Alla Biennale d’Arte 2011 di Venezia, nell’evento collaterale "Neoludica. Art is a game 2011-1966" mi ha incuriosito la proposta artistica “Over Game” di Gabriella Parisi, nella quale l’autrice evidenzia come il videogioco rappresenti la "visione" su una molteplicità di visioni.

L'artista sperimenta un'inversione di prospettiva che permette anche al videogioco di guardare, rivolgersi, addirittura di "parlare" al suo osservatore.

[quote|right]|Ma staccandoci dal videogioco, non siamo un po’ tutti social-tecno-persone sempre in Rete tra loro?[/quote]Over Game è un documentario sperimentale che cerca di mettere in luce gli intrecci che il videogioco, arte nuovissima, instaura con l'arte e il cinema. Il video perciò adotta la dialettica del crossover, ibridando continuamente la narrazione con l'estetica del medium videoludico.

Il documentario si apre con un countdown che assume la forma di un taumatropio, uno dei primi “videogiochi” analogici della storia e precursore del cinema d'animazione. In una successive sequenza alcuni scatti fotografici di una modella si ricompongono in un fenachistoscopio, che si virtualizza in rutilanti colori come nella Pop Art di Andy Warhol.

Interessante come lo sguardo, dello spettatore assieme a quello del personaggio virtuale in 3D, diventi lo stesso. 

E' questa la forza, e la sfida, di Over Game: superare l'antitesi uomo-macchina per percorrere un secondo umanesimo, un "Tecno-Umanesimo" dove l'Uomo vitruviano diventa umano e androide.

Ma staccandoci dal videogioco, non siamo un po’ tutti social-tecno-persone sempre in Rete tra loro?

“Buon Internet a tutti, quello dell’arte e della provocazione”