“Ha più valore, un milione di volte, la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra”. Ernesto Che Guevara.

Fuori fa freddo. Non si ricorda da anni un inverno così rigido. Il sole è tramontato, ma da lontano, sporgendo la testa tra i giardini di Palazzo Reale e il Maschio Angioino, il bianco della cima del Vesuvio appare come una Luna che accarezza la città e il golfo. Il vento da San Martino scende dai vicoli dei Quartieri, gelido, attraversa i bassi e le case del popolo di Napoli. Poi Piazza del Plebiscito, via Roma e la Galleria Umberto. E arriva violento sotto il porticato del Teatro San Carlo.

diego

Assiepate per ripararsi dal quel soffio freddo, che brucia sulla pelle, centinaia di persone. Aspettano lui, Diego Armando Maradona che sta per tenere uno spettacolo al San Carlo, uno dei più belli e importanti teatri al mondo. Cantano, intonano cori e saltano, come hanno fatto tante volte sulle gradinate dell’altro palcoscenico partenopeo, quello di Fuorigrotta. Ma questa volta per loro non c’è spazio. Non come quando una testa riccia salì le scalette del San Paolo per dare un calcio al pallone e lo stadio si riempì. I palleggi, le battute e la vista di Lui, della maglia numero 10, del calciatore più forte di tutti i tempi sono per altri. Sono per chi può permettersi un biglietto ed entrare. La fortuna è riservata a chi – per postare una foto sui social e dire che è stato a pochi metri da Diego – può spendere dai 66 euro della piccionaia fino ai 330 euro delle prime file. Il popolo di Napoli che bello! Il popolo più caloroso sulla terra. Eccolo con giubbini e sciarpe azzurre. Mentre al caldo, dentro, le comode poltroncine rosse occupate dai rampolli dell’alta borghesia, dagli amici, dai professionisti della bella vita, tutti seduti in ordine sparso compresi i non intellettuali da salotto.

Quello di Diego è stato uno spettacolo dell’Opera del Secolo scorso, quando l’accesso era riservato all’intellighenzia, ai nobili e a chi aveva avuto la fortuna di nascere in una famiglia ricca. È stata la rappresentazione di una cicatrice ancora non rimarginata, di una città divisa che non sa guardarsi allo specchio, di una città innamorata che presa dalla passione non riesce a vedere i difetti e le storture a pochi metri dal suo ombelico.

Il popolo, la Napoli dei vicoli, delle signore sedute per strada, dei bambini che giocano a calcio nelle piazze anche durante le ore notturne. Loro non c'erano. E' bastato un saluto sul lungomare Caracciolo da un albergo blindato, e delle foto scattate da chi era dentro. Briciole di gloria, di ricordi e di felicità. E come sempre lo spettacolo è stato fuori. Il cuore di Partenope era da un’altra parte, perché come recitava un napoletano, ma di un altro teatro, Eduardo: “Napule è ‘nu paese curioso: è ‘nu teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca senza cuncierto scenne p' ‘e strate e sape recita'”. Quella è stata solo una messa in scena. Napoli non dargli retta, guarda avanti.