L'Italia è l'unico paese al mondo dove ci sono 60 milioni di CT, 60 milioni di editorialisti, 60 milioni di politologi, 60 milioni di economisti e così via. Insomma, in Italia chiunque fa un'analisi e tutti hanno ragione, tutti sanno come e cosa fare, come e dove mettere il giocatore giusto nel momento giusto, come e quando affrontare la crisi e soprattutto sanno che "tanto i politici ci mangiano", "sono tutti corrotti" e via così verso un'inesorabile massificazione che porta i partiti d'estremo populismo ai massimi livelli, proprio perché i iù bravi a cavalcare l'onda.

Ritornando al discorso di cui sopra.Tutti facciamo analisi, compreso colui che vi sta scrivendo. Forse perché vi è un'innata voglia nell'italiano di dire la sua, sente quell'aria di democrazia che dalle radici della Magna Grecia si è profusa per tutta la Nazione impregnando gli animi dei cittadini. Non è affatto un caso che il primo oratore, modernamente inteso, è nato in Sicilia. Gorgia da Lentini (SR).

Trascinati quindi da questo clima analitico cominciamo a vedere quello che sta accadendo in Italia. Letta ritorna dal Kuwait portando 500 milioni di investimenti, Napolitano tiene un discorso al Parlamento Europeo e diverse opinioni di ambito economico-sociale si riversano in quel calderone che, dal 2008, prende il nome di "Crisi finanziaria".

Cominciamo passo passo. Letta ottiene dal "polmone finanziario del pianeta" 500 milioni di euro da investire nel Bel Paese. Ottima notizia, ma subito ribadisce Squinzi "ho il diritto dovere di dire quello che serve". Certo, effettivamente uno Stato economicamente leonino come l'Italia vedendo appena pochi "spiccioli" come fa a non battere il pugno sul tavolo, fare la voce grossa e mettere gli stessi e soliti puntini sulle "i" che c'hanno tenuti ancorati da sempre? Anche oggi, infatti, è così.

Altro evento si è verificato a Strasburgo durante il discorso del presidente Giorgio Napolitano il quale sostiene che l'Italia non può e non deve uscire dall'Euro ed ecco che, in perfetto stile da ultras (fuori luogo), si alzano i "rivoluzionari" leghisti inveendo contro il Capo dello Stato, mostrando striscioni e fogli di protesta e a capo di questa spedizione punitiva si intravede Borghezio che guida l'Armata Celtica contro i "cattivi". La ribellione è stata prontamente repressa oltre che dai funzionari anche dai fischi dei presenti che, magari, pur non essendo proprio tutti d'accordo con l'idea Europa non si sono certo sognati di trasformare il Parlamento in un mercato ortofrutticolo. Non per mancanza di ideale ma, forse, per mera dignità. Insomma dopo aver dato del "kapò" a Martin Schulz adesso ci siamo trasformati anche in coristi, un po' stonati e fuori tempo.

Del resto non è colpa della Lega perchè, come ogni bambino, ciò che vede fare a casa lo rifà fuori. Se a Montecitorio dei "difensori della libertà e della democrazia" fanno l'"Assalto a Fort Apache" alla Camera perchè non farlo in Europa? Si potrebbe avere anche più risonanza. Infatti, è finito in tutti i giornali. Ebbene se la Lombardia e il Triveneto sono gli emblemi dell'europeismo in Italia, ne hanno data piena prova di fronte al mondo.

Sempre da un contesto continentale affiorano le analisi politiche che portano a un dualismo"Si austerity" "No austerity". Napolitano ha affermato che una politica di tasse e pressioni fiscali non aiuta certo l'economia; ma questo l'aveva anche detto, prima di lui, Churchill paragonando uno stato che si tassa per risollevarsi ad un uomo in un secchio che cerca di alzarsi tirando il manico. Insomma, si dovrebbe ricorrere a delle belle fiale Keynesiane per sollevare il mercato; ma l'economista più famoso al mondo era più ascoltato nel '36 che oggi, infatti, quasi tutti gli Stati europei si pongono verso una politica economica dura. Tra questi la  Germania, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi, la Finlandia e molti altri del Nord Europa. Di matrice opposta sono, giustamente, Grecia, Italia, Spagna, Francia e Portogallo.

Questa che è stata appena fatta più che un'analisi la definirei un riordino dei fatti, che, in un modo o nell'altro ci circondano. A breve si presenteranno anche le elezioni per il Parlamento Europeo e il semestre di presidenza italiano, si spera che l'organo legislativo non si trasformi in una pescheria e che l'Italia possa mandare avanti l'incarico a testa alta e senza disfattismi, almeno una volta nella sua storia.

Gaetano Gatì