23 novembre 1994. Mentre Tangentopoli sconvolge la politica nazionale, e Silvio Berlusconi non è più solo un imprenditore di successo nel mondo televisivo e calcistico, esce in tutte le sale italiane il Re Leone. Siamo nel cosiddetto “Rinascimento Disneyano” che porterà la Walt Disney Pictures a confezionare uno dopo l’altro degli autentici capolavori, nell’arco di un decennio: da ‘La Sirenetta‘, nel 1989 fino a ‘Fantasia 2000’ passando per ‘La Bella e la Bestia‘ , ‘Aladdin’ , ‘Pocahontas’, ‘Il Gobbo di Notre Dame’, ‘Mulan’, ‘Hercules’.
Gli eredi del grande Walt avevano individuato la chiave del successo, fatto di colori e musiche a far da sfondo all’intreccio tra i protagonisti, con la centralità del ruolo femminile (le “principesse”), pronte a lottare contro le ingiustizie personali, sociali, culturali.
Complice il successo di Aladdin di due anni prima, gli studios d’animazione decidono di esagerare, e mentre il grosso dei disegnatori era già al lavoro su Pocahontas, un altro gruppo, forse non realmente consapevole del successo che ne sarebbe derivato, era freneticamente pronto a chiudere e a consegnare, nell’estate del ’94 negli States e nei mesi successivi nel mondo intero, il capolavoro per eccellenza: ‘Il Re Leone‘.
La trama del film è famosissima: Simba, piccolo erede al trono, fugge dalla savana dopo la morte del padre, Mufasa. Suo zio Scar, assassino del fratello, incolpa il leoncino della prematura dipartita del padre invitandolo a scappare; Simba, visibilmente scosso, fugge inseguito dalla iene, servitrici di Scar. Anni dopo il leone ormai adulto, dovrà rivendicare il suo regno, ormai in rovina per la politica tirannica del nuovo re, affrontando e sconfiggendo lo zio usurpatore.
Il successo, come dicevamo, è senza precedenti: 951 milioni di dollari di incasso e nonostante l’Oscar al miglior film d’animazione sia stato introdotto soltanto nel 2002, la pellicola vince il Golden Globe come miglior film commedia o musicale, mentre l’Oscar arriva lo stesso (insieme ad un altro Golden Globe) per la miglior colonna sonora (opera del grande Hans Zimmer), per la miglior canzone (‘Can you feel the love tonight‘ firmata da Elton Jonh) in un en plein più unico che raro, poiché nella cinquina compaiono anche il brano di apertura ‘Circle of Life‘ e l’irriverente ‘Hakuna Matata‘.
E guai a chiamare cartoon quello che insieme ai lavori degli anni ’90 rappresenta un autentico film di animazione, con la particolarità per la Disney che il Re Leone è la prima pellicola in assoluto con la totale assenza dell’uomo.
Ma c’è dell’altro a rendere il 32imo Classico degli studios , ancora oggi, il più amato da intere generazioni.
‘Mamma’ Africa
Dalle notti d’Oriente di Aladdin alle spettacolari albe e ai tramonti rosseggianti, il ‘Re Leone’ è un inno a Mamma Africa: sceneggiature variopinte, diverse ed accattivanti: il cimitero degli elefanti tetro e dimenticato, la lucente e solenne ‘Rupe dei Re‘, i coloratissimi prati, il deserto sterile ed infine il mondo di Pumbaa e Timon.
Il Cerchio della Vita
“Essere re vuol dire molto di più che fare tutto quello che vuoi. Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio e come re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature: dalla piccola formica alla saltellante antilope. Quando moriamo, i nostri corpi diventano erba, e le antilopi mangiano l’erba, così siamo tutti collegati nel grande Cerchio della Vita!” . Le parole che Mufasa rivolge al giovane Simba fanno riflettere ancora oggi, in quel delicato equilibrio fatto di rispetto e tolleranza, di sostegno e collaborazione, attorno al quale si sviluppano le nostre esistenze.
Gli ‘ismi’ del nostro tempo
Scar è l’invidioso fratello di Mufasa. Non assiste alla presentazione del nipote, e trama contro di loro per prendere il potere. Il film mette dinanzi allo spettatore (e io dodicenne lo compresi alcuni anni dopo) le scelleratezze dei regimi Totalitari di inizio novecento: Scar è il Fascismo perché rovescia la Monarchia, è il Nazismo quando prende il potere con la forza sullo sfondo della agghiacciante marcia delle iene (una delle scene più ad effetto tra quelle che caratterizzano i Villains Disney). Infine Scar è lo Stalinismo della frase “seguitemi e non soffrirete più la fame” promettendo terre e cibo ai suoi seguaci. Badate bene, dunque: chiunque mina e limita la libertà altrui, rappresenta un pericolo e prima o poi il popolo osannante (le iene) si ribella, deponendo il despota di turno (Scar, infatti, viene ucciso e divorato per mano del suo esercito).
Senza Pensieri
Simba accusato ingiustamente della morte del padre dallo zio (nel Re Leone c’è tanto di Aristotele e delle tragedie greche, ma anche moltissimo di Shakespeare e dell’Amleto), scappa, fino a crollare quasi morto nel deserto. Saranno i nuovi amici Timon e Pumba a fargli dimenticare paure e debolezze, crescendolo col mantra dell’ ‘Hakuna Matata‘ (che significa ‘senza pensieri’ in lingua shwahili); dopo un avvenimento brutto c’è sempre, dietro l’angolo, una ripartenza. Un elogio autentico all’amicizia ed alla diversità fra razze.
L’amore motore del mondo
Simba cresce, e non riconosce Nala, la compagna di giochi e la sua promessa sposa. La leonessa può essere annoverata fra le principesse Disney: fiera e forte, non accetta che il suo destino sia deciso dal tiranno Scar così fugge in cerca di salvezza, imbattendosi, guarda i casi della vita, proprio in Simba ormai creduto morto. Il brano premio Oscar ‘Can you feel the love tonight‘, fa da sfondo all’amore che sboccia fra Nala e Simba. L’amore apre gli occhi a Simba; l’amore vince sempre ed è il motore che guida il mondo.
‘Ricordati chi sei!’
Rafiki (‘amico’ in shwahili) conduce Simba in un toccante viaggio interiore carico di significati: il babbuino ricorda a Simba che il padre non è morto ma vive in lui attraverso i ricordi e le sue azioni. Quando il padre gli appare tra le nuvole della notte africana, in una scena quasi magica, ne nasce un dialogo che poi in fondo è la svolta dell’intero film:
“Simba, mi hai dimenticato?”
“No, come avrei potuto?”
“Hai dimenticato chi sei, e così hai dimenticato anche me! Guarda dentro te stesso, tu sei molto di più di ciò che sei diventato. E devi prendere il tuo posto nel Cerchio della Vita”
“Come posso tornare? Non sono più quello che ero!”
“Ricordati chi sei, tu sei mio figlio e l’unico vero re! Ricordati chi sei…”
Siamo tutti un po’ Simba, siamo tutti un po’ re.
Ebbene sì, siamo noi i sovrani delle nostre vite, delle nostre azioni. Nessuno ci toglierà la libertà di sbagliare, di amare e di sognare: la vita è un bene talmente prezioso che non può essere offuscata da rimorsi e paure del passato che sovente riappare nelle nostre esistenze.
Ecco, per queste e molte altre ragioni ‘Il Re Leone’ è da considerarsi l’estremo capolavoro della Disney. E mentre il 21 agosto in Italia esce il live action, nuova sfida degli eredi di Walt, l’invito resta quello di 25 anni fa: grandi e piccini, magari insieme, andate a (ri)vederlo, per imparare da Simba a crescere e ad occupare il nostro posto nel Cerchio della Vita.