Le elezioni europee , forse mai così piene di significato, sono oramai alle spalle.   Passata l'euforia dei "vincitori" ed il gelo degli "sconfitti" tipicamente post spoglio elettorale , qualche considerazione a mente fredda può dare ulteriore valore alla tornata elettorale in questione.  Innanzitutto la grande sconfitta dei sovranisti.  La linea di pensiero di posizioni definite "estreme" ha visto l'Europa dare una chiara risposta, che soltanto in alcuni talk show politici viene volutamente ignorata.  I c.d. sovranisti sono una minoranza e per di più sparuta, probabilmente più mediatica che reale.  A questo dato di fatto innegabile va fatto seguire un sospiro di sollievo: in un'economia globalizzata e spietata verso realtà non strutturate, eventuali posizioni anti UE (nonostante l'indubbia speculazione di lobby varie in un sistema così organizzato) maggioritarie, avrebbero portato al collasso economico molti paesi tra cui l'Italia.

Tornando a casa nostra, un dato significativo è quello dell'astensionismo. I professionisti della politica hanno a seconda della vision partitica voluto attribuire al non voto lo spostamento delle preferenze dell'elettorato.  Ecco che chi si è astenuto è divenuto d'incanto un elettore tendenzialmente di destra o di sinistra, deluso dai movimenti popolari.  Le cose come sempre sono più complesse di come appare e soprattutto di come si vuole far apparire, in una battaglia politica diretta sempre di più all'auto-consenso mediatico che a quello degli elettori.  Un'idea espressa in tv diviene nel gioco della comunicazione, soprattutto social, il verbo assoluto. Non a caso il dettaglio delle spese sostenute da partiti e movimenti in comunicazione di massa su internet è espressione chiara di come la partita si sia spostata su un'informazione sempre più spicciola, somministrata in pillole.   A parere di chi scrive l'influenza dei social su un voto "distaccato" come quello europeo può essere significativa, ma ancor più significativo appare dare un colore agli astenuti, che elezione dopo elezione divengono l'unico partito certo ed assoluto.

Diciamocela tutta: solo chi appartiene a quadri di partito, in maniera più o meno evidente, oggi ha idee chiare sulle preferenze. Solo chi ha un interesse personale (di vario tipo) ha certezza ed assolutezza di voto. Purtroppo gli ideali sono morti con i grandi uomini del passato.  La diffidenza verso promesse da sempre esclusivamente tali,  atteggiamenti della politica che continuano ad essere distanti dalla realtà, la non rappresentatività concreta e totalitaria delle istanze di ogni elettore, sono realtà concreta.  Alzi la mano infatti chi in termini razionali si identifica al 100% con linee e programmi di partito.  Ed allora ciò che un tempo era un sicuro valore, l'appartenenza ad un'idea ed un ideale, oggi diviene un "non valore".  Tutti gli ideali non rispettati divengono oggi condanne senza appello per i partiti.  E se come è evidente si possono dimenticare questioni non proprio trasparenti sulla finanziabilità dei partiti, ciò che l'elettore non può assolutamente cancellare è la non rappresentatività.   La politica degli ultimi 30 anni , in cui in un modo o altro hanno partecipato tutti i protagonisti dell'attuale scena politica italiana, ha saputo distruggere il valore più alto: l'ideale.

I partiti non sono più rappresentativi perchè hanno mortificato il credo di chi con un voto compie di fatto un atto di fede. Ed ecco che emerge con prepotenza la necessità di una nuova forma di aggregazione, che si base su idee nuove, punti in comune differenti, necessità di ammainare le presunte bandiere umiliate da ladronerie ed inefficienze : il movimento civico.  Ed è proprio nel contenitore "civico" che oggi l'elettore può più facilmente riconoscersi.  La riscrittura di valori e ideali deve necessariamente bypassare i partiti e confluire nei movimenti civici.  In termini nazionali, soltanto una rete di realtà civiche unite dalla capacità di rappresentare le diverse istanze di tutti i partecipanti, può immaginare di coinvolgere anche il partito di maggioranza ossia quello degli astensionisti.  E' questa la nuova evoluzione della politica vera, di quella che rispetta i territori. E' questa la nuova formula capace di essere perfettamente aderente alle esigenze di ogni singolo ambito rappresentato in un'ottica di inclusione.  Le idee vanno messe insieme: è più fruttuoso costruire qualcosa che impiegare intere campagne elettorale a distruggere le idee altrui.

Alcuni esempi possono essere particolarmente evidenti: il concetto di Patria , di Terra, di Tradizione, di Appartenenza come deve essere letto nel 2019 ?  Perchè se Patria, Terra, Tradizione e Appartenenza sono esclusione……qualcosa non quadra. Affermare con orgoglio le proprie origini non può partire da concetti vicini a quelli della "super razza" che portò in primis questa realtà alla più grande ed epocale sconfitta di tutti i secoli , di pensiero , economica e sociale.  La Terra, l'Appartenza, la Tradizione può essere rivisitata nel 2019 secondo criteri di nuova definizione dei confini.  La cultura, l'arte, la storia ed anche realtà meno nobili come le telecomunicazioni, la finanza e l'imprenditoria sono state riscritte con la globalizzazione.  Soltanto contenitori in grado di integrare le diverse peculiarità di uomini e donne possono essere la risposta concreta all'identificazione di un pensiero in un ideale.  Il presente ed il futuro è dunque fatto da una rete di movimenti civici, capaci di inglobare le diversità in un'unica proposta inclusiva.

E proprio questo discorso spaventa i signori della politica, coloro che potrebbero veder dilapidate enormi rendite di posizione.  L'avvento del M5S con qualsiasi accezione positiva o negativa si voglia osservare il tutto , ha avuto l'effetto concreto di un potente lassativo per la politica che ha temuto di perdere tutto a favore di ciò che in linea teorica dovrebbe essere la chiave di lettura di tutto: il cittadino al centro del sistema.  Ma porre il cittadino al centro del sistema, significa privare i partiti di tutte quelle prebende (non soltanto economiche) di cui tutti beneficiano: ed ecco dunque in discussione le pensioni d'oro, la possibilità che chiunque possa rappresentare il popolo, la messa in discussione di privilegi ultratrentennali di buona parte della politica.   Ma l'avvento del M5s ha di fatto costretto il "potere" a scendere in campo: ed ecco le "truppe" di partito che in presenza di grande astensionismo possono ritornare ad ambire alla conquista di quel potere che è esclusivamente del corpo elettorale.

Ed ecco che il concetto di movimento deve evolversi in qualcosa di più elevato: riportare la gente al voto attraverso la rappresentanza delle proprie istanze in contenitori civici trasparenti, inclusivi ed aperti al contributo di tutti gli uomini di buona volonta.  Ed allora da Napoli a Reggio Calabria, da Caserta a Bari, da Messina a Cagliari  cosa potrebbe accadere se quegli elettori (evidentemente lontani dalle idee di partito) decidessero di dire la propria ? Che valori assumerebbero le "preferenze" attuali frutto quasi esclusivamente di una risposta ad una versione elementare di civismo ?  La strada è tracciata. Chiaro è che questa strada non conviene a chi deve difendere il proprio orticello, perchè le "liste civetta" sono cosa ben diversa dal contenitori in grado di rappresentare istanze differenti. Ed ecco che oggi la proprità non è più discutere di Europa ma demolire ciò che fa paura: i movimenti popolari.  L'uomo deve essere al centro di ogni progetto. Non pochi uomini: tutti gli uomini e le donne.  E' tutta qui la grande sfida da lanciare al futuro.