Marianna Manduca, mamma di tre bambini  è stata uccisa a coltellate dall'ex marito nel 2007. La sua drammatica storia ha ispirato il film RAI 1 "I nostri figli" con Vanessa Incontrada e Giorgio Pasotti.

La donna  aveva sporto denuncia ben 12 volte riferendo anche delle minacce di morte ricevute tra le quali "io con questo coltello ti ucciderò".

In primo grado è stata ritenuta la sussistenza di una grave violazione di legge commessa con negligenza inescusabile dalla Procura di Caltagirone che, nel trattare il caso, aveva omesso di porre in essere i dovuti atti di indagine e conseguentemente è stato riconosciuto  un risarcimento del danno patrimoniale di € 259,200,00 oltre rivalutazione ed interessi ma, in grado d' Appello, è stata considerata mancante la prova del nesso tra l' omissione addebitabile alla procura di Caltagirone e l' omicidio della donna e così dall' accoglimento dell' appello proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri è derivata  la condanna alla restituzione delle somme da quest' ultima versate in esecuzione della sentenza di primo grado, oltre interessi legali dal versamento al soddisfo.

Nella sentenza N. 198/2019 della Corte d' Appello di Messina si legge "Ora, se pure la commissione delle condotte minacciose oggetto delle denunce del 2007 consentiva di presagire che quest' ultimo avrebbe potuto utilizzare quel coltello per reiterare il reato e suggeriva la necessità di effettuare perquisizione e di sequestro dell' arma, onde sottrarla alla disponibilità dell' uomo, tuttavia, neanche siffatta attività avrebbe impedito l' esito mortale del conflitto coniugale".

E più avanti "Il … infatti, avrebbe potuto facilmente procurarsi un' altra arma aventi caratteristiche similari a quello utilizzato per uccidere, semplicemente acquistandola. Il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità di un' arma avente le caratteristiche similari a quella utilizzata dal … inducono a ritenere che neanche l' effettuazione del sequestro del coltello avrebbe impedito l' omicidio della giovane donna", trattandosi di un' arma bianca oggetto di libera vendita facilmente acquistabile.

E più avanti ancora si legge  che la Corte ritiene che neanche l' interrogatorio dell' uomo sarebbe servito, "ciò non sarebbe bastato a  dissuaderlo dal proposito omicidiaro" (?).

Nulla insomma, a dire dei Giudici d' Appello, sarebbe servito a distogliere l' uomo dal proposito di uccidere la donna.

Rabbia, amarezza, profondo dispiacere, questi i sentimenti che mi assalgono nel leggere le motivazioni della sentenza della Corte d' Appello di Messina.

Che giustizia è mai questa? Come è possibile che i Giudici d' Appello abbiano previsto con tanta sicurezza che ad evitare l' omicidio non sarebbero serviti la perquisizione ed il sequestro del coltello? Che non sarebbe servito a nulla l' interrogatorio dell' uomo?

Se tutto ciò è vano e le indagini sono considerate inutili in presenza di ben 12 denunce, mi domando in quale considerazione vada presa una sola denuncia…

Non è possibile dire che nessuna attività di indagine avrebbe impedito l' uccisione della donna senza offendere l' intelligenza di chi legge, non si possono sostenere cose simili! Perché anche un bambino è in grado di comprendere che non sarebbe stata la stessa cosa se quel coltello fosse stato prontamente sequestrato e non fosse stato più nella disponibilità dell' uomo o se lui stesso  fosse stato interrogato e avesse avvertito che la sua condotta e i suoi comportamenti erano attenzionati e se avesse sentito sul collo il fiato degli inquirenti.

Ma allora mi chiedo perché continuiamo a consigliare sempre di sporgere denuncia in presenza di atti che possano integrare gli estremi di reato?

Che discutiamo a fare di interventi legislativi e proposte di legge? E perché ci soffermiamo così tanto a discutere di violenza sulle donne e dei molteplici casi di violenza domestica?

Che parliamo a fare di Convenzione di Istanbul di violazioni di diritti umani se oggi siamo costretti a leggere nelle sentenze che persino le indagini sono inutili e nulla riesce a dissuadere il folle di turno dal proprio proposito criminoso che sfocerà nell'omicidio e a nulla serve dunque l' impiego da parte degli inquirenti della dovuta diligenza nel prevenire la violenza e nel proteggere le vittime?

Lascio volutamente la domanda aperta ai commenti dei miei lettori