Un'esperienza da vivere, dedicata non solo agli amanti dei Pink Floyd ma anche agli appassionati di musica rock. Una "retrospettiva epocale": così è stata definita dal sito del MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, museo che ospita la mostra dedicata alla rock band inglese a 50 anni di distanza dalla sua nascita. The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains è un incantevole viaggio che attraversa ogni tappa della band, dagli anni Sessanta agli anni Novanta, in un'atmosfera psichedelica e sconvolgente, in perfetto stile floydiano. L'ideatore della mostra, Storm Thorgerson, ha sviluppato il percorso audiovisivo con la collaborazione di Aubrey "Po" Powell di Hipgnosis e insieme a Nick Mason, l'ex batterista della band qui in veste di consulente della mostra per conto dei Pink Floyd. Riconoscibile il tocco di Victoria Broackes, curatrice del V&A di Londra che ospitava la mostra prima dell'approdo nella Capitale italiana.

Uno straordinario viaggio a tappe che ha inizio con i Tea Set, vecchio nome che la band, allora composta da Syd Barrett, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright, ha utilizzato per emergere nei movimentati e turbolenti Swinging Sixties londinesi, dalle apparizioni all'UFO Club agli esordi in quel di Cambridge. In questa prima parte scopriamo le origini del nome Pink Floyd (ispirato a due collaboratori del musicista americano Blind Boy Fuller, Pink Anderson e Floyd Council). Gli inizi, l'incontro di Syd Barrett con Water e Mason al Politecnico di Regent Street, i primi concerti, il riconoscimento del mondo underground. Poi il collasso del genio Syd e l'approdo, nel 1968, del compagno di scuola David Gilmour che prese posto alla chitarra solista e diede la voce, inconfondibile, ad una delle più grandi band del panorama rock mondiale. Con l'arrivo di Gilmour prende vita la formazione classica del gruppo, quella che durerà per oltre un ventennio e che sancirà la creazione di veri e propri capolavori. Inizia così il periodo della sperimentazione, dei suoni distorti dai sintetizzatori e i Pink Floyd iniziano a trovare una loro identità, che andrà mutando e maturando nel corso degli anni grazie al loro spirito di inquieti ricercatori di novità.

Il 1973 ha segnato la definitiva ascesa del gruppo inglese: l'uscita dell'album The Dark Side of the Moon ha cambiato la percezione della musica dei Pink Floyd e li ha lanciati definitivamente nell'Olimpo musicale del tempo. Un'intera parte della mostra è dedicata all'album, dalle foto inedite alle scalette dei concerti, dagli strumenti utilizzati per la registrazione a veri e propri cimeli come la Fender Stratocaster di David Gilmour, l'organo Hammond di Richard Wright, le pelli di tamburo usate da Nick Mason e la chitarra Ovation a 12 corde suonata da Roger Waters. Un'intera stanza, poi, è dedicata al prisma che appare sulla copertina dell'album: uno schermo 3D lo riproduce in loop mentre, in sottofondo, The Great Gig In The Sky è la colonna sonora perfetta. L'esperienza continua con la possibilità di mixare Money e con il racconto, da parte di Gilmour e Waters, della creazione di una delle canzoni iconiche del gruppo (la mia preferita, ndr) Wish You Were Here.

"We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year. Running over the same old ground, and how we found the same old fears, wish you were here"

La mostra prosegue con un altro cambiamento affrontato dalla band, ora rivolta a combattere la classe politica britannica. Il primo esempio è rappresentato dall'album Animals del 1977: per la prima volta i testi diventano di denuncia, il rock s'indurisce quasi in linea con la corrente punk che stava nascendo in quel periodo. Questa parte della mostra racconta l'esperienza del maiale gonfiabile in volo tra le rotte aeree di Heathrow e finito a spaventare le mucche di un ignaro pastore inglese. Sulla linea politica nasceranno altri due album, The Wall (1979) e The Final Cut, ultimo album con Roger Waters (1983). A corredare gli ambienti della mostra, oltre alle straordinarie luci, anche i gonfiabili utilizzati dalla band in giro per i teatri di tutto il mondo, tra i quali proprio Algie, il maiale gonfiabile di Animals. Poi il muro di The Wall, il maestro gigante portato in tour da Waters recentemente e, proseguendo nelle stanze successive, le teste di The Division Bell e uno spazio dedicato a Delicate Sound of Thunder e A Momentary Lapse of Reason. Commovente il corridoio dedicato al video di Louder Than Words con la dedica a Wright dopo la sua morte.

L'esposizione termina con un'incredibile performance. Una sala è interamente dedicata all'esperienza live con un video del Live 8 del 2005 che ha visto la reunion della band: Comfortably Numb è il finale perfetto, la mazzata sul collo dei più nostalgici con tanto di effetti e giochi di luci.

Un'esperienza difficile da raccontare. E fin troppo intensa, come le emozioni che ha evocato.