovere gli ostacoli e ad assicurare la riduzione della componente energia delle bollette stesse, garantendo il pieno beneficio derivante dalla riduzione dei prezzi dell'elettricità osservata sul mercato all'ingrosso per i clienti finali;

2) ad attivarsi con atti di propria competenza affinché il contesto competitivo nel settore della vendita dell'energia elettrica sul mercato libero impedisca il consolidarsi di posizione di ingiustificata profittabilità per taluni operatori;

3) a promuovere con atti di propria competenza misure di sensibilizzazione nei confronti dei clienti finali sul mercato libero dell'elettricità relativamente ai potenziali vantaggi derivanti dal rinnovo dei contratti a prezzo fisso in essere, così che le nuove condizioni contrattuali riflettano il mutato contesto di mercato all'ingrosso;

4) a garantire con atti di propria competenza una capillare verifica della correttezza ed opportunità delle scelte di approvvigionamento dell'Acquirente Unico, con particolare, ma non esclusivo, riferimento alla copertura a termine dei rischi di variazione del prezzo, onde assicurare che i clienti del mercato vincolato possano godere appieno ed in tempi rapidi della riduzione dei prezzi sul mercato all'ingrosso;

5) ad aprire un confronto con l'Autorità nel rispetto degli ambiti di rispettiva competenza relativamente ai costi e ai benefici di una immediata revisione delle fasce orarie per la fatturazione dei consumi di elettricità sul mercato elettrico e vincolato cosi come già stabilito dal cosiddetto provvedimento "Destinazione Italia" (decreto-legge n. 145 del 2013), e a presentare al Parlamento una dettagliata relazione in materia, con particolare ma non esclusivo riguardo ai vincoli tecnici imposti dalle caratteristiche dei gruppi elettronici di misura installati presso i clienti;

6) a valutare ogni iniziativa con atti di propria competenza, anche nella forma di unbundling rispetto alle altre attività del gruppo societario di appartenenza, tesa a promuovere la piena partecipazione al mercato elettrico degli impianti idroelettrici a pompaggio, in funzione non solo della sicurezza del sistema, ma anche e soprattutto della sua economicità a beneficio dei clienti finali;

7) ad attivarsi nell'ambito di propria competenza affinché l'Autorità favorisca il processo di riforma del Mercato dei servizi di dispacciamento, onde consentire la partecipazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili e quelli di generazione distribuita che rispettino determinati requisiti prestazionali, ove necessario a seguito di retrofit che comprenda la dotazione con capacità di accumulo.