Come spiega l'onorevole Coppola, la scheda ballerina è un possibile metodo per la manipolazione del voto: l'organizzazione malavitosa fornisce una scheda precompilata all'elettore che la metterà nell'urna al posto di quella fornita dagli addetti del seggio. Ma siamo proprio sicuri che l'elettore lo farà? Certo: riporterà indietro quella bianca ricevuta al seggio come prova della fedeltà all'organizzazione, che la userà per l'elettore successivo. In questo modo avrà la sua ricompensa: 50 euro, una ricarica telefonica o, più semplicemente, sarà al riparo da ritorsioni.

Ne ha parlato qualche anno fa Roberto Saviano ma gli appassionati di Gabriele Salvatores lo sanno dal 1993, quando videro al cinema il film Sud. L'emendamento Coppola-Boccadutri taglia la malapianta alle radici e tra un attimo vedremo come, dopo esserci posti una domanda retorica: da dove esce la prima scheda bianca da dare al primo elettore da controllare? Può essere rubata prima delle operazioni di voto (come nel caso del film Sud) o può essere una scheda falsa stampata in una tipografia connivente. Anche se venisse individuata e riconosciuta come falsa durante lo spoglio non invaliderebbe per intero le operazioni di voto.

E se la scheda avesse un tagliandino rimovibile con stampato un codice univoco? L'operazione di voto sarebbe semplice e sicura: registrazione del codice univoco stampato sul tagliandino al momento della consegna della scheda all'elettore; rimozione del tagliandino in presenza degli addetti al seggio prima della deposizione della scheda votata nell'urna; conservazione del tagliandino presso gli uffici elettorali. Non ho capito come verrebbe garantita la segretezza del voto. Io eviterei le registrazioni e userei un doppio tagliando: il primo da rimuovere alla consegna della scheda, il secondo al momento dell'inserimento della scheda nell'urna. Entrambi, ormai inservibili, andrebbero consegnati all'elettore.
Però direi che qualunque sia la soluzione tecnica, un grazie a Paolo Coppola e Sergio Boccadutri è doveroso.