Ci sono gli occhi verdi, profondi e magnetici di Ludovica Nasti, l’attrice che per mesi ha vestito i panni di Lila, una delle due protagoniste, di L’amica geniale, la serie tv di Saverio Costanzo realizzata insieme alla HBO. Ludovica, per gli amici Ludo, è una che buca lo schermo, che ti prende grazie a quello spirito istrionico che la contraddistingue. Non è un caso infatti se Laura Muccino, responsabile dei Casting, ha detto, in più di un’intervista, che la ragazzina li ha folgorati fin dal primo momento. Ci sono gli occhi color nocciola profondi di Simona Tabasco, una delle protagoniste della miniserie I bastardi di Pizzofalcone, tratta dai romanzi di De Giovanni. C'è lo sguardo coinvolgente, unito ad un sorriso che non smette di rapirti dell'ispettrice de «La Casa di Carta» di Netflix, Itziar Ituno. E ancora gli occhi compiaciuti e forse in parte anche un pò sorpresi di Emanuele Misuraca, Chiara Pia Aurora e Hildegard De Stefano, tre dei sette ragazzi protagonisti della Compagnia del Cigno, la serie vincente di Ivan Cotroneo in onda su Rai1. Tutti  e tre veri musicisti, tutti e tre al debutto da attori.

Occhi, insomma che raccontano il cinema, la serialità televisiva e il loro significato "sociale".

Occhi che incrociano altri occhi, quelli dei fan, dei curiosi, della stampa accreditata, sul red carpet di Piazza Siani, dinanzi al mare blu e al cielo azzurro della Costiera Sorrentina.

Occhi che restano tutti immancabilmente sorpresi dalla bellezza e ricchezza organizzativa del Social World Film Festival, nato nove anni fa all’ombra del Vesuvio in quel di Vico Equense, che da piccola rassegna organizzata da giovani con tanta voglia di fare, molte idee e poco budget, ha saputo costruire piano piano reti positive, interagire con il territorio e dare mostra della propria competenza e bravura.

Un festival che nulla ha da invidiare alle grandi kermesse del cinema italiano e straniero. E forse, se possibile, ha anche qualcosa in più: è qui, infatti, che trovano spazio film con temi sociali capaci di essere visibili, di comunicare e soprattutto di far passare messaggi, positivi, costruttivi.

Per l’edizione 2019, che ha visto in programma ben 500 opere tra lungometraggi, documentari, cortometraggi e opere audiovisive in concorso e fuori concorso in 17 sezioni. Opere, di cui 72 in anteprima, che provengono da 60 diverse nazioni dei cinque continenti, per un totale di ben 126 proiezioni che offrono 3mila minuti di programmazione, il tema scelto è stato quello del “Viaggio: esplorazione, itinerario, evasione”.

Da sempre l'occhio attento del cinema ha rappresentato la tentazione di evadere, attraverso storie di donne e uomini in cammino, in cerca di riscatto, fortuna o qualcosa di indefinito. Ci sono film con sequenze di viaggi memorabili che hanno saputo catturare l’estetica di un’epoca o indicare la strada alle nuove generazioni. Del resto il cinema, che ha nella sua natura il movimento, è il medium migliore per raccontare il viaggio.

«il viaggio inteso anche come speranza – aggiunge il trentenne direttore del festival, nonchè regista e produttore Giuseppe Alessio Nuzzo – affinché il pubblico del social possa confrontarsi sui temi di scottante attualità».

La forza del Social sta in questo: permettere di portare con forza l’attenzione su temi di cui non si parla mai abbastanza.Una kermesse che vuole essere anche un mezzo innovativo per avvicinare i giovani al cinema socialmente impegnato, visto che è l’unico al mondo a essere interamente realizzato da professionisti under 35.

Il messaggio è chiaro, la scommessa è stata nuovamente vinta: uniti dalla passione per il cinema e da una voglia forte di racconto si prova a sensibilizzare le coscienze servendosi del cinema. Una formula ormai consolidata quella del Social World Film Festival che per il nono anno consecutivo si offre come occhio attento di riflessione sulle grandi questioni sociali di oggi. Un occhio vigile sull'attualità quotidiana che possa poi innescare un cambiamento di rotta e mentalità.