Conosco Franca De Candia, di origine sarda che vive in Umbria, quando mi raccontò la sua storia per il giornale l‘Infiltrato, una voce dolce ma parole pesanti come macigni che mi sono rimaste impresse nella mente e nel cuore. Franca, prima entra nel circolo vizioso e brutale dell’usura, e poi viene violentata selvaggiamente dai suoi strozzini. Dopo anni di terrore e tentati suicidi trova il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La sua storia choc è anche la storia di una donna coraggio, diventata nel 2013 protagonista del mio racconto ‘Come fiore di ciliegio’, vincitore del primo premio al concorso letterario molisano ‘Faifoli Montagano’. Da vittima, ad àncora di salvezza per le tante vittime di estorsioni: Franca è segretario nazionale dell’A.N.V.U., Associazione Nazionale Vittime dell’Usura, presidente onorario, fondatrice de Rete per la Legalità e componente del Consiglio Sos Impresa.

Come comincia la sua storia fatta di violenza e paura?

Tutto è cominciato quando il mio compagno, che aveva una società di abbigliamento a Viterbo, mise una firma a fideiussione. Decidemmo di prendere dei negozi e il socio, invece, la società con dei terreni e l’ingrosso e si fece carico di pagare 50/ 60 milioni di lire alle banche. Tre banche accettarono di cancellare la fideiussione del mio compagno mentre solo una non lo fece perché l’ex socio era un loro amico. Passarono 5 anni e noi avevamo 5 negozi e 13 dipendenti. Un giorno andai in banca a versare 30 milioni ed il direttore mi disse che quei soldi sarebbero andati nel fondo fideiussione per cui dovevo versare altro denaro per non essere debitrice. Mi sembrava di vivere un incubo, noi che avevamo sempre pagato tutto regolarmente cominciavamo ad avere per la prima volta problemi con la banca ed io, per paura del protesto cominciai a cercare un aiuto.

Così si rivolse agli usurai?

Si ma non avevo il minimo sentore che fossero usurai, sapevo cosa fosse l’usura ma non ne avevo coscienza, credevo fosse un problema astratto. Mi confidai con un’amica, la quale mi disse che c’era una donna che spesso faceva questi ‘favori’ economici. A me servivano 10 milioni di lire da portare in banca l’indomani mattina per non andare in protesta e così accettai. Questa mia amica chiamò la signora –che in seguito ho scoperto essere la ‘procacciatrice’ della banda criminale, lei stessa vittima di usura e che per sdebitarsi si prostituiva e cercava vittime. Sotto richiesta, una delle mie figlie dovette firmare un assegno non di 10 milioni, come serviva a me, ma di 12,  i 2 milioni in più erano gli ‘interessi’ . Avevamo stabilito che le avrei restituito tutta la somma in 6 mesi, pagando 2 milioni al mese. Quando racimolai 6 milioni la chiamai ma lei con tono molto gentile mi disse «Non si preoccupi, li usi se le servono». Quando le mandai l’ultimo vaglia e saldato il mio debito la chiamai per avere indietro l’assegno. Non dimenticherò mai la sua grassa e sarcastica risata, sembrava un’altra persona e mi disse in modo schietto e duro «Tu non hai capito un cazzo, fino ad ora mi hai pagato solo gli interessi, il tuo debito lo devi ancora estinguere». Dal giorno dopo cominciò il mio calvario in cui i tassi d’interesse dello strozzinaggio partirono al 240 percento per arrivare anche al 400 percento.

Ci racconta del suo calvario con gli estorsori?

Cominciai a mandarle soldi ogni 5 del mese. Se per caso mi capitava di ritardare di soli due giorni, il prezzo aumentava a piacimento della donna. Di solito ogni 5 giorni di ritardo nel pagamento corrispondevano a 500 mila lire in più. Entrai in un circolo vizioso: non lavoravo più e la mattina appena sveglia pensavo solo a dove trovare i soldi per pagare. Alla fine pagavo solo 20/ 30 milioni di interessi.

Com’erano le minacce di cui era vittima?

Avevo una figlia ventenne che studiava a Perugia ed un’altra che lavorava come geometra in Sardegna. Mi diceva che avrebbe agito contro le mie figlie e ripeteva frasi del tipo «Oggi ho saputo che tua figlia ha fatto il rientro all’università» oppure «Certo che la strada che lei percorre ogni giorno è davvero pericolosa» o «L’altra figlia vive con i nonni ad Olbia, anche lei fa tanta strada da sola». Il mio cervello era impazzito perché avevo paura per loro.

Quando ha pensato alla denuncia?

Dopo un anno e mezzo. Prima dell’arresto ricevetti solo una sua telefonata in cui mi diceva: «Mi hai denunciata? La pagherai molto molto cara. In estate –ad agosto- verranno i miei avvocati a trovarti». Ed io le rispondevo ben felice «Ma magari venissero i tuoi avvocati. Metteremo fine a questa storia». La donna parlava sempre al plurale.

Dopo la denuncia qualcosa è cambiato?

In effetti io ero sull’orlo della rovina: avevo chiuso 4 negozi e mi era rimasto solo uno a Spoleto. Era il 14 agosto del 1995 e la città era vuota. Io e la commessa chiudemmo il negozio e notammo una macchina – una fiat scura – con tre signori che ci guardavano. Presi l’auto per tornare a casa: fuori Spoleto notai che mi stavano seguendo. Mi sorpassarono e d’improvviso rallentarono. Solo allora capii che il loro obiettivo ero io e così li superai di nuovo e via dicendo cominciai a scappare fino a quando, all’altezza di un’area di sosta, mi tamponarono per farmi fermare. Mi presero e mi portarono in macchina con loro. Arrivammo in una stradina isolata e mi dissero solo «Tu sai perché. I debiti si pagano».

L’hanno violentata?

Si, due di loro mi hanno stuprata mentre uno era lì e controllava. La loro fu una violenza inaudita ed usarono anche dei materiali per farmi più male. Mi lasciarono lì sanguinante e se ne andarono. Io mi rivestii e corsi a casa. Per mesi sono stata nella vasca da bagno a lavarmi: sentivo il bisogno di pulirmi da quella sporcizia, seppur continuai a sanguinare tutti i giorni. Solo dopo mesi dalla violenza ho subìto un’operazione al retto, mi è stata asportata quella parte che mi hanno frantumato.

Dopo lo stupro con chi ha parlato?

Con nessuno, neanche con il mio compagno. Anzi questi uomini prima di andare via mi dissero che l’indomani avrei dovuto portare loro 20 milioni altrimenti avrebbero usato la stessa violenza con mia figlia così, dopo lo stupro chiamai una mia amica che aveva un negozio e mi prestò il suo incasso – 6milioni e altri soldi che avevo a casa. Il giorno dopo portai i soldi. Se fosse successo ora di certo non sarei stata così debole. Dopo lo stupro, persi la testa: tutti credevano che fossi in depressione a causa della chiusura dei negozi ma nessuno sapeva che stavo male per quest’episodio. Così cominciai a pensare di morire …

Dopo la violenza sessuale ha tentato il suicidio?

Si per ben due volte. Pensavo alla morte perché mi sentivo in colpa, avevo avuto anche un crollo emotivo. Successe che nonostante la denuncia fatta mi sentivo sola così trovai il numero verde di SOS Impresa e li telefonai lasciando una sorta di testamento in forma anonima per tutelare le mie figlie. Intanto i ROS cominciarono le prime indagini contro questa organizzazione ed io cominciai a portare la mia storia in televisione.  Avevo già deciso che avrei fatto questa denuncia pubblica e poi mi sarei uccisa, era l’11 febbraio 1996. Il venerdì il Tg1 aprì in prima pagina con la mia storia, con le registrazioni che avevo fatto e la mia intervista. La sera stessa andò  in onda anche al programma della giornalista Danila Bolito, ‘Donne al bivio’. Quella sera stessa alle 3 di notte mentre dormivo nel mio casale di campagna (che poi diedi via per i debiti) mi sentivo chiamare dalla finestra. Ero sola in casa perché mio marito era in Sardegna dove faceva l’ambulante. Pensando che fosse il vicino che spesso mi chiamava per il cane mi affacciai e c’erano due uomini che mi minacciarono di nuovo perché ‘parlavo troppo’. In casa avevo il valium, lo presi e cominciai a scrivere tutta la mia storia dall’inizio, accusando il magistrato che ancora non aveva fatto nulla, accusando le forze dell’ordine che non mi tutelavano. Mi volevo prima intontire con il valium e poi avrei preso gli altri medicinali. Non ero più me stessa, non mi riconoscevo neppure io e così mi avvelenai andando in coma.

E come ha reagito poi?

Sono stata 15 giorni in rianimazione e, in seguito, anche in cura psichiatrica. Una volta fuori pericolo le persone intorno a me, mi hanno spronata: se sono viva è perché la mia vita deve servire a qualcosa e così è nata la ANVU- Associazione Nazionale Vittime dell’Usura che insieme a RETE PER LA LEGLITA’ si pone come obiettivo quello di salvare delle vite umane: siamo persone oneste e molte di noi vittime in primis dell’usura. Io purtroppo oggi ho ancora bisogno di aiuto per cui ho lasciato la presidenza dell’Associazione a Lorenzo Diana e mi occupo di segreteria. Anche se sono passati tanti anni, soffro ancora molto a riparlarne. Ho perso una serenità che non ritroverò più.

Cosa si aspetta per il futuro nei diritti delle donne?

Mi aspetto innanzitutto che per quanto è accaduto e sta ancora accadendo,vi siano pene più severe e soprattutto certe. Non parlo solo degli omicidi ma anche di violenze di qualsiasi tipo. Mi auguro,che il rispetto per le donne parta da un'educazione sin da piccoli superando il mito del papà, uomo forte e della mamma debole. Spero che si arrivi ad una società in cui la donna viene rispettata e non ritenuta un essere inferiore e per avere questo c’è bisogno di una giustizia veloce, magari con giudici ed inquirenti donne, che siano delle persone sensibili che trattino i processi con severità ma al contempo delicatezza visto che quei momenti, per le vittime, diventano delle vere inquisizioni che ti annientano.

Ad una donna che oggi legge quest’intervista e subisce violenza domestica, che consiglio sente di darle?

Sicuramente di denunciare, sempre e comunque. Solo così può sperare di ricominciare  e riprendere la propria vita in mano. La vita può continuare. Non tutti gli uomini sono mostri, molti sono capaci di amare davvero la propria donna, c’è speranza per tutte.

Intervista tratta da http://cblive.it/intervista-choc-a-franca-de-candia-i-debiti-si-pagano-cosi-tre-strozzini-lhanno-violentata/.

'Come fiore di ciliegio' racconto primo classificato al Concorso Letterario 'Faifoli Montagano' che ha come protagonista una donna coraggio come Franca De Candia
in foto: 'Come fiore di ciliegio' racconto primo classificato al Concorso Letterario 'Faifoli Montagano' che ha come protagonista una donna coraggio come Franca De Candia