giuseppe conte

Che cosa farà Giuseppe Conte e quali scenari si aprono ora per il Movimento 5 Stelle? Gli spazi di manovra sono molto stretti e gli effetti sul consenso del partito -nonché sulla tenuta democratica del Paese- saranno pesanti. Il presidente del Consiglio salirà al Colle e si dimetterà, poi cosa farà Sergio Mattarella? Sono diversi gli scenari che si aprono ora, cerchiamo di analizzarli.

Governo Movimento 5 Stelle – Partito Democratico a trazione renziana

Lo schiocco di dita di Matteo Salvini ha reso quasi impossibile per il M5s tornare alle urne senza uscirne dimezzato (sì, la metafora è proprio quella di Thanos in Avengers: Infinity War). Il primo scenario che si apre ora per Luigi Di Maio è quello di cercare un'alleanza con il Partito Democratico, ma non quello burocratico del segretario neo-eletto Nicola Zingaretti (il fratello di Montalbano), bensì con quello dei 111 parlamentari Dem eletti il 4 marzo 2018 che sono in larga parte seguaci dell'ex-segretario ed ex-presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Ed è proprio Renzi l'ago della bilancia di questa crisi: se il M5s dovesse allearsi con lui, magari con un patto alla tedesca come suggerisce Graziano Delrio, la rivolta nella base dei grillini sarebbe implacabile. Se c'è qualcosa che spaventa Rocco Casalino -che non gestisce solo la comunicazione del presidente del Consiglio, ma tutta la comunicazione dei 5 Stelle (quindi gestisce anche l'azione politica del Movimento, visto che le sue scelte sono orientate dai like su Facebook)- è il malcontento dei leoni da tastiera, che fino a ieri condividevano meme contro il "partito di Bibbiano" e che odiano la "Boschi amica dei banchieri". Non a caso, un 5 Stelle molto vicino alla Lega come Stefano Buffagni soltanto ieri dichiarava: "Sono terrorizzato all'idea di dover parlare di banche con Renzi e Boschi".

In questo scenario, il proverbiale scorpione sul dorso della rana sarebbe il senatore di Scandicci: l'appoggio a un governo con il M5s sarebbe finalizzato al recupero del suo consenso personale, un'operazione che in un paio di mesi potrebbe portare a una nuova crisi e all'uscita della sua componente dal Pd per formare un nuovo partito (che i sondaggi assestano al 5%). Per sterilizzare questa manovra, l'unica soluzione sarebbe far entrare lo stesso Renzi -oppure Maria Elena Boschi- nell'Esecutivo, ma questa soluzione viene avversata tanto dai volti noti del Movimento, che dagli stessi interessati del Pd.

In ogni caso, il pericolo più grosso per queste due forze politiche è la manovra di bilancio di ottobre, nella quale andranno reperiti 33 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva. Inevitabilmente, tagli e nuove tasse faranno perdere consenso a entrambi… consenso recuperabile solo in un'ottica lunga tre-quattro anni, visto che l'alternativa delle urne li decimerebbe.

Governo tecnico o governo ponte

Il secondo scenario che si apre per il Movimento 5 Stelle è quello di appoggiare un governo tecnico, oppure un governo ponte, che si faccia carico proprio della manovra economica. In quest'ottica, il presidente Mattarella potrebbe proporre un revival dell'incarico affidato per pochi giorni a Carlo Cottarelli. Il nome che va per la maggiore sembra essere quello di Mario Draghi, che terminato il suo incarico come governatore della Bce potrebbe tornare il patria forte del consenso derivato dagli effetti sull'economia europea del quantitative easing. Ma il M5s può appoggiare Draghi dopo la gloriosa stagione dei "draghi ribelli" di qualche anno fa? I sovranisti pentastellati sono pronti a farsi "commissariare dall'Europa e dalla Troika"? Anche in questo caso l'emorragia di voti per i grillini sarebbe ingente. Forse, un governo ponte che si faccia carico della manovra economica e poi lasci il posto a un Esecutivo M5s-Pd potrebbe essere meno traumatico. Ma quale sarebbe l'orizzonte? Il taglio dei 345 parlamentari con la legge Fraccaro.

Il fronte unito contro Salvini e un governo per cambiare la legge elettorale

Tutti vogliono votare la legge Fraccaro sul taglio dei parlamentari, anche se questo significa che le urne si spostano almeno di un anno. Con il taglio dei parlamentari vanno ridefiniti tutti i collegi elettorali. In un anno, il governo che sarà in carica potrebbe calare il jolly: la riforma della legge elettorale. Lo spauracchio che più terrorizza Matteo Salvini è questo: una nuova legge di tipo proporzionale che costringe anche una forza come la sua (che dopo i passi falsi di agosto si assesta -secondo i sondaggi- ancora sopra il 30% dei consensi) a stringere alleanze prima del voto. Ma allora perché Salvini si è infilato in questo casino se sapeva di non poter andare subito alle urne?

L'asso nella manica di Salvini: 12 grillini voteranno la sfiducia?

Salvini contava e conta ancora di andare alle urne, perché incredibilmente potrebbe passare la mozione di sfiducia al governo di Giuseppe Conte. Come è possibile? Lo rivela un vecchio squalo della politica come Gianfranco Rotondi, secondo cui il Capitano conta sul voto di dodici grillini traditori. Perché un parlamentare M5s dovrebbe votare la sfiducia al governo Conte? Perché se si va alle urne ora, molti grillini non saranno rieletti visto il drastico calo di consensi.

Un buon posizionamento nei listini della Lega, invece, garantirebbe un seggio assicurato per i prossimi cinque anni -senza contare di non dover più restituire parte dello stipendio, né dare oboli all'associazione Rousseau. Ed ecco spiegata la mossa ferragostana di Salvini: convinto dell'appoggio di tutto il centro-destra, compresa Forza Italia, e di alcuni franchi tiratori pentastellati, la stretta del Capitano poteva riuscire in una blitz-war fulminante. Ora, però, sembra essere venuto meno l'appoggio di Silvio Berlusconi, quindi anche questo scenario è del tutto incerto.