Sembra girare ormai intorno agli ottanta euro elargiti in busta paga dal governo di Matteo Renzi ai percettori di redditi non superiori ai ventisei mila euro il dibattito politico a meno di un mese dalla consultazione elettorale europea e comunale.

Dopo gli strali lanciati da Beppe Grillo – «è cinismo, vero cinismo», e ancor prima «è un voto di scambio, vergognoso voto di scambio» – e da Silvio Berlusconi – «penso che a me mai sarebbe stato consentito una mancia del genere per fini elettorali» – arrivano infatti (inaspettate) le dichiarazioni choc di Piero Pelù dal palco del Concertone romano del I maggio, tradizionale passerella musicale organizzata dai sindacati in occasione della Festa dei lavoratori.

Il rocker fiorentino ha apostrofato il suo concittadino Matteo Renzi come «il non eletto, ovvero sia il boy scout di Licio Gelli» e definendo un’elemosina il suddetto bonus di ottanta euro.

Immediata e per certi versi scomposta la reazione dei fedelissimi del Presidente del Consiglio, consapevoli dell’impatto mediatico della manifestazione e del personaggio: se Alessandra Moretti, candidata alle Europee come capolista nella circoscrizione Nord-Est ha affermato in TV che «sarebbe bene che i comici e i cantanti si occupassero del loro mestiere», Pina Picierno, componente della segreteria del PD e capolista nella circoscrizione Sud ha pensato bene di rispolverare l’eloquio di Adriano Celentano in versione telepredicatore ai tempi di Rockpolitik (2005) dichiarando che «quando la buona politica va veloce succede che pure il rock diventa lento», invitando il frontman dei Litfiba ad uscire dai panni del rocker milionario e a indossare quelli di chi vive con mille euro al mese e così fornendo un assist involontario al Movimento Cinque Stelle che ha colto al volo l’occasione per bacchettare l’europarlamentare pieddina in pectore in termini secchi: “da che pulpito viene la predica!”, si legge in un post circolato in rete e subito rilanciato nel sito del loro leader.

Dietro lo scontro Renzi-Pelù ci sono anche vecchie ruggini legate a una vicenda tutta toscana di qualche anno fa (Renzi-sindaco nel 2011 revocò al ragazzaccio-Pelù l’incarico di direttore artistico dell’Estate Fiorentina) – tanto che il cantante ha rincararato la dose ieri, tacciando il Premier di essere un bugiardo che non tollera il dissenso e vuole piacere per forza a tutti, pur essendo un uomo solo – ma, al di là della diatriba personale, la vicenda è ormai diventata politica.

Alle critiche formulate da chi disapprova le frasi del rocker fiorentino, ritenute offensive e inopportune, non si può non replicare ricordando che da sempre il palco romano del I maggio è stato il luogo per invettive più o meno pesanti contro le istituzioni e i detentori del potere. Se mai appare paradossale che oggi la polemica scoppi tra uno dei protagonisti dell’evento di Piazza San Giovanni, un tempo fiore all’occhiello della triplice sindacale CGIL-CISL-UIL, e il PD, erede storico del Partito comunista e tuttora espressione più significativa della sinistra italiana.

Così come risultano alquanto ‘tranchant’ e per nulla democratiche le affermazioni della Moretti, quasi un bavaglio alla libertà d’espressione che denota insofferenza verso chi la pensa diversamente. Al di là dell’innegabile – e nota – imprevedibilità e tendenza all’eccesso di artisti come Pelù (o, per altri versi, dello stesso Celentano), dei quali si possono apprezzare e condividere o meno qualità vocali, stili musicali e opinioni, invitarli pubblicamente a rimanere nel loro recinto significa dimostrare, ancora una volta, che nel nostro Paese nulla è cambiato.

Intanto, mentre impazza il giro d’Italia in ottanta euro, i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti diffusi ieri rivelano una riduzione del tasso al 6,3 %, il livello più basso dal settembre 2008 quando il crack della Lehman Brothers diede l’avvio alla crisi internazionale di cui stiamo ancora pagando le conseguenze. L’Italia, invece, secondo i dati Eurostat è il Paese che rispetto allo scorso anno ha registrato – dopo Cipro e Olanda – il maggior incremento del tasso di disoccupazione, passato dal 12% al 12,7%.

È su questo fronte che la politica dovrebbe impegnarsi davvero a essere ‘rock’ anche in Italia, lasciando siparietti mediatici, comparsate, boutades televisive e spettacoli di arte varia agli addetti ai lavori, sicuramente più bravi e competenti.

 @ Articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 3 maggio 2014.