civiltà marziana

«Io non mi schiero con nessuno, i partiti si schierino sulle idee». Così Mario Monti ha posto fine alla ridda di voci, ipotesi, anticipazioni e sollecitazioni su una sua eventuale ‘discesa in campo’ che ha scandito il dibattito politico da quando, lo scorso 7 dicembre, è stato di fatto sfiduciato dal discorso di Angelino Alfano pronunciato a Montecitorio.

Il Professore esce di scena (?) a modo suo. Lascia in eredità e rilancia la sua Agenda, un programma politico intitolato Cambiare l’Italia, riformare l’Europa, reso noto sul web e i cui contenuti sono stati anticipati nella conferenza stampa di fine anno dal Premier dimissionario. Un manifesto programmatico aperto all’adesione di cittadini, partiti e movimenti alla vigilia di una consultazione elettorale che si presenta anomala non soltanto per l’inconsueta collocazione stagionale nel cuore dell’inverno.

Le idee espresse sono in linea con il ‘Monti-pensiero’ che conosciamo, di stampo europeista e liberale, ma il messaggio più ‘eversivo’ sta nell’invito a un nuovo corso per i costumi politici nostrani. Contenuto in un passaggio del suo discorso trascurato dai commentatori, in cui pur elogiando le qualità del nostro popolo e guardando al futuro con ottimismo sottolinea l’urgenza di liberarsi delle zavorre che impediscono all’italian style di essere competitivo e al passo coi tempi, esplicitato nell’inatteso tweet natalizio: «Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi sì. Saliamo in politica!».

Quasi una ‘rivoluzione culturale’, proposta da chi, etichettato come conservatore, ha restituito tale patente al mittente dichiarando che «conservatore sotto molti profili è Vendola» e rivendicando il pink e il green della sua Agenda. L’effetto destabilizzante sugli assetti e sulle aspettative di una classe politica che aveva colto all’unisono la palla al balzo per andare alle elezioni senza metter mano al Porcellum è indubbio. I diktat di D’Alema e Berlusconi che – ognuno alla sua maniera – avevano ‘avvertito’ il Professore sui pericoli di una sua ‘discesa’ in campo sono stati ignorati e Monti vi ha contrapposto – non senza ironia – una sua decisa ‘salita’ in politica.

Ne terranno conto elettori e candidati, in una campagna elettorale che il Presidente della Repubblica auspica «misurata e costruttiva» ma che, a giudicare dal suo prologo, sembra destinata a svilupparsi in direzione ostinatamente contraria, nel solco del repertorio infinito – divenuto un classico per lo Stivale – di personalismi, invettive, demonizzazioni dell’avversario e manipolazioni dei fatti?

La probabilità di un match elettorale ridotto all’ennesimo scontro tra tifoserie contrapposte è molto elevata. Nell’Italia ancora ‘emotivamente’ legata alla contrapposizione ‘destra-sinistra’ – retaggio del secolo breve, specchio di quel mondo delle ideologie spazzato via ovunque dalla caduta del Muro di Berlino – indelebilmente impressa nel DNA di molti nostri leader appare come naturale una campagna elettorale ‘contro’ più che ‘per’, alimentata da vecchi e nuovi ‘-ismi’: l’anticomunismo, l’antiberlusconismo, l’antieuropeismo, l’antipartitismo. Risultato? Un’idea ‘piccola’ della politica, foraggiata da una politica senza idee.

In questo scenario Mario Monti appare un corpo estraneo, un alieno, un marziano. Un po’ come il protagonista di Un marziano a Roma, la farsa scritta da Ennio Flaiano (1910-1972) nel 1954 su sollecitazione dell’amico Vittorio Gassmann, che la portò in scena con scarsissimo successo forse perché rispecchiava troppo bene la natura degli italiani.

Kunt, il marziano, atterra con la sua aeronave a Villa Borghese per una missione destinata a durare sei mesi. È «alto, di portamento nobile, un po’ malinconico». È accolto trionfalmente dalla gente, convinta «che tutto cambierà». L’attesa è grande, annuncia forse un mondo nuovo? Non mancano «(i) facili profeti … (i) comunisti, che hanno già tentato di accaparrarsi il marziano … (i) fascisti, che avanzano il dubbio della razza». Ricevuto dal Presidente della Repubblica, mostra di conoscere molto bene la nostra situazione politica, economica e sociale e gli sono attribuite importanti responsabilità. Anche il Papa s’interessa a lui. Ben presto, però, l’entusiasmo iniziale tramonta e si torna alla solita, rassicurante routine. Kunt finirà deriso, umiliato, insultato e dimenticato.

Mario Monti, un marziano a Roma? Chissà. Certo che, a fronte del suo richiamo a una politica ‘più elevata’, la riposta non si è fatta attendere: su Rai Uno, nell’Arena di Massimo Giletti, il Cavaliere minaccia più volte di abbandonare la trasmissione, con un siparietto subito divenuto un tormentone su You Tube e cavalcato da Fiorello; Beppe Grillo liquida il Professore urlando in quel di Foggia che «Monti non c’è più. Fra tre giorni non sapremo neanche chi è, cosa ha fatto». Italia, patria di Masaniello e terreno di coltura per agit-prop e tribuni.

Dobbiamo preoccuparci? Ma no. Monti non scende da un’astronave, casomai ascende su Twitter. Tranquilli, come sentenziava l’inossidabile Flaiano mezzo secolo fa, «la situazione politica in Italia è grave ma non è seria».

(pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 dicembre 2012)

La foto principale è di zac mc