in foto: Unione Europea

Dobbiamo tutti fare un mea culpa: da Nord a Sud passando per Roma capitale.  Abbiamo immaginato che la soluzione a tutti i problemi del nostro sistema potesse essere affermare una identità locale in luogo di quella nazionale, per poi ritrovarci in una situazione parossistica in cui l'intero contesto perde credibilità nel mondo. Chi scrive è un convinto meridionalista ossia un sostenitore delle grandi opportunità offerte dalla nostra terra e soprattutto delle sue potenzialità.  Ma proprio sostenendo l'identità e la storia della nostra magnifica Terra ho compreso come l'errore sia epocale.

Il post Tangentopoli è stato caratterizzato dalle rivendicazioni della Lega Nord, un movimento di respiro prettamente locale, che attribuendo dei confini economici ad un territorio (cosa di cui la storia non ha memoria) economicamente produttivo, ed intuendo un rapido processo di crescente difficoltà delle piccole e medie imprese , seppe cavalcare con un nuovo modo di comunicazione urlato (e dunque vicino a quello della piazza esasperata dalla distanza che ancor di più oggi esiste tra rappresentanza pubblica ed elettorato) ed aggressivo la propria distanza dal sistema.  La propaganda politica è efficace quando sa individuare un "nemico comune" che la Lega seppe individuare in "Roma Ladrona"  (pur portando i propri rappresentanti all'interno del sistema) e nel Mezzogiorno, terra da sempre fucina di talenti che proprio passando per il centro produttivo del Paese riuscivano sempre più stesso ad acquisire posizioni sociali.   All'avanzare della Lega corrisponde un crollo della politica intesa come rappresentanza di tutti i ceti sociali dell'elettorale e l'avvento di Forza Italia che ha nella borghesia e nei pensionati il suo interlocutore privilegiato per tipologia di istanze.

Il Mezzogiorno non seppre immaginare un cammino similare a quello leghista. Un territorio che ha nella storia e nella vera cultura (non quella business) delle matrici costituenti un DNA universalmente riconosciuto vide una vera e propria frammentazione politica e partitica, incapace di divenire interlocutrice della politica tradizionale. Così gli interessi del Paese divengono di fatto Nord Centrici con le alleanze Lega – Forza Italia e Lega Ulivo e conseguente depauperamento di qualsiasi progetto politico serio per il Sud.

Ed è proprio questo il momento decisivo in cui tutti commettono l'errore più grave: mentre in casa ci si azzuffa per chi è più bello, più ricco, più colto ed efficiente, il mondo vive un processo di velocissima globalizzazione.  I confini territoriali iniziano a divenire labili e si ragiona in termini sempre più globali.  Ma un Paese che non conosce reale unità e che gradualmente perde potere negoziale all'estero a causa di governi sempre più schiavi dei poteri forti e sempre meno attenti agli interessi di casa nostra …..diviene un Paese alla mercè dei poteri forti: ecco lo shopping di banche, gruppi imprenditoriali, investimenti nel settore pubblico venduti come sviluppo ma che in realtà nascondono un vero e proprio massacro di tutto il patrimonio nazionale. Si perdono le comunicazioni,  le banche principali divengono estere, i porti veri e propri "lidi privati" di multinazionali.  Di quell'Italia che ad esempio aveva saputo fare la fortuna di super potenze come Germania e USA con la sua forza lavoro , resta esclusivamente la storia.

E mentre a New York , a Berlino, a Sydnei gli italiani combattono per affermare che non tutto è mafia, che Italia non è solo maccheroni ….negli stereotipi tipici che il Nord del mondo seppe dare ai nostri connazionali,  in casa nostra qualche scrittore e intellettuale (ma su questo si potrebbe aprire un capitlo lunghissimo visto che il pappagalismo non è intelletto) provava a teorizzare che alla fine possiamo non avere bisogno di nessuno e che in un mondo globalizzato possiamo immaginare di interloquire da pari con le super potenze internazionali. Il tutto dimenticando volantariamente come il mondo sia cambiato e vendendo alla gente, che storicamente ha sempre avuto bisogno di un Masaniello pronto ad affermare cosa sia giusto e cosa sbagliato)  un nuovo nemico.  Il Nord è nemico del Sud, il Sud è nemico del Nord.  Roma è ladrona, Milano è la capitale del malaffare, sotto il Vesuvio sono tutti fannulloni ed in Sicilia c'è solo apparato pubblico. Questi luoghi comuni sono divenuti così caratterizzanti da divenire la coperta di Linus sotto cui coprire anni di governi locali collusi con malavita e malapolitica, rappresentati pubblici meridionali venduti ai poteri forti e via dicendo.  I segni della disgregazione nazionale sono evidenti: provate con una società italiana vincere qualche gara in Francia, in Inghilterra, in Germania. La logica nazionale di quelle realtà farà in modo tale che sarà impossibile mettere una bandiera italiana in affari capaci di creare sviluppo.  In Italia invece l'esterofilia diviene imperante. Anche i direttori dei musei sono stranieri, così come ogni altro contesto nevralgico del Paese.

Così mentre noi giochiamo a guelfi e ghibellini, con # immaginiamo di fare la politica, l'Italia diviene una merce di scambio all'estero mortificando milioni di nostri concittadini che quotidianamente hanno ingoiato bocconi amari che qui non è neanche possibile immaginare.  Non è un caso che questo sia l'unico Paese in cui si fischia la propria Nazionale e non è neanche un caso che sprovveduti politicanti dell'ultima ora,  facciano proseliti su web immaginando paragoni tra il Sud e la Catalogna ad esempio, dimenticando che di fatto questa realtà è economicamente forte ed organizzata e potenzialmente autonoma nel contesto spagnolo ma non credibile in ambito internazionale.  D'altra parte ciò che abbiamo non siamo in grado di valorizzarlo ed è dunque ridicolo e deleterio continuare al gioco di bandiere ed interessi locali , senza comprendere come l'identità territoriale ha oggi senso all'interno di un sistema complesso , che proprio in quanto sistema deve interagire e non scontrarsi.

Ben vengano le macro regioni, le autonomie, le bandiere, le nostalgie per i Re ed i ducati……ma in un contesto nazionale in grado di esprimere un potere negoziale del "SISTEMA PAESE" che consenta ad interno ed esterno di UE di far sentire le nostre ragioni, ridando identità alla nostra storia e recuperando quello spirito nazionale che in pochi sentono perchè non redditizio.  Basta con politici da monopoli e commercianti di carta scritta. Stop ad imprenditori incapaci di immaginare un sistema , di avere una visione collettiva capace di esaltare le individualità e la storia di ogni singolo territorio.  Se non siamo in grado di essere maggioritari come uomini del Sud iniziamo ad assumere le nostre responsabilità ed a immaginare qualcosa di più complesso a cui le nostre testoline non sono mai arrivate.

Fin quando Padania, Centro, Sud , Isole non saranno i motori di un sistema nazionale capace di valorizzare le peculiraità di "orchestre" capaci di esprimere un valore unitario, continueremo ad essere come i vecchi nobili di oggi , che siedono ai tavoli per tradizione ma che contano come il due a briscola.  Il tempo dei bambinetti e dei professorini è terminato. Chi ha le braghe immagini il futuro e lo costruisca