No, non è una boutade. E neanche una fake news. Tra le pieghe della legge di stabilità spunta anche una norma che prevede tre nuove assunzioni presso l’Accademia della Crusca. Si, avete capito bene. Il governo gialloverde, che si è finora segnalato per un significativo cambio di passo nel linguaggio e nella comunicazione, in verità assai poco commendevole in quanto ispirato a violenza verbale e a cattivo gusto (quando non al turpiloquio), ha deciso di potenziare l’organico dell’istituzione deputata a custodire e a difendere la parte “pura” della nostra lingua (la farina) da quella “impura” (la crusca), il cui motto è “il più bel fior ne coglie”. Nata nel 1585 a Firenze, la sua opera di cesello è fondamentale ai fini della redazione e dell’aggiornamento del vocabolario italiano. Nel 2011 ha corso il rischio di essere chiusa per le ristrettezze economiche dovute alla crisi finanziaria, ma è poi assurta a nuova vita. Per la verità anche il governo Renzi, nel 2015, grazie agli auspici del ministro Franceschini provvide a un congruo finanziamento dell’Accademia, volto però alla realizzazione di progetti tesi alla valorizzazione della nostra lingua.

In questo caso, invece, si vuole potenziare il capitale umano dell’istituzione. Si spera forse di sollecitare un mutamento di rotta che legittimi espressioni e frasi talora irripetibili? Crediamo di no, se si considera la serietà e l’autorevolezza dell’Accademia. E allora, sembra piuttosto di essere di fronte a una classica ipotesi nella quale la mano sinistra non sa cosa fa quella destra. Non sappiamo questa volta di chi sia la manina (e se ci sia una manina), ma certo la cosa appare grottesca e beffarda. Avvisate Di Maio e Salvini, se potete.