La trasmissione Report del 2 novembre ha svelato uno dei più grandi bluff dei prodotti del lusso Made in Italy, vediamo in sintesi la sua storia.

Il famoso marchio Moncler, è legato da sempre alla produzione di capi d’abbigliamento, la fabbrica è stata fondata nel 1952 da René Ramillon e il marchio è l'acronimo di Monestier de Clermont, località francese vicina a Grenoble dove l'azienda è nata.

Nel 2003 il marchio viene acquisito dall'imprenditore Remo Ruffini, oggi presidente e direttore creativo dell'azienda, che in seguito introdurrà attraverso una vincente comunicazione e marketing, la strategia del piumino globale. Dal 2013 l'azienda viene quotata presso la Borsa di Milano e dal 24 marzo 2014 è presente nel segmento FTSE MIB.

Alla base del marketing della Moncler, viene posto il vanto di essere un prodotto “Made in Italy”, infatti lo stesso presidente Ruffini durante la trasmissione “Virus” dichiara: “facciamo il prodotto da noi, nella nostra azienda di Padova, compriamo tutti i materiali, li facciamo fare noi, compriamo la miglior piuma del mondo, le migliori zip, i migliori prodotti che ci sono, e li assembliamo e li mandiamo a cucire dove capita, vicino a noi, a sei/sette ore di camion dalla nostra azienda.”

La dichiarazione lascia intendere che il prodotto sia “Made in Italy”, lavorato in Italia e partecipato da aziende a sei/sette ore di camion da Padova.

In chilometri quale potrebbe essere la distanza coperta dai camion ad una media da codice della strada? 360-420 chilometri? Quindi siamo in un raggio tra Torino, Arezzo e al massimo la Slovenia.

In realtà per esigenze economiche i capi Moncler arrivano sino alla Transnistria a oltre 1.700 chilometri di distanza da Padova.

Nessun problema, per carità, l’imprenditore è libero di realizzare la produzione dove meglio ritiene ma è ancora possibile legare il marchio al “Made in Italy”?

La risposta purtroppo è negativa, infatti il Decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee. (09G0145)", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2009, all’Art. 16. Made in Italy e prodotti interamente italiani afferma: “Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano.”

Bene, abbiamo scoperto che nonostante si vanti uno stile, una manifattura, un’eleganza italiana i capi della Moncler sono “Made in Moldavia”. Evviva!

Evviva anche da parte degli operai del sud Italia che cucivano i capi d’abbigliamento per la Moncler e adesso si vedono sottrarre il lavoro dalla Moldavia, dove gli operai o presunti tali, costano decisamente meno, per l’esattezza 30 euro.

A conti fatti, il risparmio su ogni capo, rispetto alla produzione quando era eseguita in Italia, sarebbe dunque di 30 euro. Risparmio che, su un piumino che in boutique costa intorno ai mille euro, è veramente irrilevante.

Per un prodotto finito che tra costi e pubblicità può arrivare a 180,00 euro; un prezzo di vendita al pubblico a 1.000 euro si sacrifica la manodopera italiana e si attraversa il continente per gli operai più economici.

Questo per quanto riguarda gli esseri umani, ma passiamo alle oche da cui provengono le preziose piume: leggere, calde, impermeabili. Gli animali vengono seviziati vivi, la produzione è veloce e non ammette ritardi, immaginate una ceretta a freddo sulle vostre parti intime con del nastro gommato. Fa male? Non è niente in confronto.

Molti animali non sopravvivono, ma questo a Noi polli consumatori e acquirenti non importa o forse no?

Oggi il titolo della Moncler sulla Borsa di Milano è in perdita e probabilmente lo saranno anche le vendite nei prossimi giorni, perché non tutti i consumatori sono dei polli.