“Io la cerco viva, se purtroppo fosse morta, giustizia sarebbe fatta solo dando pace alla nostra famiglia e una tomba su cui portare un fiore”.

Estate 1983

Nel mondo: Craxi faceva cadere il governo Fanfani, Reagan era il presidente degli Stati Uniti e la Thatcher primo ministro Inglese.

Casa Orlandi, Pietro ricorda quei momenti: ore 14.30 Emanuela uscendo da casa mi chiese di accompagnarla a scuola in moto (spesso lo facevo) ma quel giorno, quel 22 giugno del lontano 1983 per degli impegni non la portai. L’ultima immagine che ricorderò per sempre, lei arrabbiata con me che seguita dai suoi lunghi capelli scuri sbattendo la porta usci di casa, senza mai più farne ritorno..Parlare di Emanuela  mi emoziona, le ero e le sono tuttora molto affezionato.

Così ieri pomeriggio, nell’importante cornice del palazzo della provincia di Firenze alla presenza del presidente Barducci Andrea è iniziato il racconto di Pietro che durante la presentazione del libro: “Mia sorella Emanuela – Sequestro Orlandi, voglio tutta la verità” ha lanciato uno straziante appello, una richiesta di aiuto a tutti quelli che erano presenti, giornalisti e semplici cittadini. Dopo ventinove anni di menzogne depistaggi e false speranze Pietro, in collaborazione con il giornalista Fabrizio Peronaci, hanno scritto su pagine di dolore com’è stata l’esistenza della famiglia Orlandi durante tutta questa lunga agonia, "vivendo (come lui stesso racconta) ogni giorno perennemente guardando lo scorrere del tempo con lo specchietto retrovisore”. Per capire i giochi di potere e le bugie internazionali in cui i parenti e la sfortunata Emanuela sono stati coinvolti per tutti questi anni, sarebbero necessarie (sempre secondo Pietro) una presa di posizione forte da parte del Vaticano e dello Stato Italiano. Nel suo libro cerca di fare appello alla sensibilità comune, chiede al Papa Benedetto XVI di essere coraggioso, chiede alla magistratura di proseguire le indagini portando avanti quelle piste che nel tempo sono state occultate, omesse per ragioni purtroppo tutt’oggi sconosciute.

Il caso di Emanuela, sempre vivo nei cuori delle persone e portato recentemente alla ribalta dai media, sta suscitando un nuovo stimolo emotivo che fa ben sperare la famiglia Orlandi in una risoluzione definitiva della drammatica vicenda, che nel tempo ha avuto diverse teorie e colpi di scena ma che, purtroppo, non ha mai trovato certezze. Fin da quando ero bambina ho sempre sentito parlare di questa storia buia, di quest’odiosa macchia sul bel vestito tricolore del nostro paese, tante sono state le indagini che hanno coinvolto la banda della Magliana prima (la manovalanza) e il terrorismo internazionale poi (la mente). Nomi, congetture che hanno visto come protagonisti diversi personaggi importanti e figure equivoche come l’attentatore del Papa Giovanni Paolo II,  Mehmet Ali Ağca. Il coinvolgimento della chiesa (dovuto non solo al fatto che Emanuela fosse cittadina del Vaticano) e giudicato nel tempo da Pietro silente, omertoso potrebbe risultare fondamentale per la risoluzione del caso. Sia il libro, sia le iniziative prese dalla famiglia Orlandi mirano a una sensibilizzazione popolare, già intrapresa con una petizione cui hanno aderito 80.000 persone e promuovendo una grande manifestazione (l’ultima domenica di Maggio) che partirà dal Campidoglio per arrivare fino  a Piazza San Pietro. Iniziative mirate al cuore della Chiesa, per chiedere ancora una volta a Papa Benedetto XVI di rivolgere un sentito appello a “chi sa qualcosa di parlare, di non portare i segreti nella tomba”.

Durante l’intervento parlando di Emanuela, il fratello, ha spesso avuto attimi di commozione profonda fino alle lacrime come quando, raccontando il presunto ritrovamento della sorella dieci anni dopo la sua scomparsa, ha descritto quei momenti di gioia e di sconforto.

“Nel 1993 arrivò alla famiglia la notizia che Emanuela era stata ritrovata in un convento in Lussemburgo, il prefetto ci invitò a recarci sul luogo con il primo volo disponibile. Per la gioia che provai scesi sotto casa e le comprai un piccolo pensiero, due pinguini di vetro che portai con me convinto di poterli consegnare a lei, questo non accadde mai. Arrivati a destinazione, eccitati dalla prospettiva di riportarla a casa, ci chiedevamo cosa le avremmo detto, come avrebbe reagito..Quelli furono i momenti più belli della mia vita perché nutrivo nel cuore la vera speranza di poter riabbracciare finalmente mia sorella, ma purtroppo non fu così. Quando vidi rientrare mia madre dalla stanza del riconoscimento con la faccia tetra capii che la ragazza in questione non era lei e la felicità che fino a quel momento mi aveva fatto da compagna di viaggio si trasformò nella disperazione più cupa, piansi perché fu come aver la persa una seconda volta”. Parole toccanti che fanno vibrare le corde del cuore, parole singhiozzate da Pietro che, con gli occhi costantemente lucidi racconta con determinata volontà le angosce patite. Un uomo che riferisce (senza troppi peli sulla lingua) teorie secondo le quali celato dietro questo terribile mistero ci sia un collegamento crudele tra Stato, Vaticano e criminalità.  Racconta di come, durante un colloquio privato con Mehmet Ali Ağca, ebbe la sensazione che la sorella quindicenne fosse la pedina di un complotto, di un intrigo internazionale pilotato da chissà quali poteri occulti. Speculazioni, omissis, versioni prima divulgate e poi ritrattate con il coinvolgimento di agenti del Sismi, del Sisde, della Cia, tutto in un grande calderone di bugie con una sola e unica certezza: Emanuela non torna a casa da ventinove anni.

Così la vita di Pietro e della famiglia Orlandi si è fermata quel 22 giugno 1983. Una vita passata nella speranza di svegliarsi un giorno da questo incubo, una vita raccontata in un libro, una famiglia che vuole giustizia e che chiede aiuto a tutti noi: rivolgendo un appello alle amministrazioni locali per cercare di promuovere iniziative e cortei in concomitanza con la manifestazione di Roma per il prossimo 27 maggio in memoria di Emanuela, rivolgendo una supplica alla Santa Sede perché finalmente riveli quello che presumibilmente ha tenuto nascosto fino ad ora perché, come Pietro ha terminato il suo intervento: “ La chiesa dovrebbe confessare i propri peccati per invitare i fedeli alla rettitudine”.