The Wolf of Wall street-censura-rai2-censura the wolf of wall street-fanpage-angelo andrea vegliante
in foto: Leonardo Di Caprio in una scena di "The Wolf of Wall Street" (Fonte: www.culturaeculture.it)

Il problema non è mai la censura in sé, quanto il modo di applicarla e interpretarla. Dopo I Segreti di Brokeback Mountain e Le Regole Del Delitto Perfetto, a farne le spese è The Wolf of Wall Street, pellicola dalla quale RAI 2 ha eliminato scene di sesso e droga. Una decisione che ha generato polemiche a non finire sui social network. In parte a ragion veduta, visto che l'intero film abbraccia riflessioni emblematiche proprio attorno questi due concetti.

L'applicazione attuale della censura è abbastanza complessa e, spesso, influenzata da un'opinione pubblica divenuta bacchettona su ogni singola querelle culturale. In linea generale, si vuole evitare che il pubblico resti influenzato da comportamenti e vizi giudicati negativi, anche se ci si muove spesso al limite del borderline. Se qualche anno fa Italia 1 bloccava i Pokemon perché James (uno dei cattivi del Team Rocket) mostrava un generoso trapianto di seno, oggi la questione è diventa più intricata che mai, in quanto la voce moderna del popolo chiede la censura per qualsiasi cosa, e lo dimostra grazie alla preponderanza mediatica dei propri profili online. La richiesta continua di porre dei veti ha determinato negli addetti ai lavori una costante paura: bisogna mettere d'accordo tutti quanti, altrimenti l'opinione pubblica ci bastona. Un procedimento inattuabile che, alla lunga, ha prodotto l'impossibilità di sdoganare certi tabù culturali.

Altri due esempi. Nel fumetto Topolino, il famoso sigaro dell'ispettore Manetta è stato sostituito con un lecca-lecca. Mentre, nel suo nuovo cartoon, Popeye non ha più una pipa ma un fischietto. Ovviamente, dobbiamo tenere conto del target di riferimento, del linguaggio usato, degli orari di trasmissione televisiva, del medium. Sta di fatto, però, che alcune modalità di censura rischiano di risultare aggressive e generare mostri sacri che desiderano un mondo fatto a compartimenti stagni, con speciali paraocchi e messaggi subliminali che inducono a celarti la realtà nel suo complesso, salvo poi scoprirla da solo, senza riferimenti culturali efficaci a cui affidarsi.

Insomma, il rischio è creare un dislivello enorme tra realtà e finzione. Se il problema è Popeye con una pipa, andrebbe nascosta ogni persona che fuma in pubblica piazza. Non serve censurare sempre e comunque un qualcosa che nel mondo esiste, ma andrebbero fatti ragionamenti più ampi. Con questo, non si vuole affermare che alle 4 del pomeriggio una televisione pubblica deve mandare in onda scene di sesso e droga con tranquillità e leggerezza. Ciò che si potrebbe realizzare, invece, è una comunicazione parallela più matura riguardo a determinate tematiche nevralgiche nel mondo occidentale, grazie alla condivisione di strumenti adeguati al fine di analizzare il mondo circostante con efficacia e consapevolezza. Non dobbiamo per forza di cose porre un velo sopra tutte le questioni spinose, anzi sarebbe cosa buona e giusta rendere accessibili gli strumenti socioculturali idonei a realizzare gli spiriti critici di tutti noi, dalle nuove alle vecchie generazioni, grazie soprattutto all'aiuto della famiglia, della scuola e delle attività extracurriculari.

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in foto: Popeye con il suo nuovo fischietto (Fonte www.bestmovie.it)

Sostanzialmente, la critica si muove sui due livelli: lamentarsi con chi ha censurato The Wolf of Wall Street risulta farisaico, in quanto siamo noi stessi – a titolo di opinione pubblica – ad aver alimentato una costante richiesta di limitare tutto lo scibile umano possibile, anche quando i reclami erano privi di fondamento. Tuttavia l'obiettivo è uno: migliorare la capacità critica e filosofica delle persone, visto che l'Italia è preda di un alto tasso di analfabetismo funzionale (47% su tutta la popolazione). Dunque, il problema non è la censura, ma la stretta relazione riguardante la sua applicazione e interpretazione, tenendo in considerazione che – oggi come oggi – mancano strumenti socioculturali adeguati che ci aiutino a sviluppare pensieri critici razionali.