Un’impresa che decide di internazionalizzare il proprio percorso è un’impresa vincente.  Questo assioma non sempre esplicito è sottolineato dai numeri dei più importanti report industriali e commerciali dell’ultimo ventennio. Aprire nuove opportunità di mercato, condividere le culture estere, scambiare il know-how con partners di altri Paesi è una scelta strategica che difficilmente si rivela errata.  Ma internazionalizzare non è cosa semplice. Occorre conoscere i mercati , ed avere il giusto fiuto imprenditoriale che consente non più alla singola impresa, quanto ad un network di aprire rapporti di privilegio con ambiti emergenti.

In questa ottica vanno letti i risultati del gruppo H2Biz che ha reso noto il volume di transazioni gestite nell’anno 2015: ben 324 milioni di euro,  con una crescita del 215% rispetto al 2014. Il dato si riferisce ai prodotti e servizi business intermediati dall’HUB per conto degli iscritti nei 38 paesi in cui opera. Ben 154 milioni di euro derivano dalle missioni imprenditoriali all’estero (9 missioni nel 2015); 77 milioni dalla transazioni della Rete di impresa Italia-Iran (costituita dal Gruppo nel settembre del 2015); 64 milioni dalle transazioni di Rete Fornitori; 29 milioni da intermediazioni on-line (marketplace e piattaforme transattive).

Altro dato interessante: l’Italia, paese in cui H2biz ha la sua sede direzionale, pesa solo per il 12% del volume totale (transazioni tra operatori italiani). La maggior parte delle operazioni sono state effettuate dall’Italia verso l’estero o estero su estero (back to back). La composizione settoriale evidenzia una netta prevalenza di transazioni su prodotti industriali, notoriamente i più richiesti sui mercati esteri. Non è facile tracciare un trend univoco sulle transazioni perché sono originate da più fonti. Di sicuro emerge con forza un riposizionamento strategico di H2biz, nato nel 2008 come business network, evolutosi poi in HUB per l’area del Mediterraneo e oggi  player globale con alcune posizioni di vantaggio competitivo, soprattutto sul promettente mercato iraniano e in Nord Africa. Posizioni acquisiste in periodi di grande turbolenza economica e che oggi si stanno rivelando strategiche.

Questi risultati non soltanto evidenziano la grande qualità e capacità di penetrazione della società italiana, quanto come esista la possibilità di agire in termini di intelligence come devi veri e propri “rappresentanti della qualità italiana” in mercati emergenti ed estremamente interessanti in questo momento storico. L’analisi è essenziale, la strategia indispensabile.  In sintesi ….esiste per le imprese la possibilità di internazionalizzare la propria attività, ma occorre dare un taglio “differente” alle missioni all’estero: l’intelligence consente di rendere il business durevole.  Sempre meno fiere, sempre più relazioni: ecco la chiave di lettura della nuova internazionalizzazione.