Che sudata, questa mattina! Ma è l’estate, non è certo una cosa strana che faccia tanto caldo e poi qui siamo nel cuore del Mediterraneo. Già, il mare! Teophile si era soffermato su quello un po’ lanugginoso veneziano, ma di certo la città dei Dogi aveva ben altro tipo di suggestioni da cui farsi rapire. Mi sa che il mio omonimo ha preso un bell’abbaglio a fermarsi a Roma durante il  suo Voyage en Italie. Siamo dei Gautier un po’ diversi, a parte i quasi due secoli che ci separano.  Alla fine, oltre al cognome, ci accomuna la passione per l’arte, per il Bello e il loro studio. Ma lui era un tipo di viaggiatore un po’ diverso da me. Andava alla ricerca di ciò che si immaginava già a tavolino di vedere e non si lasciava  distrarre più di tanto da quello che poi vedeva realmente. Lasciava poco spazio all’improvvisazione, al fuori programma. Elementi che alla fine sono invece quelli che più mi attirano, quando visito posti sconosciuti come quest’angolo sperduto del Cilento. E poi, tante cose affascinanti le ho viste proprio quando mi è capitato di perdermi. Una strada è sbagliata solo se non si hanno gli occhi giusti per gustarsi i luoghi dove ci conduce l'imprevisto.  Ormai ho deciso, arriverò da qui fino a Napoli. Duecento o trecento chilometri che siano, poco importa, li farò tutti a piedi. Avevo dei dubbi sull’allungare così tanto la mia traversata solitaria, di fare tutto il tragitto a piedi, ma adesso non più. E questa strada mi porterà sotto il Vesuvio! La Napoli che un pochino già conosco e su cui fantasticavo già prima di metterci piede,  grazie alla "penna" di un francese contemporaneo come Jean Noel. Monsieur Schifano lo seguo da un po’ sulle riviste nazionali e ho letto qualcuno dei suoi libri.  Mi ha colpito questo suo amore viscerale per la città del golfo, l’ispirazione che gli proviene dal crogiolarsi “sous les soleil napolitain”. Forse non sarebbe stato male mettermi in contatto con lui per qualche suggerimento su qualche angolo poco conosciuto da visitare, visto che è stato a lungo un veritable napolitain e continua ad esserlo a distanza. Ahi questi rovi, quanto pungono! Le mappe che ho consultato non sono molto chiare su alcuni punti del percorso. Magari potevo scaricarmi le tracce gps, ma non amo i cibi preconfezionati e una viandanza messa in sicurezza sotto il Segno del Satellite avrebbe perso un po’ del suo sapore. Un gusto genuino, senza sentore di conservanti o altre diavolerie artificiali. Proprio come il panino con gli insaccati e il formaggio locale che mi ha preparato ieri sera quella ragazza così jolie nella charcuterie, la Salummeria  del paese. Quante elle avrà la parola salumeria? Fammi un po’ vedere su Google translator. C’è segnale? Sembra di sì, per il momento. Ah, una sola, me ne devo ricordare. Ma mi sembra che il soggiorno romano stia dando buoni frutti, ormai me la cavo benino con la lingua di Dante, almeno così credo. Per capire mi capiscono, les italiens. Chi diceva che noi francesi siamo degli italiani tristi? Divertente questa ipotesi, forse un po’ è vera. Certo, almeno questo tratto da qui fino a Palinuro avrei potuto farlo in treno, vista la sua difficoltà e scarsa tracciabilità. Forse. Ma no! Le cose difficili rendono la vita facile? Può darsi! Chi era che diceva questo non me lo ricordo, ma che importa?  Qualcuno l’ha detto, chi sia stato è secondario e questa frase la faccio mia nei miei pensieri di viandante.  Zut, qui si perdono un po’ le tracce del sentiero. Ma no, ecco che riprendono un po’ più in là. Un saltello di qui, uno di là, hop… e ci sono. Mica si può stare ad autolimitarsi la vita facendo solo le cose belle sterilizzate, preconfezionate e prive di rischi? Non fa per me. Il pericolo peggiore per me sarebbe stato quello di perdermi lo spettacolo che mi sto godendo da questi sentierini talvolta appena accennati, talaltra che si troncano all’improvviso in un cespuglio di rovi. Ahi! Eh, sì, mi tocca di fare anche il giardiniere per proseguire. Amo la solitudine, è vero. Ma non troppo, quanto basta. Amo anche l’incontro. Peppe, Rocco, Gigino. Che personaggi che ho incontrato negli ultimi giorni, con il loro accento che mi risuona di un antichità così…attuale. Eh, eh. Altro che viaggio solitario, si fa per dire solitario. A me piace conoscere la gente dei luoghi dove transito, le loro singolari tradizioni, la loro filosofia talvolta semplice ma incisiva. Sono un temerario? Può darsi, ma per come sono fatto sarebbe più avventato per me rinunciare a spettacoli della Natura come questo. E poi, saranno stati pure avvincenti e pieni di spunti, ma tutti quei polverosi libri, tutte quelle schermate digitali dense di parole fittamente scritte, sono cose in cui sono stato immerso abbastanza, dalla primavera ad adesso. Per un po’ voglio scrollarmi dalle pupille le righe brunastre dei libri, ma anche le tante immagini belle ma virtuali impresse tra una pagina e l’altra, tra una schermata e la successiva. Studiare mi pace, certo, l’arte mi avvince e sarà la mia professione. Ma immergermi nella vita, in cartoline reali come questa, è per me qualcosa di irrinunciabile. Ah, questo zaino! Devo regolarlo meglio stasera, i legacci sono un po’ allentati e mi sbilanciano. Magari cercherò di allegerirmi pure, a malincuore, di questo libro di duecento pagine sulla filosofia eleatica che ho comprato proprio ieri in quella libreria che odorava di cose intimamente arcaiche. I luoghi di Parmenide e Zenone non sono distanti da qui e per raggiungere Napoli vi farò tappa, Velia mi sembra si chiami ora l'antica Elea della Magna Grecia. Il librone me lo leggo durante le prossime pause, ne fotografo le pagine salienti e, se trovo un italien o meglio ancora italienne sympa, glielo regalo. Ogni etto in più sulle spalle si sente, eccome! Devo esercitarmi maggiormente ad affinare la mia sobrietà quando preparo lo zaino. Devo farlo “decrescere” ancora un po’. Prima di partire mi è piaciuta molto l’intervista di France 2 a quell’economista non ortodosso che già un pochino conoscevo. Il buon Latouche, che parla di sobrietà abbondante. Del resto lo stesso Thoreau, l’ottocentesco caro vecchio disobbediente ecologista, eremita dinamico del lago americano di Walden,  non diceva forse cha la felicità di un uomo sta nel numero di cose a cui riesce a rinunciare? E io alla felicità faccio fatica a rinunciare, alle comodità invece non ho difficoltà a dire au revoir.  A’ tout à l’heure per un po’ ma in alcuni casi anche per sempre.  Quello a cui non dirò di no ancora a lungo, sono invece questi invitanti fichi che ho portato con me, avvolti dal fruttivendolo ieri pomeriggio in questa carta spessa beige così strana, ma sicuramente ben più ecologica dell’invadente cellophane. A quanto ho capito sono un po’ l’orgoglio locale questi succosi “moscioni”, così li chiamano. Che delizia. Per la sete, pas de probleme, non sono uno sprovveduto, la mia acqua ce l’ho, guai a farsela mancare. Presa “ al volo” prima di avventurarmi quassù, in quel simpatico baretto vicino alla spiaggia. Ma ora è meglio riprendere la marcia, oggi ho fatto meno chilometri di quanti ne ho fatti nei giorni scorsi. Ma qui è facile indugiare. Che colori! Questo verde così cangiante della vegetazione che va a confondersi con l’azzurro del cielo e il blu del mare. E che odori, forse qualcosa che mi ricorda certi sentori provenzali in questo periodo dell’anno. Così come le cicale, del resto, che anche qui non scherzano quanto a sonorità diffuse. Sento che potrei risultare positivo all’alcoltest, tanto sono inebriato da questo afoso solletico dei sensi. Ubriaco di Natura, è possibile ? Non credo che possa essere pericoloso come guidare un’auto dopo un quartino di rosé. O forse sì? Chissà. Non è la mia prima traversata solitaria, so bene che l’attenzione deve essere sempre presente nei miei passi, anche se ci sono distrazioni così ammalianti come quelle offerte da questo scenario cilentano. A quel che ne so, questa è stata terra di briganti ma anche di filosofi, di patrioti volenterosi ma sfortunati…che mix! Lo zaino, certo, devo starci attento. Il suo peso in fondo è anche accettabile, ma mi squilibra un po’ quando sono in discesa o devo saltare da una parte all’altra del sentiero a causa di qualche piccola frana, presente non di rado. Devo fare attenzione, certo, guai a distrarmi! Questi strapiombi così ammalianti sono pronti come spietate sirene, pronte a ghermirti in un abbraccio fatale, se non badi comme il faut ai tuoi passi e alla roccia, alla terra che calpesti. Ma io sto attento, ci mancherebbe! Forse avrei dovuto portarmi i bastoncini da trekking, ma li ho sempre considerati un’appendice, un sostegno non necessario. Poi magari mi ci sarei abituato pure troppo e non avrei più potuto farne a meno.  Simon  si sarebbe proprio lui costruito da sé un bel limite alla sua tanto amata libertà di movimento. No, ho fatto bene a lasciarli ammuffire un altro po’ nella mia stanzetta romana, dove vegetano ab immemore sull’armadio. E poi, il mare e gli scenari che si intravedono tra i cespugli invitano a mettere da parte la prudenza e a spingersi fin dove una solida suola in vibram e dei buoni polpacci come i miei possono giungere. La natura non si è posta limiti nel metter su uno scenario come questo e dovrei essere io a metterne ai miei passi? No, no, pas de limites! Me ne assumo il rischio e comunque vada ne sarà valsa la pena.

Raffaele Basile