“Colpo di Stato”? No, “colpo di sole”.

La battaglia a colpi di tweet consumatasi tra Matteo Renzi e Beppe Grillo, all’indomani della marcia sul Quirinale dei senatori in rivolta a seguito della decisione che ha imposto il contingentamento dei tempi di discussione degli ottomila emendamenti al disegno di legge di riforma costituzionale promosso dal Governo, ci fa comprendere più di ogni analisi politica che la situazione «è grave, ma non è seria», come amava dire Ennio Flaiano (1910-1972) a proposito della politica italiana.

Lo scenario è certo grottesco e paradossale, quasi onirico, se il Presidente della Repubblica – a fronte delle preoccupate proteste di chi paventa il crollo delle istituzioni democratiche – decide prima di non ricevere personalmente i contestatori, adducendo un’improvvisa indisposizione, per poi partire come da programma per le vacanze estive in Val Fiscalina (Dolomiti).

C’è, evidentemente, una differente percezione di quanto sta accadendo da qualche settimana sulla scena politica, contrassegnata da un’assoluta incomunicabilità tra i fronti opposti dei “favorevoli” e “contrari” al nuovo Senato non elettivo di stampo renziano: un teatro dell’assurdo di cui è difficile ricostruire le fila, cogliere strategie persistenti, dar senso agli eventi che si susseguono – spesso in maniera imprevedibile – quotidianamente.

Sarà colpa dell’estate, che sta per entrare nel suo momento topico, ma anche dell’inesperienza e dell’improvvisazione che sempre più spesso maggioranza e opposizione mettono in campo, con effetti disastrosi sul piano dei risultati: ormai da mesi ascoltiamo il monotono ritornello, più martellante di un tormentone estivo, che la prossima sarà “la settimana decisiva per le riforme”, sistematicamente smentito dai fatti; esponenti del Governo fanno un uso abbondante di iperboli e di poco istituzionali linguaggi alla Grillo, tacciando come ha fatto il Ministro per le riforme Maria Elena Boschi di allucinazioni (come tali non meritevoli neanche di replica) coloro che hanno parlato di “svolta autoritaria”; grillini che corrono in pellegrinaggio dal Capo dello Stato, considerato – a seconda dei giorni – garante delle istituzioni o complice di Renzi e Berlusconi nell’attentato che rende moribonda la democrazia.

Ma è anche la manifestazione di una politica ridotta – complici i social network – a slogan, depredata di contenuti anche quando, come nel caso in questione, si discute di un’importante riforma che dovrebbe ridisegnare gli assetti dei nostri organi costituzionali, dando il benservito al bicameralismo perfetto ed introducendo un Senato con poteri essenzialmente consultivi e non più elettivo ma espressione delle autonomie locali.

E così, invece di discutere seriamente e coscienziosamente dei singoli punti di una riforma destinata ad incidere profondamente sugli assetti istituzionali esistenti, cercando magari di trovare un accordo, una mediazione sui profili più controversi, si preferisce liquidare il dibattito con frasi e battute ad effetto che sono la negazione del confronto. Ciascuno arroccato sulla propria posizione e impegnato a non recedere neanche di un passo, dimenticando che riforme di questo genere richiederebbero ben altro approccio ed un ampia condivisione, come fu ai tempi dell’Assemblea Costituente. Ma, probabilmente, significa chiedere troppo agli attuali parlamentari considerato il loro differente background.

Ciò detto, gli Italiani possono dormire sonni tranquilli, accarezzati dal vento caldo dell’estate.

Più che di una deriva autoritaria, siamo intatti di fronte solo a una deriva stagionale, in perfetto stile marinaro, destinata a rientrare facilmente – complici i venti miti del periodo – grazie alle manovre del navigatore; ennesima espressione, se mai, dell’inarrestabile declino e della pochezza della politica nostrana e dei suoi esponenti. Il Senato della Repubblica deriva il suo nome dal latino senex (anziano) poiché l’omologa istituzione dell’antica Roma era un’assemblea degli anziani, ritenuti i più saggi. E qui di saggezza l’attuale Senato, pur se frutto di libere elezioni, ne sta dimostrando davvero poca.

*Editoriale pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 26 luglio 2014.