Giu le mani da Siani. La giornalista Giuliana Caso, dalle pagine del sito  parallelo41, esprime il proprio sdegno per l'ennesima strumentalizzazione subita da Giancarlo Siani. E ha tutta la mia comprensione. L'ennesima celebrazione a suon di pizze, colpisce questa volta il giornalista ucciso dalla camorra (con la complicità di chi non seppe proteggerlo, cioè noi). Ed è davvero insopportabile. Sono stufo, anche io, della continua ricerca di visibilità messa in pratica da alcuni commercianti o artigiani napoletani (sempre gli stessi tra l'altro). Ogni tanto va bene, ma sempre, cavolo, sempre no. È troppo.

Ad ogni sospiro di novità che sfiori la città, ecco che media locali e nazionali fanno a gara per fotografare la "pizza che celebra questo e quello" o "la statuetta che è già sul presepe". Basta Basta Basta! Sono stanco del provincialismo che questo atteggiamento suppone, e che i napoletani tutti subiscono a beneficio di pochi furbi con la complicità dei media. Per me, e per molti altri come me, alcune cose sono sacre davvero, e non in senso religioso, ma profondamente laico. È sacro, ad esempio, il ricordo di Giancarlo Siani, che non può essere gustato a piccoli morsi tra un pomodoro e una mozzarella.

Quando Siani moriva, io nascevo. Ventotto anni lunedì prossimo. Era l'ottantacinque. Gli anni dalla sua morte, corrispondono a quelli della mia vita, e sarà così finché campo. Solo cinque mesi ho condiviso con lui, nella stessa città, ma il ricordo della sua forza, della sua tenacia, e perché no della sua solitudine (istituzionale) ha accompagnato me e molti miei coetanei per tutto questo tempo. Giancarlo Siani va ricordato per quello che era: semplicemente un giornalista e una persona onesta. Non offritelo, per favore, in pasto a provocazioni o celebrazioni dal sapore commerciale. E se vogliamo iniziare a ragionarci su, facciamo allora in modo che tutte le pizzerie della città offrano la possibilità di consumare un paio di pizze, il cui ricavato aiuti le associazioni antiracket. Non c'è bisogno però di dargli il nome di persone che non ci sono più perché uccise dalla camorra, basterebbe chiamarle Legalità.
Non voglio nemmeno, come pure scrive la giornalista di parallelo41, citarli i nomi di questi personaggi, in grado di lucrare su tutto e su tutti pur di vendere un pezzo o una pizza in più. Basta con queste ridicole iniziative. Ritengo sia un danno enorme per la città dare spazio a quelli che, come sottolineo nuovamente, non sono altro che provincialismi. Oltretutto per me la pizza è una cosa seria, per me il presepe è una cosa seria. Per me Giancarlo Siani è una cosa serissima e nessuno si permetta, mai più, di usare il suo nome per marchette da quattro soldi.