Tra le tante idee per rilanciare l'immagine del nostro calcio, leggevo quella che vorrebbe come palcoscenico della prima giornata di campionato 10 città sparse in giro per il mondo. Magari a New York, Londra e Parigi riusciremo finalmente a vedere le nostre squadre giocare in qualche impianto decente, magari riusciremo finalmente ad assistere ad una partita di calcio senza dover ascoltare quei cori beceri che si alzano dalle curve italiane. Ecco, magari.

Ma lo scopo dell'ultima grande idea partorita non è certamente quello di introdurre il nostro calcio nelle alte sfere della civiltà, ma semplicemente quello di riuscire a guadagnare qualche spicciolo in più.

Ecco, io penso che se qualcuno cominciasse ad introdurre la "questione morale" nello sport nostrano, probabilmente non avremmo bisogno di queste idee per rilanciare il nostro calcio. La gente si è allontanata dagli stadi, ma ci siamo chiesti perché? Quella degli impianti fatiscenti è soltanto una delle tante motivazioni. Probabilmente quella principale è che lo stadio non è un luogo da vivere, ma un posto "per la gente con coerenza e mentalità", dove la mentalità è rappresentata da canti che non incarnano minimamente lo spirito di Olimpia. Il rispetto per l'avversario è pura utopia, il sostegno alla propria squadra un sogno irrealizzabile.

Un bambino che entra allo stadio, da noi, imparerà che "quelli dall'altra parte" non sono semplicemente gli avversari da sfidare, ma i nemici da combattere. La colpa più grande di "quelli dall'altra parte" è avere un credo calcistico diverso. Ancor peggio quando la colpa di "quelli dall'altra parte" è essere tifosi della squadra della propria città, la questione territoriale che diventa razzismo. Ma "non si puniscono i responsabili, sono delle semplici "prese in giro". Mi hanno detto che li chiamano "sfottò". Perché qualcuno vuol farci credere che augurare un'eruzione, un terremoto o un'alluvione a "quelli dell'altra parte" sia un semplice sfottò? Chiamiamo le cose con il loro nome: questa è stupidità! Quando sbatteremo fuori dagli stadi la stupidità, le famiglie torneranno allo stadio, i ragazzi impareranno i valori sani dello sport e non avremo bisogno di "internazionalizzare" il nostro calcio, perché lo sarà già. Gli stadi saranno pieni in ogni ordine di posto e magari si velocizzeranno gli interventi di ristrutturazione dei nostri impianti.

Sì, non ditemelo, è un sogno. Per il momento ci godremo Udinese-Empoli a Wembley e Sassuolo-Cagliari allo Stade de France. Da precisare che non ho nulla contro le quattro squadre citate, ho soltanto preso in prestito due gare della prima giornata di questa stagione per regalare un esempio ai lettori. E quanto sarà bello ascoltare le accuse di campionato falsato, a fine stagione, mosse dalla dirigenza di una delle 10 compagini ad aver giocato una gara in meno in casa. "Sarebbero stati tre punti in più e ci saremmo salvati, forse avremmo vinto anche lo scudetto". E' la solita, vecchia storia all'italiana.