Il mercato discografico sta vivendo un momento di grande fermento: gli ultimi anni hanno dato il via ad una serie di cambiamenti epocali e l' avvento del digitale ha cominciato a riscrivere le regole. L’entrata in scena delle nuove tecnologie, e dei supporti ad esse connessi, ha innescato una sequenza di eventi che ha già cambiato il volto dell’industria discografica mondiale e continuerà a farlo anche per i prossimi anni. Potrebbe sembrare un processo concluso, ma non lo è affatto. Il passaggio da digitale ad analogico ha innumerevoli implicazioni e queste rendono la fase ampia, complessa e ricca di sfaccettature.

Il rapporto di amore/odio che caratterizza la relazione tra digitale e musica è piuttosto recente, ma già molto è stato detto e fatto. Ripercorrendo la storia di etichette ed editori ci si accorge di quanto sia importante un evento di questo tipo, forse unico da quando esiste il mercato discografico. Il vecchio sistema sta andando verso un’estinzione precoce e dolorosa per lasciare il posto ad un nuovo mercato più “dinamico”. Con “digitale” mi riferisco non solo al sistema di codifica binario, ma alle sue applicazioni, specialmente quelle collegate al web. Il digitale è senza dubbio il mezzo che ha contribuito a cambiare le coordinate di un mercato  e della relativa pirateria. E’ un fenomeno sia locale che globale. La diffusione sulla quale può contare il digitale lo rende perfetto per l’ accostamento con realtà locali, ma le sue proprietà intrinseche lo rendono il baluardo della comunicazione senza frontiere, tempo e spazio.

Sembra una specie di anomalia, ma sta di fatto che ora il mercato discografico (ma anche quello editoriale) si ritrova ad essere nuovo e pronto a seguire logiche inedite. Anni di storia dell’industria discografica sono stati messi in discussione e, in alcuni casi, da parte. Capita raramente di assistere a sconvolgimenti di tale portata. Un consolidato settore di mercato si ritrova a doversi fronteggiare con nuove regole che non ha scelto, mentre le vecchie si diventato obsolete troppo velocemente, non lasciando nessun margine decisionale.

E’ mercato giovane, ancora non esattamente strutturato e passibile di cambiamenti. Potrebbe sembrare una questione di poco conto, ma nel 1985 un disco lo dovevi per forza comprare su un supporto fisico. Adesso il supporto fisico è un’opzione, una scelta tra le altre. Questa è la prima importante questione da considerare come ascoltatori. Per un discografico invece si tratta di una cosa di importanza vitale.

Nei primi anni del file sharing (epoca Napster) abbiamo visto etichette e artisti in conflitto con le nuove tecnologie per la condivisione di file. Ora invece il quadro generale è più complesso. Un’ etichetta discografica deve tener conto di diversi fattori. Per prima cosa vorrei sottolineare il fatto che ai tempi il mercato digitale (quello legale) si trovava ancora in una fase embrionale e lontano dai guadagni odierni e futuri. Oggi chi opera nell’industria discografica non può rinunciare alle nuove tecnologie per le incredibili opportunità che queste possono offrire, ma da un lato promuove anche le realtà che ogni anno garantiscono un certo quantitativo di copie cedute al mercato della pirateria o al file-sharing. I vantaggi e gli svantaggi non toccano a tutti nella stessa misura e per chi suona il panorama è decisamente più esaltante.

Ora una band emergente ha disposizione un’ infinità di mezzi per promuoversi. Grazie al web e ai file compressi oggi un musicista può quasi costruirsi una carriera e in certi casi i risultati sono sorprendentemente buoni. L’avvento del codice binario ha invaso anche la produzione e ora avere un disco di ottima qualità può non essere così dispendioso. Vedo un panorama roseo per band e artisti sotto questo aspetto. Forse l’ unico problema per chi crea è riuscire ad emergere in uno scenario che, per forza di cose, è diventato affollato. Logicamente però la pirateria danneggia anche gli artisti che arrivano al contratto discografico. Per realtà molto piccole e dedicate a nicchie di ascoltatori selezionati il mercato pirata può determinare la fine delle attività.

Uno scenario complesso, ma ricco di ottime prospettive e dalle enormi potenzialità. Nei prossimi anni vedremo come si configurerà il nuovo mercato entrante, capiremo quanto delle vecchie strutture è destinato a rimanere e cosa invece verrà dimenticato per sempre. Si tratta di un’ occasione da cogliere e non di un cambiamento da temere.

Immagine principale di ser g/o