L’approvazione della manovra di Bilancio per il 2019 ha lasciato dietro di sé una scia di malcontento che ancora stenta a placarsi; è il caso dei vincitori e degli idonei di concorsi pubblici ancora in attesa di assunzione. Un mini esercito composto da migliaia di persone che hanno deciso di mettere a disposizione del proprio paese le loro competenze, tentando di accedere agli impieghi pubblici passando attraverso il meccanismo selettivo previsto dalla nostra Costituzione all’art. 97. “Siamo vittime delle continue norme restrittive imposte sul tema delle assunzioni da parte dei governi succedutisi nel corso degli ultimi dieci anni” afferma Alessio Mercanti, Presidente del Comitato Nazionale XXVII Ottobre che da anni rappresenta i vincitori e gli idonei di concorsi pubblici non assunti.

Presidente Mercanti cosa è cambiato dopo quella data?

“E’ successo che all’interno dell’ultima manovra di bilancio, approvata a fine dicembre in “zona cesarini”, il governo gialloverde ha previsto un meccanismo di “proroga a singhiozzo” che mira a prorogare le graduatorie approvate dal 1 gennaio 2010 in poi, prevedendo una durata diversa per quelle successive al 2014 secondo un criterio di gradualità. Inoltre, le amministrazioni che volessero assumere idonei appartenenti a graduatorie approvate nel periodo 1 gennaio 2010 – 31 dicembre 2013 dovranno provvedere ad organizzare a proprie spese corsi di formazione e di aggiornamento ai quali far partecipare i potenziali assunti che, al termine del percorso formativo, dovranno superare apposito esame-colloquio diretto a verificarne la perdurante idoneità.”

Un vero groviglio normativo

“E’ la prima volta in tantissimi anni che assistiamo ad un meccanismo di proroga delle graduatorie che mira esclusivamente a creare disparità di trattamento tra realtà che fino al dicembre scorso hanno vissuto il medesimo percorso storico. La previsione di una proroga al 30 settembre 2019 ed il blocco delle assunzioni previsto fino al 15 novembre 2019, seppure per le sole amministrazioni centrali, denota la volontà politica di non voler risolvere il problema alla radice”.

Intanto il Ministro Bongiorno dovrà fare i conti con il previsto esodo in uscita di circa 200mila dipendenti pubblici e la difficoltà di poter bandire nuovi concorsi pubblici.

” Abbiamo sempre sostenuto la necessità di bandire nuovi concorsi per fare fronte ad una carenza organica che sta paralizzando i servizi pubblici, ed i numeri che lei cita ne sono la dimostrazione, ma per evitare che ciò accada è necessario, nel frattempo, ricorrere immediatamente alle graduatorie concorsuali, prorogando la vigenza al 31 dicembre 2019 di tutte quelle in vigore alla fine dello scorso anno e prevendendo meccanismi di esaurimento delle stesse, così come già previsto per i Vigili del Fuoco.” 

Cosa è stato fatto e cosa intenderete fare, come Comitato, per tentare di porre rimedio a questa scelta politica?

“Già nel mese di dicembre, assieme ai sindacati USB e DIRPUBBLICA, abbiamo messo in campo una serie di iniziative di “piazza” per tentare di far giungere il nostro punto di vista ai nostri interlocutori di governo. Purtroppo, come troppo spesso sa accadendo, le grida del popolo non sono state ascoltate e la versione finale del provvedimento ne è la prova. Abbiamo anche scritto al Capo dello Stato affinché sia consapevole che non solamente le “modalità” con cui il Senato ha approvato la manovra sono potenzialmente “incostituzionali”. Pertanto non intendiamo mollare la presa e quel cammino iniziato in piazza abbiamo intenzione di farlo salire di livello, valutando tutte le strade percorribili per sanare questa storica ingiustizia”.