Lirio Abbate è un giornalista. Uno di quei giornalisti che lasciano il segno. Uno di quei pochi che fanno del proprio mestiere una missione, della propria professione una vocazione, della propria vita una bandiera di onestà, legalità e coraggio.

Lirio nasce a Castelbuono nel 1971. Comincia a fare il cronista per “il Giornale di Sicilia”, nel 1990. Dal 1997 entra nella redazione dell’ANSA a Palermo dove inizia a puntare la sua penna contro le mafie e la criminalità organizzata. E’ stato l’unico giornalista ad essere presente durante la cattura del boss Bernardo Provenzano nel 2006.

E’ stato il fautore di diverse inchieste tra cui quella riguardante il traffico di extracomunitari nelle coste siciliane. Dal 2009 collabora con il settimanale “L’Espresso”.

Ha ricevuto diverse intimidazioni da parte della mafia. Nel settembre del 2007 i carabinieri hanno sventato un attentato preparato presso la sua abitazione, a Palermo. A seguito di questi eventi le istituzioni, oltre che i colleghi giornalisti, si sono avvicinati a Lirio sostenendolo e organizzando anche una marcia silenziosa per le vie di Palermo. E’ stato anche ricevuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Sono diversi i premi vinti durante la sua carriera giornalistica. Nonostante porti sulle spalle il peso delle intimidazioni, delle minacce, degli attentati e conviva ormai con la scorta, il giornalista, nato a Castelbuono, continua imperterrito la sua lotta. Persiste versando inchiostro contro quei poteri occulti, e non, che non smettono di minare la nostra società. Non si reputa un eroe ma uno che cerca, attraverso i suoi articoli, di smuovere le coscienze; nella speranza che, prima o poi, le cose possano cambiare. A seguire l’intervista.

Dott. Abbate a questi livelli il lavoro giornalistico diventa qualcosa di veramente pesante, cosa la fa andare avanti nonostante la scorta, nonostante le minacce, nonostante tutto?

Il fatto che credo…che raccontare le cose alla gente può servire a creare uno stimolo in più per denunciare. Per prendere coscienza. Non è una questione d’essere eroi. Quando si ha una cultura che porta a raccontare, a fornire agli altri quelle che sono le tue sensazioni, “documentalmente” provate, può servire, forse, a creare nuove coscienze.

Come si pone lo Stato nei confronti di voi giornalisti, che vivete sotto minaccia. Vi tutela, vi protegge? Mi vengono in mente le parole di Falcone: ”La mafia uccide i funzionari dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. E’ ancora vero o lo Stato è più presente?

Ti posso parlare del mio caso. L’investigatore nel mio caso, in molte occasioni è arrivato prima. Ha anticipato le mosse della mafia. In passato 9 giornalisti sono stati ammazzati dalla mafia, in Sicilia, perché raccontavano gli affari della mafia. Non perché dicevano che Riina e Provenzano erano mafiosi; ma perché raccontavano i loro affari, e sono stati uccisi. Oggi gli strumenti investigativi hanno portato ad anticipare le mosse dei criminali, tutelando la persona che è obiettivo di questi progetti. Io devo dire che grazie ai grandi passi avanti fatti dagli investigatori, rispetto a trent’anni fa, abbiamo la vita salva.

Quali sono i consigli che può dare a chi si vuole affacciare alla professione di giornalista?

Non aspettarsi grandi cose come quelle che si vedono nei film. Bisognerebbe far vedere di più “Fort Apache”, che racconta la vita di Giancarlo Siani. Si dovrebbe far vedere di più “I cento Passi”…Peppino impastato. Bisognerebbe far vedere ancora di più quello che c’è oggi nei territori. Con migliaia di precari sfruttati dagli editori. Sottopagati, talvolta non pagati anche in certe zone, come la Calabria e la Sicilia, dove rischiano la vita per poche centinaia di euro al mese. Il futuro che li aspetta, praticamente, è questo.

Per chi vuole fare il giornalista non c’è un futuro roseo, ben diverso da come certi film di “giornalismo fantascienza” vogliono far credere.

Chi considera come un modello da seguire in ambito giornalistico?

Ce ne sono stati diversi. Enzo Biagi è stato un esempio giornalistico che si dovrebbe non solo studiare ma cercare di imitare. Ma è difficile imitarlo…

E’ stato cacciato dalla Rai…

…è stato cacciato dalla Rai; ma ce n’è uno più recente, che purtroppo non c’è più. Si chiama Peppe D'Avanzo che ha raccontato. Ha fatto del giornalismo un giornalismo d’inchiesta che non ha precedenti e che, forse non avrà seguito.

La ringrazio.

Gaetano Gatì