È incredibile come il dialogo tra questi grandi vescovi, che risale a trent'anni fa, sia così attuale e sia stato così lungimirante. È altrettanto incredibile come la propaganda della segregazione e dell'odio sia così aggressiva in un mondo che continua ad essere il migliore possibile, ma che inizia ad avere bisogno proprio dell'immigrazione, della diversità e di costruire un futuro diverso. Già, diverso. Che vuol dire fondato su principi che siano promettenti per il futuro, quindi diversi da quelli che hanno già fallito nel passato per il presente. I tre vescovi esortavano l'Italia e l'Europa ad essere accoglienti, a considerare la giustizia e l'uguaglianza al di là dei confini e delle bandiere. Suggerivano di adottare politiche d'integrazione culturale ma sapevano che sarebbero state necessarie le migliori intenzioni di fronte a un fenomeno umano di dimensioni epocali.

Il fascismo è un'ideologia perdente, già sconfitta nella storia. Il razzismo è un'ideologia perdente, sconfitta dalla prosperità delle società evolute, che costruiscono sulla diversità. L'immigrazione è un problema di tutti: dell'Italia, dell'Europa, del mondo intero. Ma non nel senso in cui viene presentata oggi. Nelle strade delle città occidentali, come altrove, l'immigrazione è un tormento per gli immigrati. L'immigrazione, oggi come trent'anni fa, è un problema d'integrazione culturale che ci ricorda (come spiegava Carlo Maria Martini) che non sarà possibile costruire l'unità europea sulle diversità se non si riuscirà a comprendere la cultura dell'altro di fronte a un immigrato.

Quelli che escludono i forestieri dalla città non meritano certo approvazione. Non sopportiamo che i cani stiano digiuno mentre noi mangiamo, e poi scacciamo gli uomini?
Sant'Ambrogio

Oggi come nel 1991 il fenomeno dell'immigrazione anima il dibattito politico. Oggi come nel 1991 ci sono toni da campagna elettorale e toni da amministrazione e governo del paese. Ma oggi più di allora il linguaggio politico è fatto di licenze poetiche, metafore senza freni, nemici, sempre più spesso con un nome e un cognome. E il linguaggio della battaglia elettorale contamina lo spazio della ragione, quello del buon governo e della solidarietà, soffocando la buona volontà dei giusti. Da chi ci aspettiamo una parola di pace e di giustizia? Dalle Chiese, sicuramente, ma anche dalla società civile, nella quale i tre vescovi riponevano enormi speranze. E arriverà il giorno in cui a sentire le parole pronunciate in questo o quel comizio, qualcuno troverà indecente che vengano ipotizzate schedature dei Rom, chiusure dei porti, respingimenti in mare. Ci siamo passati e ci ripasseremo, ma lo spirito e i principi dei giusti riusciranno a prevalere.

ACCOGLIENZA Purtroppo "sussistono atteggiamenti di chiusura e di rifiuto". Forse anche all'interno delle Chiese, che non sempre hanno avuto sufficiente coraggio nello stigmatizzare forme di inquietante razzismo e aggregazioni di bassa lega, inconcepibili in una società che si avvia a essere multirazziale e multiculturale.
"La sfida che viene alla Chiesa in questo campo – dicono i vescovi – è grandemente impegnativa: l'accoglienza reciproca è un banco di prova dell'autenticità dell'amore cristiano"
Don Tonino Bello

Qualcosa andava detto di fronte al giuramento con vangelo e rosario in mano. E se qualcosa è stato detto non è stato sufficiente. Qualcosa andava detto anche sull'estenuante comunicazione politica, piena di distorsioni della realtà. Qualcosa, infine, andava detto su un razzismo basato sull'odio di classe, rivolto dalla società agiata contro i bisognosi. Più d'una volta lo ha spiegato Emma Bonino: "non vogliamo più avere a che fare con i poveri". Salvo poi dichiararci portatori sani della cultura giudaico-cristiana e della tradizione. Ecco, diciamo che quella cultura e quella tradizione sono il pezzo forte di Sant'Ambrogio, Maestro di laicità e di accoglienza, che in tempo di crisi insegnò la carità e l'inclusione alla sua città. Quella cultura e quella tradizione debbono ispirare le nostre decisioni più importanti, consentendoci di conservare lo spirito di questo grande padre della città di Milano, della cultura giudaico-cristiana e del principio di laicità nella vita politica.