L'ultimo anno ha visto diversi episodi di bullismo online e offline, un fenomeno apparentemente in crescita e del quale si discute ancora molto. Ricordo ancora i tragici eventi che ha raccontato Massimo Melica, ma già guardando nel 2014 si trova la notizia di ieri, quando vicino a Torino delle adolescenti hanno picchiato e denudato una coetanea solo perché rivale in amore. Sarebbe bello ironizzare e iniziare una frase con un "quand'ero piccolo tutti mi scherzavano" in puro stile Elio e le storie tese, ma il tema e l'approccio è davvero da prendere con le molle. C'è chi la pensa diversamente, però. Come una madre americana che pare abbia inviato una foto esplicita a una stazione radio, pubblicata immediatamente sulla fan page ufficiale e diventata vero e proprio "virale" nell'arco di qualche ora.

"Il mio nome è Hailey. Sono una gentile, premurosa e intelligente ragazzina, ma ho fatto scelte sbagliate con i social media. Come punizione sto vendendo il mio iPod e donerò i soldi all'associazione Beat Bullying, con la speranza di cambiare il mio comportamento e di fare più luce sul bullismo. Perché il bullismo è sbagliato". Questo recita il cartello. Che a me ricorda molto un'esecuzione di un qualche esercito di fondamentalisti nell'ultima guerra del Golfo, eh. La bambina avrà sì e no 12 anni e credo anche sappia bene cosa stia effettivamente succedendo, purtroppo. Forse la volontà della madre è stata animata dai buoni propositi, ma ho come il sospetto che sia finita nel torbido giro di schiaffi proprio del fenomeno che voleva combattere. Che la non troppo "sottile linea rossa" tra "insegnamento" a "cyberbullismo" qui forse è stata superata: la mamma è diventata "la bulla" della figlia, ecco.

Pare che sempre in America questa prassi sia facendo proseliti tra i genitori, come si può benissimo leggere in questo articolo. E le immagini parlano da sole. Cosa non mi convince in tutta questa storia? Semplice. Come ho letto in qualche commento, "Give the punishment, don't post it on facebook", ovvero: date la punizione, ma non pubblicatela su Facebook. Non sono un genitore, quindi non mi vedo a dare lezioni di vita a chi affronta ogni giorno uno dei mestieri più difficili di sempre. Non sono neanche uno psicologo e nemmeno un pedagogista. Però conosco abbastanza il web e le trame sociali che lo investono ogni giorno: è forse solo per questo motivo che "l'esecuzione pubblica" mi pare esagerata. L'avessero fatto i miei con me sarei diventato un teppista, credo: la mia indole mi avrebbe portato a un "Ah, la mettiamo così? Allora vedrai che sono capace di fare di peggio". Sono mie riflessioni, per carità, non voglio ergermi a paladino della verità o, peggio ancora, moralizzatore.

Detta come va detta: i panni sporchi, come sempre, vanno lavati in famiglia. Altrimenti si rischia di sporcare ben altro. I social hanno cambiato quindi anche l'educazione dei figli?