1999 Neal Stephenson, scrittore di libri di fantascienza ed esperto di tecnologie, pubblicò negli Stati Uniti il saggio dal titolo “In the Beginning was the Command Line”, un libro interessante, purtroppo mai tradotto in Italia, nel quale ha riassunto la storia dell’informatica così detta per tutti.

Il periodo focalizzato da Stephenson è quello degli anni settanta, periodo in cui tali Steve Jobs e Steve Wozniak fondarono Apple con l’intento di produrre e vendere computer alle famiglie mentre, Bill Gates e Paul Allen, si spinsero anche più in là, con l’idea di creare Microsoft per vendere "sistemi operativi".

Negli anni settanta si vedono azioni pioneristiche in cui creatività e innovazione sono mirate – più o meno consapevolmente – sia a gestire qualcosa di intangibile ciò una serie di “zero e uno” scritti su un supporto magnetico sia a commercializzare hardware e software: elementi alla base della digital economy.

Questo è lo scenario, non più vecchio di quarant’anni, ed oggi appare primordiale agli occhi del fruitore delle odierne applicazioni multifunzionali rese attraverso un device dalle dimensioni ridotte e dal peso esiguo.

Lo spunto di Stephenson mi aiuta a riflettere, per analogismo, su ciò che oggi costituisce l’uso delle nuove tecnologie della comunicazione e sulle ripercussioni sociali che delineeranno gli scenari futuri.

La Storia dimostra che i diritti si evolvono regolando le condotte sociali, l’economie si modificano sulla base dei mercati, gli Uomini mutano le comunicazioni innescando nuove strategie.

A questo punto Internet, se pur con la sua imprevedibilità, può essere inquadrato come una tecnologia convergente, neutrale, democratica o meglio uno strumento con il quale, attraverso protocolli e standard condivisi, si possono enucleare servizi pubblici e privati come: social network, televisione, cinema, produttività e informazione o semplicemente veicolare qualunque dato di interesse tra due soggetti.

La governance delle attività politiche che porteranno a regolare l’accesso alla Rete e le condotte in Internet, quindi i diritti sottesi, è la sfida che caratterizzerà i prossimi anni nonché la tavolozza con la quale si coloreranno i futuri “scenari digitali”.

La libertà di accesso alla Rete, le libertà e i doveri di cosa o non cosa veicolare non possono essere mediati dal diritto preesistente, occorre analizzare e studiare nuovi dettami normativi che siano – auspicabilmente – condivisi tra gli Stati democratici.

In questo processo siamo tutti chiamati a collaborare, prestando particolare attenzione affinchè la Rete si sviluppi mantenendo quello spirito partecipativo e di condivisione della conoscenza racchiuso nella sua genesi.

Personalmente, forse perché influenzato dall’esperienza professionale, credo che sia demagogico ritenere che Internet debba essere un luogo esente da qualsiasi regolamentazione in quanto non consideriamo l’assunto che: “internet è per tutti, ma non tutti sono per internet” e pertanto occorre, in assenza di un uso responsabile e consapevole, arginare fenomeni criminali.

Il corretto bilanciamento tra libertà e doveri in Internet è la sfida che deve essere necessariamente vinta al fine di garantire la libertà e il futuro culturale delle prossime generazioni, ricordando che il moderno Big Bang “fu, in principio,una linea di comando” con pochi bit ma tanta creatività e innovazione.