L'elezioni presidenziali in Egitto non sono ancora concluse, i Generali hanno il controllo di una semi-dittatura, i Fratelli Mussulmani reclamano la vittoria e pretendono più potere. Israele ha appena violato gli accordi di Camp David e dopo i recenti scontri ha mosso due carri armati sul confine. Con una storia millenaria la civiltà Egiziana, ha sempre rappresentato un centro di interesse geopolitico molto importante.

Il suo territorio al contrario di quanto si possa pensare non è così vasto. Dell'oltre 1 milione di kilometri quadrati di superficie solo 35.ooo sono abitati (più o meno le dimensioni del Belgio). Questa piccola porzione di terra (concentrata lungo gli argini del Nilo, dalla diga di Assuan fino alla costa mediterrane)a è il centro della nazione e del 99% della popolazione (85 milioni di persone).

Questi 35.000 km/q non sono facilmente abitabili, la maggior parte si trova  in un'area larga appena 30 km che si apre solo a nord verso il delta e il mediterraneo. In questo punto sorge il Cairo e più a ovest,  il principale porto di Alessandria.

Spesso abbiamo visto (negli articoli : Brasile , Italia ,UsaEuropa ) quanto siano determinanti i fiumi per lo sviluppo di ogni civiltà. La loro commerciabilità, il loro bacino idrico, la quantità di terreni coltivabili e la possibilità di costruire banchine e infrastrutture su entrambi i lati segnano la storia geopolitica (ed economica) di ogni nazione. Come già scritto in (Europa ) se gli architetti europei avessero analizzato meglio la geografia del continente avrebbero visto che quello che la natura divide, l'uomo difficilmente unisce.

Il Nilo è un fiume tanto affascinante quanto difficile. Le sue incredibili dimensioni in mezzo al deserto lo rendono "venerabile" ma ai fini dello sviluppo economico è un fiume molto ostico. Non è navigabile commercialmente, nella sua parte superiore le cateratte bloccano la navigazione a tutti le navi che non siano di piccole dimensioni. L'unica parte navigabile è il tratto tra il Cairo ed Assuan ma nelle aree limitrofe non crescono molti alberi, manca il legno, manca la cultura marittima e per questo l'Egitto è ancora una potenza terrestre.

Ai lati del fiume il deserto spinge e stringe le popolazioni sugli argini lasciando pochi lembi di terra coltivabili. Così l'Egitto è costretto a creare importanti infrastrutture per lottare al meglio contro la difficile geografia. Il costo della lotta supera di gran lunga la capacità di ricchezza che il paese può creare e questo significa povertà.

Oltre alla povertà l'incontro tra questa difficile geografia e una relativa quantità di ricchezza, hanno generato da sempre dei poteri concentrati nelle mani di pochissime persone. La cultura faraonica che Mubarak spesso invocava per legittimarsi, non è infatti mai del tutto cambiata. Gli Egiziani sono da sempre stati dominati con potenti servizi di sicurezza e intelligence militari.

Parecchi millenni a.c. l'agricultura si trasformò da "secca" a "umida" e questo rese aree come l'egitto, fertili e avanzate tecnologicamente per l'epoca. Questa relativa ricchezza, unita alla protezione del deserto e del mare, rese l'Egitto una grande civiltà, ricca per l'epoca, irrigata d'acqua nel mezzo del deserto e inattaccabile. Le piramidi non sono il simbolo della grandezza, ma della decadenza dell'impero Egiziano. I faraoni seduti sulle convinzioni di un potere divino e di una invincibilità non avevano altro di meglio da fare che costruirsi templi. Non pensarono a migliorare ad evolversi, si fermarono a guardarsi allo specchio. L'Egitto soffre ancora di questa lentezza. Basti pensare che pur essendo un esportatore e produttore di cotone sin dagli anni '50 ha iniziato solo nel 2005 a sviluppare, quello che è il passo naturale per i produttori di cotone, la produzione di tessuti.

Il resto del mondo si mosse in avanti, il deserto e il mare non rappresentavano più barriere insormontabili. Così numerose invasioni da parte di Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Ottomani, Francesi e Inglesi travolsero l'Egitto. Fino alla scoperta del petrolio, con la sua buona quantità di cibo  garantita dai raccolti l'Egitto ha rappresentato il pezzo di terra più importante di tutto il nord-africa. Ora quegli ettari sono destinati alla produzione di cotone e l'Egitto deve importare il cibo per il suo popolo.

Dei quattro punti cardinali L'Egitto è attaccabile da Est, Sud e Nord. Da Ovest, dove provarono i nostri valorosi soldati insieme ai tedeschi, è il punto più sconsigliabile (nessun attacco nella storia è mai stato condotto con successo da questa direzione).

Riguardo al valore dei nostri soldati in Egitto citiamo Churchill dopo la battaglia di El Alamein, " dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della folgore"

Alla fine della seconda guerra mondiale l'Egitto, non essendo una potenza marittima e dovendo proteggersi dalle minacce provenienti dal mediterraneo, si trovò nella posizione di dover decidere con chi allearsi. I paesi europei erano in macerie, l'America era lontana e rappresentava un'incognita. La Russia, più naturalmente vicina e aggressiva, sembrò a Nasser la vera vincitrice. Questi si alleò con Mosca, si sbagliò. In poco più di un decennio gli Stati Uniti (che basano tutta la loro potenza sulla ricchezza economica interna e il controllo dei mari) erano già in pieno controllo del Mediterraneo (vedi anche la geopolitica dell'Italia).

L'America per controllare anche quella porzione di mare e limitare sul nascere i sogni Russi di aprire la propria nazione all'acqua iniziò a rifornire Israele 10 volte di più di quello che poteve essere la produzione Egiziana annuale. La politica di Nasser continuò , contro queste potenze, su una strada dapprima pericolosa e poi quasi suicida, fino a quando Israele non minacciò di bombardare la diga di Assuan nel 1973 e di staccare definitivamente la spina  al paese (quarto conflitto arabo-isrealiano guerra del Kippur).

E così Sadat prima e Mubarak poi, modificarono l'asse geopolitico e strinsero un'alleanza con gli Usa che garantì all'Egitto, la ri-apertura del canale di Suez, commerci regolari e nessuna invasione da parte di Isreale (almeno per ora…)

Poi nel 2011 abbiamo assistito alla primavera araba e la rivoluzione di piazza Tahrir. Questa, in Egitto, ha rappresentato più che una vera e propria rivoluzione un colpo di stato. Nonostante ci raccontino che la primavera araba sia stata spinta dalla insoddisfazione politica la realtà è sempre economica. Le rivoluzioni (quelle che nascono dall'interno, non portate da fuori, vedi Cuba)  iniziano quando manca il pane. Per cui, anche per la primavera araba, il vero detonatore riporta sempre alla grande rivoluzione finanziaria Usa dei derivati sul credito, mutui subprime, conseguente bolla e collasso del sistema finanziario. Le rivoluzioni di solito portano nelle piazze grandi percentuali di popolazione, dal 10% al 50% . Nel giorno più violento al Cairo si sono contate 750.000 persone circa un 1% della popolazione totale.

Dopo la Primavera e il colpo di Stato che ha portato alla caduta di Mubarak oggi l'Egitto è guidato da un governo di generali. La sitauzione è identica a prima, l'unica differenza è che ora i generali non hanno più la copertura "democratica" e sono usciti allo scoperto. Ora devono gestire il potere portando il paese alle elezioni presidenziali. Il momento non è facile, il turismo è crollato e la nazione dipende ora più che mai da aiuti esterni. Gli aiuti esterni possono influire sul risultato delle elezioni. I fratelli mussulmani hanno ottenuto un riconoscimento politico importante ma vogliono di più. Hamas sostiene i fratelli mussulmani e vorrebbe anch'essa approffitare dai recenti successi di questi ultimi per accreditarsi politicamente e togliersi un pò di sangue da dosso.

Israele in questo momento di incertezza si sente insicuro e gli Israeliani, che sono i veri maestri della geopolitica mondiale, non si fanno mettere all'angolo da nessuno.