Una bustina di Minerva non proprio generosa di alcuni anni fa descriveva la relazione tra Internet e la poesia come un “brago infernale” e riportava l’opinione di un poeta laureato, tenuto anonimo, che “se vai su Internet a cercare la poesia, trovi tanto materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio; i blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento”. Ciò nonostante, Eco nel finale del suo articolo elargiva briciole di speranza affermando la possibilità che “siccome la bontà dell'Altissimo è infinita, (…) anche in quel brago infernale possa talora sbocciare un fiore”. Ed è proprio di uno di questi fiori che vorrei scrivere qui, o meglio di un campo fiorito chiamato LaRecherche.it.

LaRecherche.it è un progetto di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani che, come dichiarato nel manifesto, “si propone la promozione di scrittori e scritture altrimenti invisibili nel panorama culturale italiano dominato e indirizzato a proprio piacimento dalle grandi case editrici e da un potentato di letterati e autori che decidono della vita o della morte letteraria di molti altri autori”. “LaRecherche.it è quindi un luogo virtuale di lettura, dove chiunque può pubblicare scritti e recensire libri, scrivere commenti ai testi pubblicati dagli autori” e “si propone come un luogo di confronto e di evoluzione della propria scrittura”. Con alcuni limiti. Infatti “i testi eccessivamente scadenti, in base all'insindacabile giudizio della redazione, saranno tolti dalla pubblicazione, naturalmente sarà motivata la decisione all'autore, il quale potrà lavorare sui testi e riproporli. Questo al fine di garantire una buona qualità degli scritti pubblicati a salvaguardia degli autori stessi e affinché LaRecherche.it sia veramente un luogo dove si possano fare buone letture”. Suona bene, no? Il sito infatti, nato per la pubblicazione di poesie ma che non disdegna gli altri generi, include “una sezione denominata "Il libro libero" nella quale vengono pubblicati gratuitamente i libri (e-books) proposti dagli autori che non trovano un editore per la stampa, o libri di autori che pensano che sia più importante essere divulgati e letti, anche gratuitamente, che voler essere comprati a tutti i costi con il rischio, quanto mai reale, di rimanere invisibili nelle librerie o nei magazzini delle case editrici a causa della cattiva distribuzione del libro”.

Segnalo, a dimostrazione della fioritura, i due testi che ho preferito tra i molti dei 948 autori a oggi registrati, tra i quali ho fatto alcune incursioni non sistematiche né, tanto meno (!), esaustive. Aggiungendo, in lista solo per la brevità di questo spazio, i testi di autori senz’altro notevoli a cui ognuno potrà riferirsi per iniziare l’esplorazione e, perché no, l’approfondimento del sito.

Franca Alaimo, Fuoco e neve

Hanno i cuori cuciti insieme dalla stessa paura
I corvi neri che si alzano a stormo
Per un secco e lontano rumore. E poi
Ricadono sparsi come sassi tra le foglie.
La luce bianca chiude il paesaggio
In un foglio di carta opalina
Accostando i grappoli di suoni
La danza del vento in imprevedibili traiettorie
E le calendule già sbocciate nel gelo
Sopra la carcassa del cane con gli occhi
Otturati dal fango, che guardano pacificamente
Dentro la sua stessa decomposizione
E dicono come la bellezza sia l’unica testimone
Che si rialza sempre dalla vita torturata dalla morte.
Dalla pietra muschiosa, dall’agave carnosa
Dall’erba foltissima la bellezza si avventura nello spazio
Rispecchiandovi i segni minimi di un mistero vastissimo
Parallelo al visibile. D’improvviso la visita impetuosa dell’acqua
Zittisce il turbinare dei merli, ricama umidi alfabeti nel vento
Circumnaviga gli oggetti lasciati all’aperto:
Zappe rastrelli sacchi di cemento una panca rugginosa.
Si piega in ginocchio come una bambina
Sui cespi fioriti del mirto, in giardino.
E il cammino profuma i suoi piedi:
il destro della nota dolciastra della terra inzuppata
il sinistro dell’aroma del finocchio selvatico.
Con la sua bocca bianca e buona
Il giorno invernale m’insegna
Che la lentezza deve misurare i pensieri
Che non occorre stare in affanno
Quando il tempo mi chiede
Di sedermi accanto senza parole
Fissando il fuoco che arde ed incanta
Con le sue lingue barcollanti impigliate nei rami
Che fischiano l’anima giovane del tenero midollo.
Non c’è cosa che duri per molto nell’inferno
La corteccia che brucia e s’annera
Staccando piccole squame
Fa un dolce profumo di resina;
la curva di un ramo imbiancato sotto la neve
fu la sua più bella architettura
il suo ultimo boschivo ricordo
Ricorda, oh ricorda!
Non c’è cosa che duri per molto nell’inferno.

Domenico Morana, Ufficio di stregoneria

al buio presto, all’alba tarda
al silenzio morte a distanza

missionario palpeggiamento
voce instabile trascinata
dal piacere per annegarsi

quella più persa di vista
con l’immagine del vapore
devi debole e doloroso
ingaggiare battaglia devi

lamentosa la stessa preda
d’impalpabile muffa estate
sempre a proposito combacia
nell’impero di questo tedio

un ordine dato alla notte
soddisfa tutti goccia a goccia

il raggio in una stanza vuota
straniero davanti alla porta
obbediente al metallo al vetro

oro e fuliggine alla volta
in questo esilio sta solenne
mormorando la sua lascivia

come sollievo, come specchio
in attesa di una parola
tosato bronzo oppure agnello

contro fonti, contro percorsi
inamidare ombre fissate
la cicatrice il tatto il modo

riflesso sul taglio del legno

Quindi, in un rigoroso ordine alfabetico:
Giovanni Baldaccini, Qualcuno
Cristina Bizzarri, Neti Neti
Massimo Caccia, Una chiocciola…
Giovanni Degli Esposti, La casa dei mille destini
Titti Ferrando, Cadenza perfetta
Paulie Flamant, Vorrei chiamarti America
Fiammetta Lucattini, Autografa
Roberto Maggiani, La rete, il viaggio (di uno dei padri fondatori ho scelto un testo programmatico)
Alessandro Mariani, Notte prima dell’intervento
Pietro Menditto, Sazia del suo lucido alfabeto
Daniela Messana, Quel soffio di ali nel sonno
Lorenzo Mullon, Pasqua!
Andrea Piccinelli, Disastro n.6
Luciana Riommi Baldaccini, Infans
Loredana Savelli, L’attimo prima della felicità

Certo, come in un campo fiorito al naturale, come in un giardino non coltivato, tra i fiori è inevitabile l’insinuarsi della gramigna. Ma c’è a chi piace così. C’è chi preferisce un campo di fiori selvatici, ineducati, infestati dagli insetti alle aiole geometriche e spocchiose dei giardini all’italiana o alla francese. Io, con una certa mediocrità di scuola oraziana, preferirei un giardino all’inglese, dove la natura selvatica non sia per caso ma faccia parte di una scelta estetica. Perciò ritengo che sarebbe bello un giorno fare dei Mille de LaRecherche.it un’antologia. Della poesia inselvatichita e subalterna?

Foto: Gian Maria Turi