New media, social media, profili da una parte, fake dall’altra, followers, like e chissà cos’altro può venire in mente se si pensa alla comunicazione online, quella di nuova generazione, quella che non passa per gli strumenti di comunicazione tradizionali e che ormai viene assunta a strumento d’eccellenza della comunicazione innovativa. È vero, lo è già solo perché constente a tantissime realtà di pubblicizzare la propria iniziativa come mai è stato prima possibile. Peccato però che, affamati dall’utilizzo degli strumenti innovativi, non ci si accorge che non vanno bene per tutto e per tutti.

Da qualche giorno la stampa diffonde i risultati elettorali delle ultime amministrative, quelle di due, tre giorni fa e – ballottaggi a parte – i conti per i tantissimi candidati ai consigli comunali sono stati già fatti e non si può evitare di notare che quei candidati che hanno affidato gran parte della loro campagna elettorale (per non dire tutta) alla rete, hanno collezionato una sconfitta comune a tutti loro. A certificare questo dato c’è proprio il M5S, proprio quello che aveva reso autorevole l’utilizzo della rete come strumento di nuova propaganda elettorale a tal punto da far credere a tutti che senza quel tipo di comunicazione non ci sarebbe stata storia da eletto.

[quote|right]|Quei candidati che hanno affidato la loro campagna elettorale alla rete, hanno collezionato una sconfitta[/quote]

Cosa è successo? Le campagne elettorali amministrative sono poi così diverse da quelle nazionali? In effetti sì, nei piccoli e medi centri il voto passa per la “pacca sulla spalla”, ma non è così in una città grande, anzi in una metropoli come Roma. Non ce la si fa ad andare a chiedere il voto porta a porta, pur volendo, visto il troppo poco tempo in un territorio vastissimo. E allora ecco la rete, i follower, i mipiace diventano il sondaggio casareccio per valutare la propria forza elettorale. Ma, come sempre, saper fare una professione non vuol dire essere bravi a “sfilare” soldi a qualcuno, ma essere competenti nell’ottenere specifici obiettivi conoscendo benissimo gli strumenti che si utilizzano. E se molti di quei candidati, anziché coinvolgere il nipote del cugino di un amico – che è giovane e “smanetta” bene con i social – avessero chiesto a uno di noi (sono costretto a collocarmi tra i falegnami che conoscono il legno), avrebbero ottenuto come risposta quella di non perdere tempo su quei media perché una grande città ha meccaniche di comunicazione tutt’altro che globali. I social media sono un accessorio che rende solo tutto un po’ “fighetto”. E non basta neanche farsi fotografare in qualche posto della città con qualche comparsa ad-hoc (amici e conoscenti) per realizzare qualche scatto da postare sui social, tanto il risultato non cambia.

[quote|right]|I follower, i mipiace diventano il sondaggio casareccio per valutare la propria forza elettorale.[/quote]

Ed ecco allora che i più votati sono proprio, ancora una volta, quei personaggi che hanno tappezzato la città di affissioni, hanno organizzato qualche convention (oggi i comizi si chiamano così) interessando lobby, scenari e temi diversi a seconda del territorio; insomma, persone che sanno quale è la strategia. Giusta? Sbagliata? Corretta? Ingannevole? L’obiettivo è quello di approdare in un consiglio comunale e non quello di sensibilizzare il popolo, magari quello lo si può fare dopo (lasciamo spazio ai sogni).

Un manifesto è un manifesto, che colpisce molti più occhi di quelli che passano sulla timeline di facebook in cui, se hai 15mila followers sei un sciocco se pensi che stiano tutti e 15mila ad aspettare che pubblichi qualcosa, e non sono neanche la metà o ancor meno: sono solo quel tot di 15mila che quel momento è collegato alla rete, di cui quel “x” che è su facebook e che in quei 5 secondi si trova a scorrere la timeline nel momento in cui hai postato qualcosa. I risultati positivi di un’attività media sui social sono a lungo termine, non in due mesi in cui decidi di dare retta a quel nipote del cugino di un amico a cui hai sempre detto che tanto i social servono solo per parlare con gli amici.

Le affissioni invece le vedi ora alla fermata del tram, fra 5 minuti fuori il market, dopo mezz'ora sotto casa, uscendo dopo cena sul bus che passa mentre aspetti o a cui sei dietro con l’automobile. Manifesti, manifesti e manifesti sono quello che fa veramente misurare l’intenzione di una persona nel voler essere eletto, e da ieri a Roma un’idea sta già venendo fuori. Non so se sentirmi tradizionalista o uno che sa cosa serve per dire qualcosa a qualcuno.