"Cari lettori", inizio con l'incipit che più amava Indro Montanelli per sottolineare non tanto le capacità di chi vi scrive ma la pesantezza dell'argomento di cui vi voglio parlare. Cari lettori, oggi vi racconto una storia, forse una favola ma talmente radicata nella realtà della Sicilia che è difficile scindere queste parole dal tangibile, dal trascorso storico. Voglio raccontarvi la storia di un quotidiano. Molti di voi ne hanno sentito parlare, molti altri ne sentono parlare solo adesso ma io, ne ho coscienza da quando ho cominciato a capire che la mafia è male e la verità è il bene.

Il protagonista di questa storia è un quotidiano, è un giornale fondato nell'aprile del 1900 dalla famiglia Florio, a Palermo. Si chiama "L'Ora", è nato come giornale d'informazione mercantile locale che avrebbe dovuto aiutare per i commerci nelle rotte europee e mediterranee; poiché le grandi testate nazionali poco si interessavano di quell'isola in fondo allo stivale (oggi come ieri insomma).

Il giornale ha mosso i suoi primi passi nel profondo meridione espandendosi in seguito in tutta Italia e anche in Europa curando anche una pagina "Interni" ed "Esteri". Con il passare del tempo "L'Ora" ha anche curato la politica italiana, finché, in quel tremendo ventennio, è diventata la voce di chi usava la violenza, di chi odiava il pensiero e le idee, la cui libertà era di casa nel giornale di Palermo.

Giunto finalmente "Piazzale Loreto" il giornale ha ripreso il suo volto e dagli anni 50 in poi ha incanalato le sue inchieste verso la piaga del fenomeno mafioso che si stava radicando ancora di più in Sicilia.

Il giornale "L'Ora" ha cominciato a fare indagini, ha cominciato a parlare dei mafiosi, dei signorotti locali, delle malefatte delle varie bande che si insidiavano pian piano nella nostra isola (per nostra intendo di tutta l'Italia). Il 19 ottobre 1958 per vendicarsi di tutto ciò è stata fatta esplodere la sede storica in piazzetta Francesco Napoli 5, i 5 kg di tritolo hanno anche danneggiato parte delle rotative. Il 20 ottobre, però, rieccolo nelle edicole con un titolo a nove colonne che esclama: "La mafia ci minaccia, l'inchiesta continua".

Negli anni 60 e 70 alcune tra le firme del quotidiano, tra queste ricordiamo Giovanni SpampinatoCosimo Cristina e Mauro de Mauro, hanno trovato la morte a causa della loro abnegazione, della loro voglia di raccontare. Colpevoli di mettere nero su bianco le nefandezze di una mafia omicida. Di un mondo lercio, troppo sporco perché potesse essere ripulito con qualche articolo. Mauro de Mauro ad esempio è scomparso nel 1970 e da allora non se ne sa più nulla a causa dell'inchiesta fatta a seguito dell'omicidio di Enrico Mattei.

Ancora oggi quando si racconta di questo giornale inesorabilmente si arriva a parlare di queste tre icone del giornalismo siciliano che hanno saputo raccontare il marcio presente nell'isola finché la loro bocca non è stata tappata per sempre. Il tempo trascorre e L'Ora continua le sue indagini ma, come tristemente oggi ancora accade, la mancanza di fondi portano il giornale ad un inevitabile tramonto.

Il declino inizia negli anni 80 in cui diversi investitori cercano di mantenere in vita un mondo che ormai era passato; faceva parte di un epoca di lotta ormai lontane. "L'Ora" continuerà a riempire il panorama palermitano sino al 9 maggio del 1992 quando si spegnerà del tutto esalando l'ultimo "Arrivederci", poco prima di Falcone e Borsellino.

Oggi però, sono orgoglioso di scrivere su queste pagine che risorge quell'Araba Fenice dalle sue ceneri, oggi Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizzo e Vittorio Corradino portano di nuovo "L'Ora" nelle case dei siciliani e non solo. Il 20 ottobre, data in cui il giornale si è ribellato (nel 1958) ufficialmente all'attentato subito, ritornerà nei vostri monitor pronta a raccontare le storie di una terra dimenticata, di un'isola troppo bella per non essere descritta negli articoli dei ragazzi che stanno fomentando un sogno, per troppo tempo rimasto nel cassetto di noi giovani siciliani.

Scrive Guccini nella canzone "Stagioni" "Da qualche parte un giorno quando non si saprà, il "Che" ritornerà"; prendo in prestito queste sue parole per annunciare alle mafie, ai sopraffattori, alle corruzioni che oggi inquinano la nostra bella terra "L'Ora ritornerà" portando alla luce ciò che più volete tenere nascosto. Faccio i complimenti e i migliori auguri a questi ragazzi che, forse, stanno dando ancora una speranza a un popolo troppo stanco dei soprusi.

Giorno 20, riporterò l'intervista fatta ai fondatori per raccontare la fase embrionale del giornale. Per adesso godetevi questa storia.

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Gaetano Gatì

@Gaetanogati