Loro (sul set), di Paolo Sorrentino (2018)
in foto: Loro (sul set), di Paolo Sorrentino (2018)

La vicenda di Imane Fadil, la ragazza marocchina testimone dei processi Ruby, presenta ancora numerosi contorni indefiniti, che dovrebbero indurre chiunque ad evitare allusioni, deduzioni e illazioni destinate a colpire, più di tutti, proprio la ragazza e la sua memoria. Ancora non è dato sapere se sia morta per avvelenamento da sostanze radioattive, pur essendo state ritrovate quantità anomale di cinque metalli (in dosi peraltro ritenute dagli esperti non letali se non radioattive).

Imane Fadil
in foto: Imane Fadil

Nonostante il 12 febbraio avesse affermato di essere stata avvelenata (da chi? perché?), il procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, con estrema cautela, ha dichiarato che prima di trarre conclusioni definitive sul punto occorre attendere l’esito degli esami autoptici. E invece, nel frattempo, si è scatenato l’immancabile carrozzone mediatico che si innesca ogniqualvolta vien fuori una notizia in tema di rapporti tra sesso e politica e che nel caso Arcore ha raggiunto livelli senza precedenti in Italia.

Wilma Montesi
in foto: Wilma Montesi

Certo, non l’unico per il nostro Paese, l’affaire Bunga Bunga: basti pensare al caso Montesi, nato nel 1953 dal ritrovamento sulla spiaggia di Torvaianica del corpo senza vita della ventunenne Wilma Montesi e che ebbe un effetto deflagrante sui vertici della Democrazia Cristiana per il presunto coinvolgimento di Piero Piccioni, figlio di Attilio, vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, in un festino hard con tanto di sostanze stupefacenti che avrebbero avuto un effetto letale per la povera ragazza. Attilio Piccioni fu costretto alle dimissioni, emersero probabili trame politiche all’interno del partito di maggioranza relativa, Piero Piccioni venne assolto.

Le ricadute della vicenda Bunga Bunga su Silvio Berlusconi sono note a tutti. Del resto, il fuoco di fila dei media dei nostri tempi non è paragonabile a quello degli anni Cinquanta del secolo scorso. Erano i giornali i protagonisti dell’informazione, la televisione sarebbe arrivata poco dopo, nel 1954. La radio di Stato, di per sé, poco si prestava a scoop giornalistici, riservati per lo più alle riviste scandalistiche che di tali notizie si nutrivano (anche se il caso Montesi finì persino sull'autorevole copertina de la Domenica del Corriere). Tuttavia, a rimarcare la straordinarietà del caso, anche alcuni tra i maggiori quotidiani nazionali si lasciarono sedurre dal fascino della notizia, contribuendo in maniera decisiva a farle assumere una valenza politica. E la vicenda ebbe tale risonanza da essere cripticamente ricordata molti anni dopo da Rino Gaetano nella sua hit Nuntereggae più (la tenuta di Capocotta è quella in cui si sarebbe tenuta l'orgia finita tragicamente).

Oggi come ieri – indipendentemente dalla specificità dei casi – alla base di questo approccio vi è una visione distorta dei rapporti tra etica e politica, tra morale (che diviene moralismo) e impegno pubblico, che considera la prima – dettata poi da chi? – quale precondizione di un corretto esercizio dei pubblici poteri, disconoscendo l’ovvia diversità di piani su cui pubblico e privato si muovono.

JFK e Marilyn Monroe
in foto: JFK e Marilyn Monroe
Robert Kennedy e Marilyn Monroe
in foto: Robert Kennedy e Marilyn Monroe

Non si tratta, beninteso, di un problema solo italiano. Negli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy era considerato un amante compulsivo e ospitava regolarmente alla Casa Bianca Fiddle e Faddle, due ragazze la cui vera identità era ignota persino ai servizi segreti; il suo nome fu associato alla fine tragica di Marylin Monroe, insieme a quello del fratello Bob. E come non ricordare Bill Clinton e la sua relazione con Monica Lewinsky (lo scandalo Sexgate), che lo portò all’impeachment? Pensare di poter valutare l’operato di due Presidenti che hanno innegabilmente lasciato un segno nella vita americana e mondiale sulla base delle loro ginnastiche amorose appare a dir poco bizzarro.

Bill Clinton e Monica Lewinsky
in foto: Bill Clinton e Monica Lewinsky
Bill Clinton e Monica Lewinsky
in foto: Bill Clinton e Monica Lewinsky
House of Cards
in foto: House of Cards

Anche vicende minori e collaterali, d’altronde, risentono di quest’indebita commistione. Perché mai le foto e i video intimi di una deputata – forse un po’ sprovveduta ed ingenua – devono circolare (per giunta in maniera alquanto carbonara, il che accresce il loro appeal) e dovrebbero costituire il metro di valutazione del suo agire politico?

Il sospetto – ma è qualcosa più di un sospetto – è che tutte queste vicende costituiscano la base di ricatti, l’additivo di lotte politiche intestine, il detonatore di scontri di potere da cui emerge l’incapacità delle forze in campo di sconfiggere i propri avversari con le forme classiche della dialettica maggioranza-opposizione. Congiure, intrighi, macchinazioni alla House of Cards, risultano più comodi e occultano l’assenza di idee e il vuoto progettuale.

Loro, di Paolo Sorrentino (2018)
in foto: Loro, di Paolo Sorrentino (2018)

L’informazione, come si diceva, non è priva di responsabilità. La rincorsa della notizia, in grado di far lievitare ascolti e lettori, molto spesso la fa deragliare dai canoni e dalle regole universali che impongono non soltanto il riscontro dei fatti, ma anche il rispetto di coloro che in quei fatti sono coinvolti. Specie quando non hanno più la possibilità di interloquire, di replicare e magari di smentire.

Mentre in questi casi dovrebbe essere recuperato un sentimento in disuso nella società dell’odio: la pietà. Si dovrebbe avere compassione per una ragazza che ha dovuto patire negli ultimi anni ostracismi e umiliazioni da quando il caso Bunga Bunga è venuto alla luce. E che (come sembra), sperava grazie alla frequentazione delle cene di Arcore di riuscire ad entrare nel variegato mondo televisivo, senza per questo offrire alcuna contropartita.

E invece no.

Sulla compassione vince il cinismo, sulla pietà l’egoismo.

Ecco perché possiamo dire che Imane è vittima tre volte: di un possibile avvelenamento o di una malattia (o ancora di cause naturali), del complesso (e a volte perverso) intreccio tra sesso e politica, di un’informazione dopata che mette all’ultimo posto la dignità dell’uomo.

Imane Fadil
in foto: Imane Fadil