Paletti angelo andrea vegliante fanpage intervista la paranoia

Il suo nuovo album uscirà in autunno, intanto è possibile avere già un assaggio del futuro menù musicale di Paletti: il 24 maggio, infatti, è uscito La Paranoia, il nuovo singolo del solista, in cui vengono raccontate le eccessive – appunto – paranoie che ci poniamo quotidianamente. Il prossimo disco arriva dopo Qui e ora – opera che ha determinato la sua maturità artistica – e la collaborazione con Mina&Celentano come autore nel brano Ma che ci faccio qui.

Ciao Paletti. Quanto abbiamo bisogno di liberarci dalla paranoia?

«Quanto non lo so ma basterebbe liberarcene per qualche minuto ogni tanto, a piccole dosi, così per rendersi conto che tutto sto menarsela non è così indispensabile come sembra».

Com’è nata l’idea di questo singolo?

«Come spesso succede mi osservo parecchio, mi guardo come se fossi sopra di me e mi accorgo che tutto ciò che sono e faccio è molto divertente. È come vedere un film tragicomico. Dietro ad ogni pensiero c’è un comizio di persone che dentro di me esprimono un giudizio e fomentano la mia paranoia. Mi sono accorto di non essere solo, anzi, mi sono trovato in ottima compagnia. L’internet è un grandissimo fomentatore di paranoie: non mangiare quella roba li che ti fa male, non vaccinare i tuoi figli, il terrorismo è ovunque etc. Ma come si fa a vivere sereni senza drogarsi tantissimo?».

Brano che anticipa l’uscita del tuo nuovo album: quando esce e cosa dobbiamo aspettarci? Posso anche strapparti il nome del disco?

«Uscirà in autunno e sarà praticamente il disco più pop e schizofrenico della storia della musica italiana. Ci sarà molta follia al suo interno. Il titolo non posso ancora svelarlo perché non si è mai sicuri di niente fino all’ultimo momento. Anche qui, un sacco di paranoie».

Prima l’EP Dominus, poi l’album Ergo Sum, la raccolta Palettology e l’album Qui e Ora, infine il singolo “La Paranoia”: com’è cambiato Paletti in questi anni?

«In realtà sono sempre lo stesso pirla di prima. Musicalmente parlando sto producendo artisti molto diversi tra loro e questo arricchisce molto la mia visione personale e influenza le mie scelte artistiche. Credo sia importante non ripetersi e spingersi sempre oltre se stessi , le aspettative tue e di chi ti ascolta».

Il tuo lavoro è stato riconosciuto da molti, anche da Mina e Celentano, per i quali sei stato autore del brano Ma che ci faccio qui. Com’è stato collaborare con questo duo?

«Ho avuto a che fare telefonicamente con Mina qualche volta e mi sono divertito a parlare con lei. E’ simpatica e genuina e sentirla cantare la tua canzone al telefono mette i brividi. Con Adriano invece non ci siamo visti».

 

Facciamo un grande passo indietro. In che modo hai maturato la decisione di passare dal progetto The R’s a quello da solita?

«Era semplicemente ora di cambiare aria. Non era chiaro cosa avrei fatto dopo l’avvenuta con The Record’s e allora provai a scrivere in italiano per capire se mi sarebbe piaciuto fare l’autore. Le prime cose che scrissi furono un vomito di cose molto personali che decisi di tenere e inserire in un mio primo progetto solista».

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Torniamo al presente. Come inquadri la figura del cantautore nella modernità?

«Sto producendo un rapper molto talentoso in questo periodo e nonostante faccia hip-hop lui si reputa un cantautore. Non posso dargli torto e ciò mi fa pensare che la figura del cantautore sia cambiata. Resistono quelli pseudo tradizionali, e credo che non moriranno mai probabilmente, ma l’essere un cantautore trascende lo stile musicale».

Cosa ne pensi dell’exploit di nuove figure artistiche come TheGiornalisti e Ex Otago (con quest’ultimi, se non ricordo male, hai anche collaborato)?

«Conosco tutti loro personalmente e sono amici. Sono contento del loro successo. Certo provo anche della sana invidia ma non è solo fortuna la loro».

Domanda tecnica. In questi ultimi mesi, si parla spesso di indie e pop. Una volta vengono definiti generi distaccati, un’altra misti, un’altra ancora confusi tra loro. Ti va di aiutarci a fare chiarezza?

«Respirate profondamente e ripetete assieme a me. Non c’è più differenza e forse non c’è mai stata tra indie e pop»

Immagino che dopo l’uscita del tuo nuovo album inizierai a girare l’Italia. C’è già qualche data certa o è ancora troppo presto per pensarci?

«Testerò la nuova band il 24 giugno a Brescia per la festa della musica e sarò premiato con la targa Musica da Bere. Il 20 Luglio sarò a Milano ma la data non è ancora stata comunicata. L’estate prevalentemente la passerò in studio a finire il disco che non è ancora pronto».

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