Questo viaggio in U.S.A. sembra sia durato un’eternità..tanto che sono alla porte di una nuova emozionante avventura, ma questa è un'altra storia!

Oggi vorrei concludere la piccola serie di post dedicati al alla California parlando di Las Vegas e Los Angeles. Il capoluogo della contea di Clark, come tutti sappiamo, è una città dove tutto (o quasi) è permesso, non a caso esiste un detto che recita così: “quello che accade a Vegas rimane a Vegas”

Freemont Street in downtown Las Vegas
in foto: Freemont Street in downtown Las Vegas

La città prende vita soprattutto durante il  fine settimana infatti, i prezzi degli alberghi, lievitano notevolmente tra il venerdì e il sabato rendendo Las Vegas una delle mete più ambite da americani e non.  Tutto o quasi si concentra sulla famosa Strip dove i casinò fanno a gara tra loro per esibire la coreografia più bella e accattivante. Da non perdere una sosta di fronte al Bellagio per assistere  alla famosa danza delle fontane ma soprattutto, per chi come me è appassionato di street photography immancabile è una passeggiata in Freemont Street.

Casinò
in foto: Casinò

Situata nella vecchia parte della città  (downtown) Freemont Street è una lunga strada pedonale ricoperta da una volta di led luminosi che, ogni sera, offrono ai visitatori spettacoli di luci, suoni e colori. Qui è possibile trovare personaggi di ogni tipo, ragazze disinibite a petto nudo, persone travestite da Elvis o Al Pacino, adolescenti e persone non più tanto giovani che passano il tempo a bere, ballare e a giocare alle slot dislocate nei vari casinò che si possono trovare lungo la strada, insomma un vero e proprio "paese dei balocchi"!  Las Vegas mi è piaciuta molto per la massa variopinta di persone che la popolano ma francamente, non so se la metterei nuovamente nella mia wish list.

Los Angeles invece è la città che ho sempre immaginato. Riportando alla mia memoria il telefilm anni 70 “Chips”, le freeway si intersecano tra loro in un intreccio vorticoso di auto fino a condurre i turisti alle classiche località da visitare. Venice Beach, Hollywood, il Chinese Theatre, la Walk of Fame insomma, i percorsi che rappresentano le tappe fisse di chi vuole dare un morso alla città e poi fuggire.

Venice Beach
in foto: Venice Beach

Anche se in molti dicono che due giorni per “visitare” Los Angeles siano sufficienti io ritengo, in tutta onestà, che nemmeno un mese basterebbe per capirne le sue grandi, affascinati contraddizioni e la sua bellezza tipicamente americana. Siamo abituati a pensare ad L.A. come un covo di delinquenti che si fanno la guerra tra loro oppure la immaginiamo come la città che incarna perfettamente il grande sogno americano, la ricchezza, la fama  ma, alla fine, tutto è come deve essere in una città cosmopolita come questa.

Qui ho trascorso sei giorni ricchi di sole e mare, ho visitato gli Universal Studios, ho fatto un giro panoramico sulla ruota di Santa Monica , ho visto dove termina la Route 66 e ho fatto una passeggiata sulla spiaggia con i piedi immersi nell'Oceano Pacifico (gelato) ma la cosa che ho apprezzato di più è stato il fatto di aver deviato dai classici percorsi per avventurarmi nelle strade di downtown, luogo non molto rassicurante, dove i senza tetto popolano le vie e dove, obiettivamente, il girare con una macchina fotografica al collo potrebbe, in certi casi, portare a dei problemi.

Griffith Observatory
in foto: Griffith Observatory

D'altra parte, la macchina fotografica riesce a schermare anche la peggiore delle realtà e proprio grazie a questo, mi sono immersa in un aspetto diverso di  L.A., una realtà triste ma vera.  Anche se per rispetto delle persone che ho fotografato non pubblicherò nessuna delle foto che ho realizzato, ho capito che la sfavillante Los Angeles non è solo una scritta, Hollywood, una passeggiata sulla Walk of Fame o un tramonto dal Griffith Observatory,  non è solo surf e skateboard ma è un grande agglomerato di contraddizioni che vedono protagonista la doppia faccia degli Stati Uniti. I ricchi di Bel Air che fanno shopping sfrenato in Rodeo Drive a fianco di persone povere e bisognose che ogni giorno lottano per non essere fagocitati da questa città avida di esseri umani. Come fotografo non ho potuto far altro che documentare questi controsensi che fanno parte, comunque sia, dell'epoca in cui adesso viviamo.