Le gravi affermazioni del Ministro Bussetti sull'impegno della gente del Sud riaprono una ferita mai suturata su luoghi comuni che da sempre un ignorante retro pensiero nordista ha nei confronti del resto del Paese. Non siamo in presenza di un errore di comunicazione. Non è una banale frase incauta sfuggita ad un Ministro della Repubblica a capo di uno dei dicasteri più importante del nostro sistema.  E' la manifestazione di pensiero di una classe politica che continua a considerare il Sud colonia e dunque territorio che non deve beneficiare degli stessi investimenti e della volontà di creazione di nuova economia quanto piuttosto non rallentare la crescita dell'economia nazionale.

Tra le prese di posizione immediate nei confronti delle assurde dichiarazioni di Bussetti si registra quella di Enrico Inferrera, Presidente di Confartigianato Imprese Napoli, uomo che con la sua storia fatta di impegno imprenditoriale, civile e culturale rappresenta perfettamente quella classe dirigente del Sud che non può e non deve accettare in maniera supina considerazioni assolutamente fuorvianti come quelle di cui si parla nelle ultime ore.  << Le parole del Ministro Bussetti – dichiara Inferrera –  sono offensive e denigratorie nei confronti di un Sud che si impegna in ogni settore, dalla scuola all'impresa, con grande sacrificio , molto spesso con mezzi limitati, ma raggiungendo spesso livelli di eccellenza. Dedicheremo un'iniziativa per colmare il vuoto culturale del Ministro >>.

La precisazione di Inferrera è più che mai opportuna.  Dalla nascita della Lega Nord il Sud, da sempre privilegiato in ogni politica infrastrutturale nazionale dai governi di ogni colore e direzione, ha visto perdere ingenti somme destinate alla crescita.  L'avvento dell'idea padana ha spostato il baricentro delle politiche verso un presunto Nord produttivo, per poi scoprire con i crack delle banche prima , con opere pubbliche discutibili come quelle venete dopo, come il concetto di "Roma Ladrona" fosse pure demagogia diretta alla conquista delle casse pubbliche.  Il recente maquillage della Lega che con il Ministro Salvini si è detta nazionale (e non più padana) e votata allo sviluppo complessivo del Paese, crolla nei fatti in ogni dichiarazione di un dirigente di partito , soprattutto quando lo stesso riveste una funzione pubblica.  Eppure dalla Sicilia all'Abruzzo il popolo del Sud ha "incautamente" affidato una parte delle proprie sorti alla propaganda leghista , per poi scoprire quotidianamente come il secondo problema all'ordine del giorno dopo gli sbarchi clandestini (ricordiamo l'assurda farsa sullo sbarco di 17 migranti che hanno messo a dura prova il risveglio di un'Italia in cui il concetto di Prima gli Italiani ha dell'inquietante) sia la gente del Sud e la sua incapacità di tenere il passo del Nord.

Va da se che in ogni area produttiva del Nord Italia ci siano professionisti meridionali in grado di inserirsi perfettamente in un sistema sovvenzionato da denaro pubblico e che dunque le dichiarazioni di Bussetti siano una vera e propria beffa per il Mezzogiorno.  Se tutto fosse demandato alla sola volontà di lavorare, non avrebbe senso il concetto di Stato, la sua organizzazione, la capacità (laddove esistente ) di programmare sviluppo.  Tutto sarebbe demandato alla sola buona volontà, rendendo dunque anche il ruolo di ministri come Bussetti , assolutamente inutile.

Lo sforzo da compiere è quello indicato da Inferrera: superiamo le limitazioni culturali di chi non conosce la storia, la cultura, il senso del sacrificio e la bellezza del Sud.  Non saremo noi a poter colmare il gap culturale di ogni cittadino italiano in balia di quel retro pensiero che portava a non fittare case ai meridionali negli anni Sessanta.  Il discorso da compiere è più propriamente di metodo: quali sono gli obblighi di uno Stato, a cui ogni cittadino versa tasse per servizi che non riceve, investimenti che non arrivano, promesse che muoiono alla fine di ogni tornata elettorale ? Chi paga il conto di ministri assolutamente inadeguati per una carica pubblica ? Per quale motivo oggi un cittadino del Sud dovrebbe sentirsi italiano se le più alte cariche pubbliche, per di più ricoperte da figli del Sud, non intervengono prontamente a ripristinare le regole del vivere democratico ?  Esiste oggi il dubbio che l'Italia si sia fermata ad Eboli (e forse anche prima) , non avendo per il resto del Paese alcuna progettualità seria e programmatica.  In altri paesi europei dichiarazioni del genere avrebbero visto la gente scendere in piazza per giorni interi sino a quando a capo del dicastero di Bussetti, non fosse nominata figura istituzionale capace di concepire lo sviluppo dell'intero sistema Paese.  Nelle nostre città si continua a sostenere, grazie a Dio in minima parte, il pensiero leghista, per quella insana capacità tutta meridionale di attendere i giustizieri, notoriamente non meridionali.  Quello che dovremmo comprendere è quanto nei nostri disagi pesi l'attesa del liberatore e quanto l'incapacità di chi dovrebbe rappresentare ogni italiano.  Il vero dramma è che i due concetti sono collegati: un voto sbagliato porta all'incauta rappresentatività. Che ogni figlio del Sud serbi memoria. Siamo grandi lavoratori, instancabili padri e madri di famiglia.  Continuiamo tuttavia ad esercitare in maniera incauta il nostro diritto al voto, con le conseguenze che tutti abbiamo davanti agli occhi.  Dio salvi il Sud dalla cecità dei suoi figli e dall'incapacità di chi dovrebbe preservarne il valore.