Chi non ricorda il sarcasmo con cui Totò derideva l'onorevole Trombetta? Uno spettacolo nello spettacolo in cui tutti, ogni volta che rivediamo quello sketch, proviamo un misto di soddisfazione e orgoglio per il modo in cui viene sbeffeggiata la casta dei potenti, dal suo punto di vista intoccabile.

"Ma non avete ancora capito con chi state parlando…" recitava il grande Castellani, in un ruolo perfettamente inserito nel contesto della politica italiana contemporanea, ridicolizzando a sua insaputa le istituzioni di cui faceva parte. Eppure in quell'onorevole spocchioso c'era del vero che andava al di là dell'arroganza dei "caporali", come li chiamerebbe lo stesso comico napoletano.
C'era la certezza, da parte dei politici, di essere stati investiti di un'autorità insindacabile, di essere stati calati nel loro ruolo quasi divinamente, il che rendeva vano ogni tentativo di avvicinamento al popolo. Una fastidiosa sensazione che, pur rischiando di cadere nei luoghi comuni, esiste oggi più che mai.

Io sono l'onorevole Trombetta! – … Ma mi faccia il piacere!!!

Tale intangibilità dei politici, al di sopra di tutto e di tutti, è innegabilmente una nostra invenzione, dei cittadini.
E in particolare lo è questa nostra reverenza timorosa nei loro confronti. Reverenza palese se solo ci soffermiamo un attimo sull‘uso indiscriminato della parola "onorevole".
Non tutti sanno che questo "titolo" tale non è. Mi spiego meglio.
In nessuna carta ufficiale, tantomeno nella Costituzione italiana, è scritto che ai deputati del Parlamento (anche europeo) o ai senatori, debba essere riconosciuto l'appellativo di onorevole.

Questa fuorviante usanza ha origini molto lontane, ma non per questo vincolanti. Si utilizzò infatti nell'ancestrale Parlamento Subalpino del Regno di Sardegna, nel 1848, e dopo più di un secolo e mezzo fatichiamo ancora a scrollarci di dosso questo sintomo di servilismo, divenuto spontaneo nonostante lo si utilizzi tutt'ora esclusivamente per prassi.
D'altronde basta fare un giro, rischioso, tra i vari mezzi di informazione, televisione in primis, per renderci conto di quanto sia radicata questa cattiva abitudine. Tutti, dai più celebri presentatori TV ai redattori di molti quotidiani, hanno la prudenza di rivolgersi ai nostri deputati con quello che io voglio considerare un… auspicio (quello di diventare onorevoli), dimostrando una reverenza quasi religiosa.

Proprio per questo innato timore, sarebbe forse utile ricordare alcune cose.
Innanzitutto che i signori (questo sì che lo considero un complimento) da noi eletti, devono semplicemente rappresentarci, e sono dunque deputati a svolgere in nostre veci un'azione di governo del paese.
Inoltre la parola in sé, come ci spiega il Dizionario Treccani, ha un alto contenuto di significati e ci conduce ad una persona che sia "degna d’onore, onorata, che gode di alta reputazione (per meriti, dignità, grado, nobiltà, ecc.)", e che dunque dovrebbe, o per meglio dire potrebbe, essere attribuita a soggetti che si siano particolarmente distinti per il loro operato o per la loro integrità morale. Ma vi pare che gente come Dell'Utri, Borghezio e Cuffaro o ancora ministri come 

Maroni o Bossi, solo per citare qualche condannato, possano avere il diritto o l'opportunità di essere incensati come individui degni d'onore?
Del resto come può esserlo chi per primo si definisce onorevole?
In effetti negli ultimi anni vi sono stati alcuni tentativi di correggere questo errore di attitudine, attraverso la legge, proponendo l’abolizione del termine, ma sono velocemente naufragati negli strategici silenzi delle aule parlamentari. Giustamente, verrebbe da dire, poiché a pensarci bene l'utilizzo del termine onorevole non essendo sancito da nessun articolo di legge, non avrebbe neppure bisogno di una legge che lo abroghi. Piuttosto sarebbe sufficiente abituarci tutti e il prima possibile all'esistenza di una nostra dignità, e utilizzare la parola appropriata che è deputato o senatore, dimostrando alla classe politica che nomignoli da cabaret possiamo lasciarli tranquillamente al mondo del cinema.

L'Italia è un paese abbastanza singolare, almeno in ambito europeo.
Siamo forse gli unici in grado di odiare e in certo senso assecondare alcuni meccanismi corrotti della nostra democrazia.
Facciamo dunque capire che siamo stanchi anche di questo, e che con questi simbolici aspetti pretendiamo di filtrare chi ci rappresenterà.
Iniziamo a prendere coscienza di cosa ci spetta e di cosa non spetta ai nostri governanti. Cominciamo a pretendere l'attenzione verso ciascun cittadino, dichiarandoci pari, per dignità, ai nostri politici, e smettendola una volta per tutte di rivolgerci a loro con appellativi ridicoli e desueti.
Se potessi farei partire una petizione per questa causa, ma non credo, in ogni caso, che servirebbe quanto una reale presa di coscienza collettiva, in grado di scrollarsi di dosso questa strana sindrome dell'onorevole Trombetta.

Ma ve lo immaginate uno sketch dove Totò sbeffeggia con il suo " ma mi faccia il piacere!" un tale deputato Trombetta? Credo non avrebbe fatto altrettanto ridere.
E la politica in effetti è un'altra cosa. E' una cosa seria.