Edward Wilson, alla metà degli anni novanta, definì la biofilìa come “l’affiliazione emozionale innata dell’uomo agli altri esseri viventi”. Qualcosa di profondamente annidato nella nostra psiche e che è diventata parte della nostra esistenza attraverso milioni di anni di evoluzione. Risposte profonde che si muovono a livello emozionale molto spesso inconsciamente ma che toccano l’essenza stessa della nostra umanità e della nostra storia come specie.

Le emozioni sono il linguaggio che consente la comunicazione tra specie diverse. Proprio attraverso i sentimenti, le emozioni e le sensazioni siamo in grado di stringere profondi legami con gli animali con i quali i linguaggi verbali sono di difficile comprensione e quelli non verbali spesso troppo complessi per la lettura umana.  Ancora oggi si discute animatamente su ciò che riguarda la classificazione delle emozioni umane fondamentali. Di fatto l’incertezza sull’argomento è tale che l’elenco delle emozioni primarie umane oscilla da tre a trecento.

 Se esiste questa incertezza riguardo alle emozioni umane che dire di quelle che riguardano gli animali non umani?

Molti etologi, biologi evoluzionisti e psicologi comparati nel tempo hanno finito per definirsi comportamentalisti, sia perché la loro principale occupazione e' studiare il comportamento, sia perché hanno spesso evitato di considerare le esperienze mentali ed emotive degli individui non umani.

Ancora oggi la frangia più tradizionalista degli etologi usa con profondo disagio espressioni come: pensare, intendere, credere, provare se riferiti agli animali non umani.

Parzialmente cani e gatti sono riusciti a superare parzialmente questo tabù, di certo non la maggior parte degli altri animali domestici e selvatici. Ancora oggi la principale ragione utilizzata da questi scienziati a sostegno di questo atteggiamento, resta la natura stessa delle esperienza mentali ed emozionali di un animale, inaccessibili all'indagine scientifica, e difficilmente sostenibili se privi di prove verificabili e riproducibili.

Proprio Charles Darwin, così come molti altri studiosi del comportamento animale, considerava proprio la comunicazione come espressione delle emozioni. Naturalmente e' intuitivo comprendere che poiche' gli uomini sono in grado di raccontarsi le emozioni e i pensieri, quindi ne sono dotati. L' errore nasce nel supporre il contrario: poiché gli animali non si raccontano il mondo interiore, quindi ne sono privi.

Oggi sappiamo che gli animali sono in grado di esprimere la loro complessa vita emozionale anche in assenza di forme di comunicazione visibili a noi umani (gli uomini hanno accesso solo ad una parte del linguaggio tra animali). Ovviamente non esiste un'unica strada per che ci conduca direttamente al mondo emozionale di un altro essere vivente.

Proviamo ad utilizzare un esempio semplicissimo "può una persona provare di essere innamorata?" .

Dal momento che non siamo in grado di sapere con certezza nemmeno cosa prova un nostro con specifico, sebbene l'uso del linguaggio ci avvicini, perché dovremmo essere in grado di verificare l'esistenza di emozioni negli animali prima di poterle comprendere o almeno provarci? La presenza delle cellule dell'empatia (neuroni a specchio) e delle cellule fusiformi in molte specie animali, unitamente al moderno approccio della neuroanatomia funzionale, autorizzano a supporre, anche in senso strettamente scientifico, l'esistenza di una complessa vita emozionale negli animali.

Nel presente qualcosa sta cambiando, proprio nel mondo scientifico e nell'approccio verso questa affascinante materia di studio.

Sono numerose le discipline che si occupano dell'intelligenza e delle emozioni negli animali: l'etologia cognitiva, la biologia evoluzionistica, l'antrozoologia, l'etologia relazionale, la psicologia ma anche la filosofia e la teologia. L'interesse cresce e qualcosa di nuovo sembra avanzare. I dati provenienti dagli studi in questo ambito stanno modificando la percezione del confine tra esseri umani e animali non umani ampliando i nostri orizzonti e superando vecchi box mentali in merito alle loro abilita' cognitive ed emozionali.

L'illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un'unica realtà

Paul Watzlawick
Oggi sappiamo che animali come elefanti, lontre e alcuni uccelli provano cordoglio, che topi e galline e cetacei sono empatici, che alcuni pesci hanno inaspettate capacita' cognitive, le pecore e tantissimi altri animali sono in grado di riconoscere decine e decine di volti umani e associarli ad emozioni diverse, che anche gli uccelli utilizzano strumenti come le scimmie antropomorfe e che come i cani, alcuni di loro sono in grado di elaborare informazioni e reagire  in termini di attività programmate nel futuro, che moltissimi animali utilizzano la classificazione e le attribuzioni di qualità alle categorie e la maggior parte e' dotato di una personalità e di specifiche individualità . Potremmo proseguire perché sono davvero tantissimi gli esempi da cui emergono qualità cognitive integrate con complesse reazioni emotive ed elevati gradi di flessibilità negli animali.

Da questo punto di vista, non hanno più motivo di esistere discussioni su chi è più evoluto, più intelligente, più forte, più morale, più degno e smettono anche di avere senso i pregiudizi sui comportamenti e le azioni degli altri esseri viventi.

Uno degli elementi chiave di accesso alla comprensione delle emozioni, è l’empatia.

Questa qualità ci indica la capacità di ogni animale di “sentire ed intuire” gli altri esseri viventi, leggendo l’energia e le intenzioni che muovono i comportamenti e orientano le relazioni. L’empatia ci consente una connessione con l’altro, un collegamento, un legame, un ponte; ciò che viene condiviso è lo stato emotivo. Questo dono, diverso per ognuno di noi, ci consente di cogliere la profonda connessione che ci lega come esseri viventi e la prospettiva dell’etologia relazionale concentra l’attenzione sul valore che viene apportato da ogni processo relazionale, in qualunque circostanza, per tutti i soggetti coinvolti ed è valido per ogni animale, nessuno escluso.

Solo l'empatia, la conoscenza profonda di se stessi, dei propri limiti, della propria autenticità, che racchiude in sé il concetto di diversità, rende possibile una comunicazione costruttiva ed una rete di relazioni molto intense con gli animali e con la natura. È una chiave d'accesso alle emozioni degli anmali e all'energia che ci collega al pianeta.