La regione Toscana è la prima regione d’Italia ad aver legalizzato la marjuana a scopo terapeutico. Qual’è il suo pensiero a riguardo?

In Toscana non abbiamo affatto legalizzato la marijuana. Abbiamo approvato una legge sull’utilizzo terapeutico della cannabis, che è molto diverso. Significa che abbiamo inserito i farmaci che contengono cannabinoidi all’interno del sistema sanitario della Regione, con lo scopo di utilizzarli, in ambito medico e controllato, per cure palliative e terapie del dolore, come sostitutivo di analgesici come la morfina. È ben diverso dal dire “legalizzata la marijuana”.

Si sente di giudicare progressista questa decisione?

Secondo me dividersi in “progressisti” e “conservatori” quando si tratta di trovare modi per alleviare il dolore e diminuire la sofferenza delle persone non ha senso. Io credo che la nostra sia una scelta importante soprattutto dal punto di vista culturale, perché rompe il muro di ipocrisia di una discussione ideologica e spesso basata più su pregiudizi che su evidenze scientifiche documentate. Adesso tocca alle altre Regioni, e al Legislatore nazionale, confrontarsi e prendere una decisione.

Cosa pensa della sanità toscana?

Penso che, nel panorama italiano, abbiamo senz’altro uno dei migliori, se non il migliore, servizio sanitario regionale. Tanto che anche ministri dei passati governi di centrodestra ci hanno indicato come esempio virtuoso da seguire. Nonostante le magagne come quella del buco della Asl di Massa, abbiamo i conti in ordine senza reintrodurre ticket. Con i bilanci certificati, che solo noi in Italia facciamo, abbiamo potuto scoprire i problemi laddove erano presenti e prendere provvedimenti per tempo. I nostri cittadini, ogni anno, esprimono consenso e gradimento in ogni ricerca che viene pubblicata. Certo, non tutto è perfetto. Per questo siamo costantemente al lavoro per migliorare i servizi.

Lei è un fervente sostenitore dei social network come mezzo di comunicazione globale, proprio nei social network quest’evento ha scatenato la fantasia di molti sostenitori della legalizzazione (non solo a scopo terapeutico) quindi vorrei che chiarisse in quale modo la Regione attuerà questo provvedimento: esisteranno appositi reparti farmaceutici che si occuperanno della produzione/ distribuzione del prodotto come negli U.S.A.? Il prodotto sarà venduto sotto forma di medicinale?

Anche qui occorre fare chiarezza e non lasciar correre la fantasia. Gli oppiacei vengono largamente usati per lenire il dolore nei pazienti ospedalieri, ma come tutti i farmaci hanno anche effetti collaterali, e in determinate circostanze, possono dare assuefazione: ragione per cui si unirà l’uso della morfina a quello dei cannabinoidi, che, come è scritto nella nota di accompagnamento alla legge, “hanno la proprietà di ridurre i dosaggi degli analgesici oppiacei”. La nostra legge non scavalcherà la legislazione statale, e gli aspetti clinici saranno, cito ancora la nota esplicativa della legge, “rimessi alla responsabilità medica e all'evidenza scientifica”. L’uso di cannabinoidi, come ovviamente quello di qualsiasi altro farmaco e medicamento, sarà dunque consentito e non imposto. La Regione si occuperà della modalità di procedura, affidate al Servizio sanitario regionale, alle aziende ospedaliere universitarie e alle strutture private accreditate. Insomma: il legislatore regionale fa la sua parte, consentendo l’uso di farmaci e terapie, così come i medici, che hanno la responsabilità di prestare le cure e stabilirne le modalità, fanno la loro, in piena autonomia e responsabilità.

Saranno i medici curanti a eseguire le prescrizioni o sarà stilata una lista di malattie, com’è successo per le malattie rare?

La nuova legge dà sia la possibilità di acquistare farmaci a base di cannabinoidi (prevalentemente pasticche di produzione canadese e olandese), sia di utilizzare preparazioni galeniche – cioè preparate direttamente dal farmacista – attraverso il controllo delle strutture sanitarie. In pratica i pazienti potranno accedere ai farmaci cannabinoidi, in accordo con i medici, che potranno richiederli alle strutture sanitarie.

I giovani hanno interpretato questo provvedimento come un passo ipotetico verso la legalizzazione consumistica del prodotto (stile Amsterdam), alcuni ritengono che la legalizzazione globale potrebbe ridurre la criminalità causata da spaccio creando così gettito fiscale dovuto all'incremento del turismo, cosa ne pensa in merito?

Tutto questo non c’entra nulla con la nostra legge che, ripeto, riguarda esclusivamente l’uso di farmaci, e sottolineo ancora una volta farmaci, per le cure palliative ed il trattamento del dolore. Nulla a che fare con la legalizzazione delle droghe leggere.

Immagino Lei sia contrario all'uso della droga, se scoprisse che i suoi figli fossero consumatori di stupefacenti leggeri come la marjuana quale sarebbe la sua reazione?

Li farei riflettere sul fatto che alcool, droga, tabacco, ed in generale tutto ciò che crea dipendenza, fa male di per sè, e ovviamente ancor di più quando se ne abusa e se ne diventa schiavi. E, pur consapevole del fatto che nell’esistenza di una persona possono anche esserci momenti ludici e spensierati (“semel in anno licet insanire” dicevano i latini), cercherei di incoraggiarli a trovare altrove il loro divertimento, e a sfuggire qualunque dipendenza.

Alla luce di questo provvedimento cosa si sente di dire alle persone malate?

La prima ideatrice della nostra legge è stata una persona, Alessia Ballini, che adesso non c’è più, perché se l’è portata via, ancora giovane, un male incurabile. Nel corso della sua malattia ha dovuto sopportare momenti di dolore e sofferenza che, forse, quei farmaci che adesso la Toscana ha deciso di consentire, avrebbero alleviato. Ai malati nella sua situazione dico questo: stiamo cercando di fare il possibile per curarli, o almeno per migliorare la qualità della loro vita.

Cosa si sente di dire ai giovani che si aspettano una legalizzazione di "massa"?

Ragazzi, siete fuori strada. Questa legge non è l’anticamera della legalizzazione delle droghe leggere.

Ringrazio il Presidente Rossi che mi ha concesso la possibilità di eseguire questa intervista e il suo efficiente staff in particolar modo il Dot. Ottanelli Alberto.