Chi scrive non ha mai avuto dubbi, ma ora ancora di meno: c'è una parte del Sud che cavalca in maniera furbesca la colonizzazione economica, sociale e politica che dal 1860 viene attuata dalle principali forze di Governo. Il Sud è come una sorta di "bad historian" che da sempre consente di contrapporre in chiave "etica" ciò che funziona a ciò che non si vuol far funzionare.   Da 1992 con il boom della Lega Nord nel Centro Nord del Paese, il valore della contrapposizione è cresciuto.  Da una parte chi decide a tavolino di rappresentare le istanze di un "non popolo" (storicamente la Padania è una invenzione mediatica) e dall'altra una fitta schiera di partiti e partitini di matrice non liberista e conservatrice, interessati a mantere il controllo di porzioni di territorio estremamente fertile sia da un punto di vista economico che culturale. Ma chi è dunque il vero "cattivo" ?  

Dopo anni di divisioni alcune delle principali associazioni meridionaliste credono nell'idea progettuale promossa da Alessandro Sansoni , giornalista e politologo, che individua nelle opportunità offerte dal referendum costituzionale le basi di costituzione della Macroregione Sud.  Alcuni esponenti di un centrodestra ferito e senza una sua precisa identità, anch'esso colpevole come ogni altra forza politica negli ultimi trent'anni  della difficile condizione del Sud , decidono volontariamente di aderire al progetto. Il Comitato promotore chiede a tutti di aderire, convinto che la pluralità sia premessa adeguata per un referendum.  Per la prima volta nella storia del Mezzogiorno si chiede al popolo la "fiducia": credete voi nella possibilità di una macroregione in grado di divenire interlocutrice in Italia, nel Mediterraneo ed in Europa del potere pre-costituito degli ultimi trent'anni o preferite delegare a ciò che oggi non ha funzionato (ossia le Regioni) la rappresentanza delle istanze delle nostre terre ?  Nessuna poltrona da assegnare, nessuna nomina, nessun tesoro da spartire.  Esclusivamente la consultazione della gente e la necessità di 500.000 mila firme.

Ebbene dopo una fotografia di rito scattata in occasione della presentazione alla stampa del Comitato Promotore della proposta di Referendum Costituzionale per l'Istituzione della Macroregione Sud, proprio dal Sud sono piovute illazioni di tutti i generi. Il centrodestra starebbe risorgendo attraverso la Macroregione, secondo i più audaci detrattori.  Ed ancora: il Sud non deve rinascere se non attraverso non si sa ancora cosa. Questa tipologia di visione nasce da un difetto congenito nei più : considerare la valutazione popolare qualcosa che "nasce dal basso" e che dunque può essere facilmente orientata.  In un comitato promotore costitutito per lo più da rappresentanti di associazioni datoriale e meridionaliste, prevale il sospetto verso chi è reo di aver fatto politica.  Personalmente penso esattamente l'opposto.  Ritengo che ciò che viene definito basso sia l'alto, che la volontà popolare posta secondo quanto previsto dall'art. 116 della Costituzione, non debba e non possa assumere dimensione partitica. Immaginare che la partecipazione di importanti ed esperti rappresentanti delle forze politiche possa orientare la raccolta di firme è una palese mistificazione di ciò che è il senso proprio dello strumento referendum. 

La verità è che questa iniziativa concreta e che è pienamente politica (e non partitica) chiamando al consulto la popolazione del Sud tutto, ha probabilmente rotto gli equilibri di un  Sud Napoli- centrico, prima ancora che del Centro Nord.  Quel Sud sempre più che si riconosce nella contropposizione tra borghesia salottiera (che da sempre cerca di mettere le mani sulle nostre terre) e frange di pseudo rivoluzionari che non sono stati mai capaci di andare oltre le manifestazioni di piazza.  E così nello stile che tutti definiamo tipico del malafaffare è partita la campagna di delegittimazione degli intenti dei promotori.  L'attacco silenzioso ma efficace è partito da tutte le direzioni: stampa, social, stanze dei bottoni di associazioni e probabilmente in tempi brevi anche da una parte di Magistratura che da sempre non vede di buon occhio iniziative popolari. E' la storia che si ripete. Ciò che vuole delegittimare la politica, diviene a sua volta politica.  Una fotografia giunta sul notiziario notturno del TG1 ha creato nel potere corporativo di chi non ha interesse che il Sud cresca serio allarmismo.  Dove può arrivare il concetto di Macroregione, che vecchio come il mondo non è stato mai stramente promosso in maniera concreta ? Dove immaginano di arrivare e chi vogliono rappresentare le sigle meridionaliste che per la prima volta si sono sedute da pari con rappresentanti ed ex rappresentanti delle istituzioni ?  E' molto più semplice fermarsi ad una foto (senza osservare con attenzione l'espressione dei volti dei promotori, tutt'altro che proni davanti alla politica….)

Ed allora questa partita va vinta.  E' un derby tutto interno al Sud che continua ad utilizzare Salvini e le sue politicamente pittoresche trovate come uno specchietto per le allodole affinche nulla cambiD'altra parte da troppo tempo l'astenzionismo è il primo elettore di chi ci governa, quando non addirittura gli accordi di palazzo.  Eppure con 500.000 mila firme e senza assegnare una poltrona che sia una potrebbe essere possibile realizzare una vera e propria rivoluzione silenziosa, in grado di ridare dignità a politica e territori.  Olivetti , il più grande imprenditore italiano, affermava che una impresa che funziona in un territorio che non funziona, non crea futuro.  Occorreva una iniziativa rivoluzionaria e sociale.  Le uniche rivoluzioni che la storia ricorda come durature ed efficaci sono quelle democratiche. Tutte le altre sono trame che hanno portato nella migliore delle ipotesi ottime fiction e nella peggiore guerre civili.  La nostra gente chiede standard di vita più dignitosi. I nostri disoccupati richiedono opportunità.  Non più lavoro certo ma addirittura opportunità.  La Macroregione è qualcosa di concreto che potrebbe ripotare il Sud al tavolo delle concertazioni internazionali. Non più colonia ma, così come la storia afferma, realtà compatta e dalle immense potenzialità. 

Prima delle contrapposizioni nazionali proprie di uno Stato che non ha mai sentito l'unità scorrere nelle proprie vene, occorre necessariamente superare gli antagonisti del più duro ed aspro derby che il Sud abbia mai vissuto.  Occorrerà contrapporsi con la forza della raccolta delle firme a tutto ciò che oggi ostacola la Macroregione: la volontà di isolare e delegittimare i proponenti. 

Chi scrive è tra i promotori dell'iniziativa e lo scrive a chiare lettere da tempo:  è auspicio di tutti che  ogni forza politica, ogni movimento, ogni realtà resistente, ogni associazione, ogni istituzione, ogni cittadino che ritiene di non vedere futuro in ciò che oggi è l'organizzazione e la rappresentanza del Sud partecipi all'iniziativa costituend un Comitato per la raccolta delle firme

La Macroregione dovrebbe essere il primo obiettivo di tutti. Non più Napoli Autonoma , Salerno Autonoma, Reggio Calabria Autonoma, concetto meramente propagandistico e come dimostrato in questi giorni dalla questione "debito ingiusto" non possibile, quanto piuttosto Sud autonomo , ma rappresentativo di tutti , aperto, plurimo, democratico e culturalmente rivoluzionario nella sua unione.  Un tempo eravamo uniti e floridi. La storia ha poi sovvertito testa e coda dello stivale.  Abbiamo la possibilità di ritornare ai vertici in tempi brevi.  Unico giudice valido i cittadini e le nostre 500.000 firme.  Nessuna poltrona da assegnare, nessuna prebenda da dividere, nessun trono da assegnare.  Esclusivamente libertà e dignità per un popolo.